CHIUSI FUORI DI SCUOLA di Emilio Longoni

Quali sono i pittori italiani che hanno rappresentato il mondo della scuola ?
Una raccolta già fatta non sono riuscito a trovarla. Faccio perciò un appello a segnalare al museo opere di questa natura. Presento intanto un’opera ritrovata nel web, in un sito ora chiuso del comune di Brenna.
Il commento siglato UC non è mio ma di un omonimo in iniziali. (Umberto Cattabrini)

Chiusi

Ci sono moltissimi capolavori pittorici in Italia e nel mondo, però nel guardare un quadro, magari, di un pittore non famosissimo ti accorgi che ha un qualcosa che non sai definire bene ma che lascia a bocca aperta, per quel certo non so ché, per i colori o il soggetto che affascina e fa restare lì, fermo a guardarlo, per tantissimo tempo. E’ quello che mi è successo davanti ad un’opera di un pittore italiano dell’ottocento, il brianzolo Emilio Longoni.

Sono raffigurate due bambine, appoggiate ad un muro, vestite dimessamente, ambedue con una cartella di scuola in mano. L’antefatto, si dice, è che il Longoni, recandosi spesso a mangiare in una trattoria vicino a casa sua, a corto di denaro, comune destino di tanti artisti prima di diventare famosi, dipinge le figlie dell’ostessa offrendo il quadro a pagamento di qualche pranzo o cena. Il pittore fissa sulla tela come una istantanea le due bambine che, arrivate tardi a scuola, sono rimaste chiuse fuori, la più grande sembra che ti guardi con una espressione timida e seria, il capo reclinato, quasi aspettandosi un rimprovero per la marachella che ha combinato e tiene per mano la più piccola che invece, non rendendosi conto di niente, sorride beata e felice per l’insperata vacanza.
Il quadro, di una commovente e struggente bellezza, è del 1888 ed è considerato il capolavoro del giovane Longoni che aveva allora 29 anni.

Il quadro  è “Chiusi fuori di scuola“ olio su tela(140×84; 1887 post-1888 ante) Emilio Longoni (1859/1932) e si trova presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.
U.C.

Letto L’articolo Enio Lucherini ha integrato il poco detto con una biografia dell’autore:

Eugenio Emilio Longoni è il prototipo del pittore anticonformista intransigente, che è disposto a pagare con una vita di miserie e stenti la coerenza delle proprie scelte e delle proprie convinzioni.
Ad ogni svolta cruciale che gli si presentò rinunciò al denaro, agli agi, al quieto vivere, ai riconoscimenti pur di rimanere fedele alle proprie scelte artistiche, sviluppando una diffidenza istintiva verso l’arte-sistema che lo voleva inquadrare funzionalmente.
Quarto di dodici figli di un maniscalco e di una sarta, nacque a Burlassina, nel Milanese, l’anno della seconda guerra di Indipendenza (1859). Giovanissimo, il padre lo mise come garzone, al servizio di un vinattiere a Milano. Da questo passò ad altri umili servizi finchè entrò a bottega da un pittore di cartelloni stradali, che, veduto il suo innato talento, lo indirizzò dapprima ai corsi serali e poi a quelli ordinari dell’Accademia di Brera ( 1876-1880), dove ebbe come insegnanti due valenti cultori dell’affresco e come compagno di corso Giovanni Segantini, col quale percorse un tratto di vita artistica in comune.
Inizialmente decorò mobili per un ebanista e realizzò ritratti a olio per uno studio fotografico.
Le sue prime opere libere furono ritratti, come i due dedicati ai  propri insegnanti elementari, Luigia e Giuseppe Romanò. Nel 1880    presentò a Brera tre tele: Interno di una stalla,Studio dal vero e Paesaggio ,ma le opere non furono apprezzate dalla critica. Deluso si recò a Napoli per seguire la bottega del pittore Morelli, che invece lo indirizzò alla locale Accademia, dove ebbe modo di apprezzare  Antonio Mancini ed il suo verismo rappresentativo. Per vivere nel frattempo fece l’imbianchino,il verniciatore di pali,il decoratore, continuando queste attività artigianali anche a Milano, al ritorno .
Ritrovato Segantini, nel 1882 inizia un sodalizio artistico con lui, il quale lo mette in contatto con i fratelli  Grubicy, pittori a loro volta e  promotori dei giovani artisti attraverso una galleria di successo. Con Segantini Longoni soggiorna  nelle Prealpi, producendo nature morte e teste fino al 1884. Quell’anno rompe col gallerista Grubicy,che si era riservato per contratto di rilevare le sue tele senza firma  e di attribuirne le migliori  a  Segantini. Tornato solo produce ritratti infantili per la villa di  un industriale tessile, alla maniera vigorosa del Mancini,con maggiore cromia della tavolozza e matericità del colore. Nel 1895 a Ghiffa, sul lago Maggiore conosce  esponenti della Scapigliatura e nello spirito di quella corrente artistica dipinge “Allegoria della primavera”.
A primavera del 1896 affitta una casetta con studiolo in via Stella a Milano, dove per vivere effettua riproduzioni di dipinti classici, nature morte e ritratti per esponenti dell’aristocrazia milanese. Uno di questi, Pietro Curletti, gli acquistò il quadro di occasione “Chiusi fuori di scuola”del 1888, considerato uno dei suoi maggiori capolavori. La grande sensibilità psicologica nel ritrarre  l’infanzia si ripeterà nel quadro “La piscinina”(1890).
Con “L’oratore dello sciopero” , “Già ladro” e “le riflessioni di un affamato” Longoni opera sia una svolta ideologica, si avvicina con vis polemica alle problematiche della questione sociale, sia una svolta artistica, diventando un fervente divisionista. Erano gli anni della grande rivolta proletaria contro il rincaro alimentare (Scioperi del pane): Longoni fu etichettato come pittore anarchico e denunciato per istigazione all’odio di classe. Questa persecuzione  aumentò il suo risentimento  e lo avvicinò al nascente  movimento socialista milanese. Opere a tema sociale, paesaggi di periferia, pitture sacre, ritratti con tratti simbolisti furono le sue opere  a  fine secolo.
L’avvio del novecento vede una nuova svolta spirituale: Longoni si avvicina al Buddismo e conduce una vita semplicissima in una minuscola baita del Bernina, dove produce scorci divisionisti  delle Alpi e dei loro  paesaggi. Nel 1906 rifiuta denaro e premio reale per il suo dipinto “Ghiacciaio”, inasprendo ancor più i suoi difficili rapporti con l’ambiente  artistico-commerciale, che lo isola come uomo eccessivamente solitario e orgoglioso. Tuttavia industriali e mecenati, fidando nel suo talento, gli affidano commissioni che gli permettono di vivere, sia pure poveramente. Per dieci anni rifiuta Brera, mentre espone alla Permanente  a Milano, alla Biennale di Venezia e a quella di Roma.
Nel tempo, tema  gli amati paesaggi alpini, effettuò continue sperimentazioni, cercando di rendere gli effetti di luce ed aria a discapito della nitidezza delle forme, ed utilizzò anche il metodo del tranfert (trasponitura  ) e la graffiatura per cercare di ottenere maggiore fusione nel colore.
Nel 1928 sposò la propria compagna e biografa, la maestra Fiorenza De Gaspari.
Emilio Longoni muore a Milano il 29 novembre 1932 e viene sepolto nel Cimitero Monumentale.

Enio Lucherini

https://www.youtube.com/watch?v=nO5GWpgTF5w

 

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