Il pane asciutto

sillabario primi passi 1952Era la scuola del primo dopoguerra, quella di un’Italia povera e stremata da una guerra persa e con la mano tesa verso un’America che iniziava a trainarla. Pochi i bambini che andavano in prima elementare: gli altri aiutavano nei campi perché si viveva per lo più di agricoltura. L’analfabetismo era normalità. Frequentare la prima elementare nei primi anni cinquanta era andare incontro alla maestra come ad una luce nuova. “Perché la tua mamma ha messo il formaggio in mezzo al pane per merenda? – chiese ad un bambino – Non sai che in questa classe la merenda si fa con pane asciutto?” E tirò fuori la sua merenda: due fettine di pane incartato in una carta bianca per il pane – come allora si faceva – ; e tutti i bambini presero le loro merende: una semplice fetta di pane uguale per tutti;  non sempre tutti ce l’avevano e lei consegnava la sua.

Grembiuli bianchi con fiocco rosso per le bambine, nero con fiocco blu per i maschi.

E nelle classi “odore di scuola”, un misto fra matite e colori temperati, con i cappotti appesi alla parete sull’attaccapanni che trasudavano gli odori di casa, odori di semplicità che si portavano dietro il desiderio di andare avanti.

La classe era semplice: all’inizio banchi di legno. Scomodi. E poi la bella stufa a legna di cotto rosso: il calore che emanava era un calore particolare, che accomunava. Al cominciare dell’inverno nella cesta ce n’ era a sufficienza, ma la quantità diminuiva man mano che i mesi freddi passavano: i bidelli erano i severi custodi di distribuzione dei rifornimenti nelle classi.  “Mettete un po’ di legna nella stufa, che stamattina mi fa fatica abbassarmi a prenderla” diceva spesso la maestra. La maestra era anziana, buona, paziente. Non è retorica. E’ vero: portava ancora con sé quello spirito di giovinezza che chi ha vissuto nella scuola conosce e non dimentica. Anche i supporti didattici nella classe erano poveri: un piccolo armadio con dentro una scarna biblioteca con vecchi libri un po’ sgualciti, un po’ di gesso da usare con moderazione, una carta geografica,  in genere fisica,  appesa alla parete: se poi serviva quella politica si andava a prenderla nella classe accanto.

E quest’odore di scuola  bella, colma di speranze ed aspettative ancora a volte torna. A folate.

Norma Raggetti Angelini

l’illustrazione è la copertina di: A.De Gregorio, G.Verardi, Primi Passi, sillabario per la prima classe elementare, casa editrice A&B, Torino, 1952