Museo della Scuola

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GLI SCOLARI di Felice Casorati

Felice Casorati scolariCasorati è uno dei pochi grandi maestri della pittura ad essersi interessato al tema della scuola. Lo fa nell’opera Gli scolari dipinta tra il 1927-1928, esposta alla Biennale di Venezia del ’28.
L’opera fu acquistata nel 1935 dal Museo di Arte Moderna di Palermo Empedocle Restivo”, dove si trova attualmente.
Casorati traspone il tema della classe all’interno della propria poetica del Realismo magico. La classe è simbolizzata da una stanza disadorna, dove domina un tavolo ricoperto da una stoffa damascata, sul quale si trovano gli strumenti nobili del sapere: un enorme dizionario enciclopedico aperto, un mappamondo, un righello. Un  richiamo alla cultura scientifica è contenuto nelle figure geometriche disegnate a gesso su una lavagna,che si trova sulla destra della scena, alle spalle della mite e ieratica insegnante. Un composto gruppetto di cinque allievi in piedi, con aria compresa  e dall’aspetto disciplinato, si trova dietro il tavolo, quale con un libro tra le mani, quale appoggiato, l’unico maschio, con la mano destra sul tavolo, quale con la mano sul cuore, come durante una cerimonia o un giuramento. I volti ricordano le figure di Piero della Francesca e l’atmosfera è sospesa in un misterioso, religioso e composto silenzio. Sicuramente la stessa esperienza di docente del pittore si riflette nella semplice, umile, nobile compostezza della insegnante che, con la sua blusa azzurra ed il suo incarnato,  sembra fondersi con le terre rosate e gli azzurri oceani del mondo.
Una parete cilestrina chiarissima fa da bilanciamento cromatico alla scura ardesia della lavagna mentre la profondità è creata dal protagonismo del tavolo, visto d’angolo, che riempie la metà inferiore dell’opera, in primissimo piano.
Dall’insieme della scena nasce quella verità che è lo scopo della pittura di Casorati.
La raffigurazione della scuola viene potentemente delineata con il minimale ricorso a pochi elementi,  sia  realistici che simbolici, allo scopo di farla scaturire (la verità dell’immagine)  come un  momento alto e nobile  in cui si crea unità di intenti e si determina la crescita personale e la promozione umana delle giovani creature della specie.

FELICE CASORATI
Felice Maria Fortunato Casorati nasce a Novara il 4 dicembre 1883, figlio di un ufficiale dell’esercito, in una famiglia di solide tradizioni culturali che annoverava  matematici e scienziati.
Il mestiere del padre lo costrinse ad un lungo vagabondare per l’Italia, dandogli la possibilità di una formazione ampia, solida e sprovincializzata: Verona, Milano, Reggio Emilia, Sassari, Padova, Napoli, ancora Verona  sono alcune delle tappe della sua giovinezza, finché Torino, al termine della I guerra Mondiale, non diverrà la città di elezione per la vita.
Giovanissimo si indirizzò all’arte, nel campo della musica, divenendo  abile pianista già a tredici anni. Ma il suo perfezionismo lo spinse ad una inflessibile applicazione, fino ad essere costretto, per motivi di salute, a lasciare lo strumento musicale. Convalescente nei Colli Euganei riceve, a mo’ di consolazione, una scatola di colori  e attrezzi da  pittura in regalo dal padre, che fortuitamente era anche un pittore dilettante. Le sue prime opere sono paesaggi (“Paesaggio padovano”, 1902) e ritratti della madre e delle sorelle. Nel frattempo per compiacere il padre studia giurisprudenza, laureandosi nel 1907. Non eserciterà mai, perchè quello stesso anno ottiene la consacrazione come artista. Venticinquenne presenta alcune opere alla Commissione della Biennale di Venezia. Viene accettato, riscuotendo con il “Ritratto della sorella Elvira” un grande successo di pubblico e in parte di critica. Gli anni dall’Otto all’Undici è a Napoli dove rimane colpito e influenzato dalle opere di Brueghel il Vecchio ( “Le vecchie” 1909). Nel 1910, mentre partecipa alla sua terza Biennale, rimane fortemente  colpito dalla visione delle 22 opere ivi esposte di Gustav Klimt. Le influenze della Secessione (“Signorine” 1912)  si aggiungono, assieme  a certe influenze dell’Art Nouveau (Rivista “La via Lattea”, uscita tra l’11 e il 15)  alla  ricerca di una cifra pittorica personale originale. Una fase di relativa pausa  tra il 15 e il 17, perchè coscritto nella I Guerra Mondiale, termina con la tragica morte del padre, caduto malamente per le scale, e il conseguente  dovere di provvedere alla famiglia, che si trasferisce a Torino. Qui entra in contatto con il gruppo di “Rivoluzione liberale” di Piero Gobetti, che sarà anche il primo a scrivere una monografia entusiasta sulla sua pittura:”Felice Casorati pittore” , 1923. Gobetti individua  come costante della pittura di Casorati una “dominante passione antidecadente”. Il sodalizio con Gobetti varrà al Casorati anche un assaggio del carcere fascista, esperienza che lo renderà prudente, ma mai, mai,  allineato e corrivo alla tronfia cultura celebrativa di regime. Anzi, Casorati combatte con coerenza, per tutta la vita, una doppia battaglia culturale: una per l’indipendenza originale della propria arte, una per la difesa dei germi di novità che si manifestavano nel campo della pittura, osteggiati in ogni modo dall’ufficialità. Suo il merito di essere stato anche organizzatore di cultura avveduto e lungimirante, organizzando  mostre torinesi  che promuovevano pittori anche lontani dal suo percorso, del calibro di  Fontana, Burri e Licini, De Chirico, Carrà, Primo Conti, Carlo Levi e  Viani. Dopo aver visto dal vivo le opere di Cezanne, alla biennale del 1920, la sua poetica e la sua tecnica giungono a maturazione. Casorati fa proprio il motto “Numerus, mensura, pondo” a sottolineare la natura ragionata della propria pittura, caratterizata da equilibrio, solidità e  armonia, nel cromatismo e nella volumetria. Esplicitamente Casorati , pur nella attualizzazione moderna dei soggetti, si riferisce alla pittura di Piero della Francesca e ai dettami scientifici della pittura quattrocentesca.
Caratteristica anche l’atmosfera sospesa e misteriosa delle  scene, creata da una fermezza cristallina dell’immagine, da una forte staticità delle figure, dai loro atteggiamenti espressivi e dalla profondità delle luci,che penetrano anche nelle zone in ombra. Cifra delle opere di questo periodo è Il  Realismo magico, una atmosfera affine alla Metafisica, che si veniva sviluppando in quel torno di tempo.
Casorati stesso rivela i caratteri tecnici della sua pittura in una lettera del 1912:” Dipingo con colori che io stempero con la glicerina e che poi tingo e velo con la cera trasparente. La superficie del dipinto prende un aspetto nuovo.. e la colorazione si può avanzare fino ai toni robustissimi senza perdere la chiarezza e la freschezza”.
La personale del 1924 alla Biennale di Venezia,curata da Lionello Venturi,  lo consacra artista di prima grandezza. Gli arride un grande successo, ribadito negli anni da  riconoscimenti internazionali in Francia, Germania, Russia, America Latina, Stati Uniti. Sono di questo periodo le opere: Uova sul cassettone (1920), Fanciulla addormentata (1921), Le due sorelle, Meriggio  e Silvana Cenni(1922),i tre  ritratti della Famiglia Gualino (1922-23), Ritratto della signora Rigotti (1924) .Non sempre felice fu invece il rapporto con la critica  nostrana, che  accusò le sue opere di  essere cerebrali, decorative, neoclassiche. Casorati rimase amareggiato protestando che la sua non era certo pittura di bizzarra invenzione o di superficiale impressione, perchè aveva  di mira la verità dell’immagine. Dal 1921 Casorati sarà anche maestro, aprendo a Torino una propria scuola, dalla quale escono pittori come Lalla Romano, Carlo Levi e Daphne Maugham, che sposerà nel ’30 .
Nel ’31  un incendio del Glaspalast a Monaco di Baviera manda distrutte nove sue opere.
Nel frattempo, su sollecitazione dei Gualino si è cimentato anche con la decorazione di interni, l’architettura,il design di mobili, la scenografia teatrale.Negli anni curerà molti allestimenti per i principali teatri italiani. Nel 1941 ottiene la cattedra di pittura all’ Accademia di Torino, di cui diverrà direttore nel ’52 .Nel ’42 espone ben 29 opere alla Biennale, dove tornerà ripetutamente,come  a Ca’ Pesaro, in collettive del  gruppo dei Sei .
Nel dopoguerra, da  autorità culturale universalmente riconosciuta, continua ad applicarsi nell’insegnamento, nella pittura e allestimento di  scene per i più grandi teatri italiani( Opera di Roma, Scala di Milano, Maggio Musicale  fiorentino) e  nella produzione feconda di opere di pittura e di grafica.  Nel 1961, a seguito di una embolia, gli viene amputata una gamba. Con coraggio riprende a lavorare per la Biennale dell’anno successivo. Morirà il 1 marzo 1963, dipingendo fino all’estremo delle forze.
(EL)

Un’intervista a Casorati:

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