RACCONTA UNA STORIA: La cartella del nonno

cart_nonno Due pezzi di legno uno sopra l’altro, ecco cosa sembrava quella cosa che Enea aveva trovato nella soffitta del nonno. C’era sopra una coltre di polvere talmente alta che poteva disegnarci sopra la spaccatura dell’Orrido di Botri.
Decise di prenderlo ugualmente, anche se sapeva che poi si sarebbe pentito di quel movimento e così fu: una montagna di polvere lo assalì e cominciò a starnutire insistentemente pensando che non avrebbe mai smesso di farlo. Si avvicinò alla scala e mentre scendeva i gradini per tornare in casa, finalmente fu abbandonato da quegli scossoni così violenti.
Era sempre più incuriosito da quell’oggetto che adesso mostrava anche una specie di corda, un qualcosa che assomigliava ad una cinghia e che sembrava aver perso tutti i suoi colori con il passare del tempo. Prese uno strofinaccio in cucina e cominciò a pulirlo da tutta la polvere che si era posata sopra. Era liscio e dava quasi la sensazione di essere nuovo; la superficie era stata ricoperta da uno smalto trasparente che lo faceva luccicare sotto la luce del lampadario.
Quando lo girò, si accorse che in fondo a destra c’era inciso qualcosa che però non era molto leggibile, perché la superficie sembrava più levigata. Enea non si perse d’animo, voleva assolutamente capire cosa ci fosse scritto, o meglio voleva capire ch lettere fossero quelle incise, perché si trattava proprio di due lettere, probabilmente le iniziali del proprietario di quell’oggetto, del quale ignorava ancora la funzione.
Prese un foglio bianco, lo posò sulla parte scavata e con una matita cominciò a passarci sopra. Dopo pochi secondi le lettere si fecero chiare: P. N. Quelle erano le iniziali di suo nonno, Pietro Nottoli, quindi quell’oggetto strano apparteneva a lui e, probabilmente doveva essere qualcosa di importante, visto che l’aveva conservato nella soffitta per tutti questi anni, passando indenni le famose “smobilitazioni” della nonna.
– Nonno, nonno!!! – cominciò a gridare Enea.
– Sono in salotto – rispose immediatamente il nonno. Cos’hai da urlare così tanto?”.
Enea corse velocemente dentro la stanza e si avvicinò al nonno con quell’oggetto strano in mano, che in realtà pesava anche molto.
– Guarda che cosa ho trovato in soffitta ? Guarda nonno, guarda?-
Mostrò l’oggetto e poi orgogliosamente anche il foglio su cui aveva ricavato le iniziali del nonno.
– Ma dove l’hai trovata questa?- rispose il nonno quasi sorpreso di trovarsi davanti quell’oggetto, di cui non aveva più notizie da oramai moltissimi anni.
– Te l’ho detto nonno, in soffitta, accanto alle vecchie valigie-.
Il nonno prese l’oggetto tra le sue mani, lo guardò con grande attenzione e poi si lasciò andare ad un lungo sospiro, seguito poi da un altrettanto lungo sorriso. Lo portò vicino al naso e sembrò quasi odorarlo; lo portò vicino all’orecchio destro e sembrò quasi ascoltarlo; lo portò vicino al petto e sembrò quasi stringerlo a se come fosse un bambino.
Enea era confuso in tutto questo silenzio. Non capiva bene cosa stesse facendo e pensando il nonno, ma soprattutto aveva una grande voglia di capire cosa fosse quell’oggetto strano, per il quale aveva cercato due ore nella soffitta polverosa e per il quale aveva starnutito come mai gli era successo prima.
Rispettò quel silenzio ancora per pochi istanti e poi chiese:
– Nonno, ma che cos’è questa strana cosa? –
Vedere quell’entusiasmo negli occhi del nipote convinse l’uomo ad uscire dal mondo dei ricordi per far ritorno nella realtà, così dopo un attimo di ulteriore suspense disse:
– Questa era la mia cartella! –

La risposta colse Enea di sorpresa. Non riusciva a capire come quell’oggetto potesse essere stata una cartella, come due pezzi di legno ed una cinghia potessero essere usati al posto di una più comoda cartella in plastica con le cinghie per metterla alle spalle.
– Ma come nonno questa era la tua cartella? Come facevi a metterci i libri dentro e a portarla dietro ? E poi è così pesante? –
Si aspettava quelle domande, quindi con molta pazienza cominciò la sua spiegazione:
– Vedi queste due tavolette? Qui in mezzo mettevamo i libri e i quaderni che all’epoca non erano molti. Poi con la cinghia di pelle legavamo il tutto molto stretto in modo che non cadesse niente mentre andavamo da casa a scuola. Inoltre qui di lato mettevamo, sempre tenuta dalla cinghia, la riga o qualche altra cosa che ci serviva per le attività della mattina. Per quanto riguarda il trasporto ce la mettevamo dietro la spalla. Vedi, se chiudo tutto rimane un pezzo di cinghia; questa serviva per portare la nostra cartella –
Enea era rapito da quel racconto e avrebbe voluto provare quanto prima quell’oggetto così interessante e affascinante.
– In realtà – proseguì il nonno – questa cartella io la ereditai da mio padre, il tuo bis nonno. Se guardi bene, le iniziali sono state modificate infatti mia madre la portò da un falegname che ci incise sopra le mie, cercando di non rovinare la tavola di legno. Ero così orgoglioso di avere la cartella di mio padre! Non passava momento che la lucidassi e ripulissi dallo sporco –
Avrebbe potuto ascoltare quei ricordi per ore, ma una cosa lo colpì: su di un lato c’era una scheggiatura che però era stata ricoperta con dello stucco, ricolorata e poi lucidata.
– Come mai nonno in quel punto c’è un’ammaccatura? –
Un lungo sorriso corse lungo il viso dell’uomo che ancora una volta finì immerso nei suoi ricordi.
– Hai ragione, quello è un lavoretto che feci fare dallo zio di mia madre, macellaio di professione ma falegname per passione. Sai Enea, anche noi giocavamo, soprattutto a pallone. Non avevamo i campi e le strutture come voi oggi, quindi ogni luogo per noi poteva diventare un campo da calcio, soprattutto la strada. Inevitabilmente le nostre cartelle, a turno, diventavano i pali delle porte e qualche volta poteva scapparci l’infortunio. Una volta toccò proprio alla mia cartella. Una pallonata secca, forte che spazzò via il palo e ci dette la vittoria proprio all’ultimo istante! –
Il viso del nonno si era illuminato di grande orgoglio, si capiva che a scagliare quel tiro era stato proprio lui.
– Purtroppo dopo l’esultanza mi accorsi che alla mia cartella mancava qualcosa, un angolo. La gioia si trasformò in dolore e la risata in un pianto a dirotto. Fortunatamente lo zio riuscì ad intervenire e a restituirmi la mia cartella –
Quel racconto era stato commovente e pieno di gioia allo stesso tempo. Enea sapeva bene che il giorno dopo non sarebbe potuto andare a scuola con quella cartella, ma decise ugualmente di prenderla con se e portarla a casa. Le trovò uno spazio nella sua camera e, ancora oggi quando la guarda ripensa alla storia straordinaria che racchiude dentro di se.

Enea Nottoli