LA MONTESCA: La casa delle maestre

la-montesca-a-citta-di-castelloSulle colline oltre il Tevere, a due chilometri ad est di Città di Castello ed in ottima posizione panoramica, si trova Villa la Montesca, sede della fondazione Centro Studi La Montesca (www.montesca.eu) , nota a “livello internazionale per l’eccellenza nella ricerca e nella formazione, nei settori della formazione dei formatori, delle tecnologie informatiche e della comunicazione, dell’istruzione nel contesto dell’integrazione europea e della cooperazione regionale, nel campo dell’istruzione e della cultura a livello locale, regionale ed europeo”; ma anche per le attività connesse all’eredità storica sulla promozione sociale ed educativa progettata e realizzata all’inizio del ‘900 da Alice Hallgarten Franchetti e suo marito il barone Leopoldo, agronomo di chiara fama, nonché deputato e poi senatore.
Tre sono gli eventi notevoli che, nati nelle idee e dalle azioni dei coniugi Franchetti, meritano un posto speciale nella storia dell’educazione italiana: il primo è l’apertura di una scuola rurale per i figli dei mezzadri che facevano parte dei vasti poderi della proprietà della Montesca; il secondo riguarda la sperimentazione e la promozione di una nuova cultura del fare scuola e, terzo evento, quello di legare il riscatto sociale al lavoro.
Quest’ultimo fu la creazione nel 1908 di un laboratorio di tessitura per ragazze senza mestiere e futuro, affinché conseguissero con il loro lavoro autonomia, sicurezza economica e libertà dai vincoli del tradizionale ruolo della donna.Il Laboratorio Tessile Umbro è ancor oggi funzionante (www.telaumbra.it/) e, per come Alice lo volle, oggi lo definiremmo un’eccellenza del made in Italy.
Il primo evento fu però quello di aprire una scuola rurale nel 1901 alla Montesca e una seconda nel 1902 a Rovigliano, scuole che andavano ben oltre lo stile della beneficienza ottocentesca, che si limitava a fornire i rudimenti minimi del leggere, scrivere e del far di conto.
Per i riferimenti su cui le due scuole funzionarono ci furono forse, nelle letture di Alice, qualche pagina di J.Dewey, le esperienze del lavoro educativo di Otto Salomon in Svezia ed in particolare quelle delle Scuole Nuove a partire da Cecil Reddie che in Inghilterra ad Abbotsholme aprì nel 1889 una scuola privata attenta all’educazione individuale che valorizzava l’educazione linguistica, ma anche quella scientifica sulla scia delle migliori scuole inglesi e tedesche; oppure dell’école de Roches del 1899 di Edmond Demolins che poneva al centro il bambino e lo faceva attore del processo didattico. Due esperienze rivolte ai figli di quella borghesia che era il motore dei grandi cambiamenti economici e sociali dell’ultimo quarto del XIX secolo e che Alice Hallgarten applicò, per prima alla scuola rurale che era, allora,  all’ultimo posto della qualità della scuola in Italia in quegli anni. Anni dopo, lo stesso farà nel 1911 Giuseppina Pizzigoni nel quartiere popolare della Ghisolfa di Milano con l’esperienza della Rinnovata.
Il secondo evento riguarda la collaborazione che i coniugi Franchetti ebbero alla Montesca nel 1909 con Maria Montessori. Una storia quasi mai ricordata, eppure densa di fatti che segnarono il futuro successo in Italia e nel mondo, della nostra più nota pedagogista.
Su questo vale, molto meglio di quanto potremmo dire noi, quello che ha scritto Daniela Cavini sul magazine Sette del Corriere della Sera del 31 ottobre 2014 e che, per sua gentile concessione, possiamo qui riportare e che può essere letto  anche direttamente nel sito dell’autrice (www.danielacavini.eu).

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Alice Hallgarten Franchetti morì di tisi nel 1911 e Leopoldo nel 1917, suicida per la sconfitta dell’Italia a Caporetto lasciando tutti i suoi poderi ai contadini mezzadri che li lavoravano e la villa con annessi all’Opera Pia Regina Margherita, di cui è erede la Fondazione attuale, finalizzata alla formazione delle maestre, per una storia che era già storia della scuola, come raccontò Giuseppe Lombardo Radice, direttore generale per l’Istruzione elementare, nel presentare il corso estivo per le maestre alla Montesca del 1920. Il testo di quell’intervento fu stampato l’anno successivo e il Museo della Scuola, che ne possiede una copia autografata dall’autore, lo mette a disposizione dei nostri visitatori in formato digitale per uso didattico e di ricerca, ma non per uso commerciale.

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