SAN GERSOLE’: la scuola per educare la vita

La scuola per istruire ha per traguardo l’esame; quella per educare la vita. La prima mira a formare il professionista; la seconda l’uomo. La prima lavora sulla mente; la seconda mira al cuore e confida sulle sue invisibili conquiste. Il maestro che istruisce vuole che siano resi subito i risultati del suo operato; quello che educa li affida al tempo e non chiede che alla vita le sue risposte. Io mi son scelta la scuola che si propone di educare (Maria Maltoni).
In una piccola scuola rurale nei pressi di Firenze, a San Gersolè (toponimo alterazione di S. Jerusalem) una frazione dell’Impruneta, una maestra, Maria Maltoni, trascorse lunga parte delle sua carriera, elaborando il suo innovativo approccio pedagogico, che riuscì a suscitare l’interesse di grandi intellettuali come Francesco Bettini, Giuseppe Lombardo Radice, Giovanni Michelucci, Piero Calamandrei e Italo Calvino. Quale fu la forze di quest’attività didattica, quali aspetti la posero, sin dai suoi esordi, così tanto in rilievo? La ragione profonda fu forse nell’impegno ‘tutto morale’ che la maestra Maltoni mise nel fare scuola. A San Gersolè, contesto povero e rurale, si educò oltre che istruire; si dette spazio a ogni forma espressiva, prima fra tutte il disegno; i ragazzi vennero ascoltati e di ognuno di loro venne valorizzata la vita anche attraverso l’uso innovativo della scrittura infantile. Maria Maltoni, così come Don Milani, tentò di offrire agli alunni: autonomia, riflessione critica, capacità di comunicare e di esprimersi, poiché, come diceva, “cuore e sentimento sono fondamentali nella conoscenza” e strumenti fondamentali per far nascere “il piacere di sapere per non essere subalterni”. Nata in una famiglia di idee laiche e socialiste sul finire del XIX secolo, la Maltoni giunse come maestra unica nella locale scuola elementare a San Gersolé nell’estate del 1920. Stava attraversando in quegli anni una profonda crisi professionale, dovuta alla difficoltà di far suoi i programmi scolastici ottocenteschi dall’impianto autoritario e trasmissivo, che riteneva essere profondamente inadeguati alle esigenze educative e formative dei bambini. Tentò così nella sua pratica didattica quotidiana di apporre correttivi ai criteri impartiti dalle direttive ministeriali. La sua fu, per l’epoca, un’operazione culturale molto innovativa, tesa a sviluppare un percorso educativo che incoraggiasse la conoscenza ed escludesse il modello di istruzione calata dall’alto dall’educatore. Nella scuola della Maltoni le informazioni non venivano raccolte dai libri in prima battuta, ma, attraverso la rielaborazione di esperienze dell’ambiente di vita, veniva stimolato l’approfondimento e, per questa via, l’interesse per il libro. Centrale, come sopra accennato, nella sua didattica fu la scrittura del diario e l’uso del disegno, cercando attraverso di essi di rendere gli alunni protagonisti del proprio percorso educativo. Questi materiali didattici (oggi conservati in larga parte presso la Biblioteca Comunale dell’Impruneta, nel Fondo Maria Maltoni – circa 1500 quaderni, più di mille disegni e seicento pagine del Giornale di San Gersolè -; e presso l’Archivio storico Indire di Firenze) tracciano un quadro vivo e puntuale della cultura mezzadrile toscana che di lì a poco sarà spazzato via dalla modernità e dal boom economico. Tra i banchi della piccola scuola della frazione di Impruneta, gli alunni vennero incoraggiati a descrivere in modo spontaneo la realtà che li circondava, con un’originale metodologia didattica che consentiva loro di esprimersi spontaneamente attraverso il linguaggio colorito che usavano nella quotidianità e che valorizzava la loro esperienza di vita. Maria Maltoni riuscì anche, attraverso la sua grande passione verso l’insegnamento inteso come missione sociale, a coinvolgere gli abitanti del luogo, rendendoli tutti desiderosi di collaborare al reciproco aiuto nei diversi modi possibili. Il primo a mostrare entusiasmo per i metodi della scuola di San Gersolè fu l’ispettore scolastico Francesco Bettini (il Fondo Bettini è conservato in Archivio storico Indire) che, comandato presso l’Ente Nazionale di Cultura di Firenze dal quale dipendeva la piccola scuola rurale, avviò con la Maltoni un intenso e profondo scambio di idee testimoniato dalla cospicua corrispondenza professionale. Proprio circa il lavoro della Maltoni, nel 1938, Bettini pubblicherà il volume La scuola di San Gersolè. E lui stesso, poi, dal 1935 al 1938, come responsabile della sezione La Didattica della rivista «La Nuova Scuola Italiana», di cui il direttore era Ernesto Codignola, affiderà alla Maltoni la rubrica sulle questioni didattiche inerenti la classe prima elementare. Negli anni difficili del regime, in cui la scuola si militarizzava e si incrudivano le tendenze autoritarie al suo interno, la Maltoni collaborò con moltissime riviste ( «Scuola Italiana Moderna», «Pedagogia Italiana», «Argomenti») cercando assiduamente consensi per le proprie innovative e divergenti idee pedagogiche, maturando, infine, un definitivo e radicale allontanamento dal fascismo, palesato dapprima con un forte contrasto con le autorità locali, e poi, nel 1943, con l’adesione al movimento partigiano clandestino. Fu membro del Partito d’Azione, entrando in contatto, tra gli altri, con Piero Calamandrei, Giorgio Spini e rinsaldando l’amicizia con Ernesto Codignola. Proprio Codignola la chiamerà nel 1944 come membro del Comitato di Direzione Didattica della Scuola-Città Pestalozzi, la nuova scuola da lui fondata nel 1947 e che aveva l’intento principale di preparare cittadini consapevoli dei loro doveri e diritti in regime di libertà. Il dopo guerra vide la maestra Maltoni in fervida attività: tra il 1949 e il 1950, i disegni e i diari dei suoi alunni venivano esposti in mostre in tutta Italia e i quotidiani nazionali davano molto spazio al caso San Gersolè, insistendo sull’impegno sociale di Maria Maltoni. Negli anni Cinquanta, inoltre, partecipò, attraverso la pubblicazione di alcuni articoli, al dibattito nato intorno al gruppo di insegnanti capitanato da Giuseppe Tamagnini e Aldo Pettini che, vicino alle teorie di Freinet, aveva dato vita al Movimento di Cooperazione Educativa.
Dall’esperienza di San Gersolè nacque, infine, un bellissimo volume illustrato, uscito nel 1959 per i tipi di Einaudi e con prefazione di Italo Calvino. Lo scrittore, osservando i quaderni di scuola con l’occhio del narratore di fiabe e di avventure improbabili, così descriveva l’avventura didattica di San Gersolé nella sua introduzione: «[…] Nei loro diari, scritti e disegnati, – scriveva Calvino – Maria Maltoni abituava i suoi scolari a raccontare ogni minimo fatto della vita campestre familiare e paesana di loro esperienza giornaliera; […] Certo, in questa scuoletta campagnola dalla quale è uscita una cronaca corale di tutto un paese, delle sue vendemmie e delle sue fienagioni, della sua vita collettiva e familiare, delle presenze vegetali e animali che lo circondano, una cronaca di parole e di figure e di colori come in un antico codice miniato, si è dato non solo uno degli esperimenti pedagogici più innovatori, ma una delle tracce più dirette e fresche e nuove che la vita dei nostri anni ha lasciato sulla carta. […]».
(P.Gi.)

Maria Maltoni (Dovadola 1890, Fiesole 1964)nasce in una famiglia di idee laiche e socialiste: il padre Virgilio è fabbro e la madre, Luisa Quercioli, è casalinga. Si diploma nel 1910 alla Scuola Normale Margherita di Savoia di Ravenna e inizia ad insegnare in Romagna, ma in seguito viene trasferita in Toscana, nel Mugello.
A San Gersolè arriva nell’estate del 1920, accompagnata dal medico Laura Orioli, figura fondamentale con la quale condividerà la vita e i propri interessi, e dal figlio di questa. 
(maggiori informazioni  di Barbara Salotti
Una biografia scandita per date è leggibile in: www.zoomedia.it/personaggi/Maria_Maltoni/index.html

il Museo della Scuola ha recuperato una copia di un dattiloscritto firmato Maria Maltoni, preparato in occasione di incontri con insegnanti ai quali illustrava il suo metodo di lavoro. Lo mettiamo a disposizione per chi vuole approfondire. 
La leggibilità è buona, malgrado gli anni, trattandosi di una copia della scrittura con la macchina per scrivere, ottenuta in fogli duplicati con la carta carbone. San Gersolè

CONDIVIDI
Articolo precedenteE, COME ESTETICA