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1861 – 1865

 

Nata per dare a tutti i sudditi di un regno ambizioso, gli strumenti del leggere, scrivere e far di conto, la scuola della legge Casati diventò il mezzo per fare gli italiani con il proposito di insegnare a tutti a parlare la stessa lingua, ad usare la stessa moneta e a utilizzare le stesse unità di misura … ma non andò così.
Se molte critiche degli addetti a lavori riguardavano il modello di scuola, i contenuti di studio e la didattica, ben più preoccupanti erano i problemi strutturali e organizzativi: scarsità di maestri, pochi i locali adatti, molti quelli inadatti e tanti quelli mancanti, rari i materiali per lo studio e l’insegnamento. Se gravi erano i limiti economici in cui erano ristrette le possibilità di agire della maggior parte dei Comuni del Regno, ancora peggiore era l’avversione verso l’idea stessa di una scuola per tutti. Erano contrari ad essa coloro che traevano dell’ignoranza del popolo e dello sfruttamento del lavoro minorile il loro profitto e lo erano anche quelli che, per la grande miseria in cui si trovavano, non potevano nemmeno credere che la scuola potesse essere un futuro vantaggio materiale per sé e per i propri figli, specie se femmine.

In difesa della legge, ma senza nascondersi i problemi, così si legge in Giovanni Daneo:
E’ il leggere, lo scrivere, il conteggiare: è quel complesso armonico di cognizioni elementarissime del mondo fisico e morale, che niuno può ignorare senza rinunciar quasi all’umana dignità. L’attuale istruzione elementare è quanto abbiamo di meglio, è il più bel vanto delle antiche provincie… Ma hanno torto quando si accusa la legge, avvegnacchè essa non potesse prevedere il caso fortunato ma eccezionale dell’annessione, e presupponga la preparazione e l’abitudine allo studio; hanno torto, perché, sconoscendo le proprie forze, fanno ingiuria a sé medesimi e all’ingegno italiano …

E l’aurora delle nostre scuole ci faceva argomentare di meriggio più luminoso. Ma questa aurora è minacciata, questo meriggio corre rischio di essere spento prima del suo apparire. Le enormi spese che lo Stato dovette incontrare in questa nostra trasformazione politica, la ripugnanza italiana all’aumento delle imposte, giustificata in parte dalla povertà relativa di questo nostro ricchissimo paese, commossero giustamente gli animi… sì dei nostri ministri. Quindi Governo e Parlamento si studiano introdurre nel regno tutte quelle economie ch’e possono maggiori …
Ma come per lo passato si varcò forse la moderazione nello spendere … facendo sparagni anche colà, dove non possono che riescire dannosi. Il bilancio della pubblica istruzione, che io chiamerei il bilancio della civiltà, fu dei meno rispettati.(G.Daneo La legge Casati, Macerata, 1863)

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