Sentirsi importanti fa piacere a tutti. A livello individuale, di gruppo o di popolo. “Noi siamo grandi”, lo diciamo ricordando la vittoria di una partita vinta dalla squadra del cuore o indicando il successo ottenuto da uno scienziato o da un artista italiano che ha ricevuto un premio importante. Non c’è niente di male a sentirsi parte di una comunità allargata, grande come un Paese a meno che non si trasformi la frase in “Noi siamo i migliori”, perché questo mette tutti gli altri in condizione di essere considerati “peggiori”.
Per rinforzare la coesione di un popolo è facile passare da una frase all’altra. Nel ventennio fascista l’idea di essere migliori si accompagnava a quella di supremazia (nell’intelligenza, nelle capacità e, alla fine, anche nella razza). I quaderni di scuola dell’epoca ne portano ancora traccia. Ci sono molte serie che illustrano le grandi capacità degli italiani: costruiscono ponti, organizzano grandi coltivazioni. realizzano monumenti, aprono strade e ospedali. Una delle serie di quaderni più diffusa era chiamata Le grandi opere del regime: I nostri transatlantici come le ardite motonavi Saturnia e Vulcania solcano i mari fra l’Europa e le Americhe…
Come scriveva (sotto dettatura) il 25 ottobre 1931 Giacomo Lenuzza, alunno di terza classe: Quante cose si sono fatte! Si sono aperti ponti e strade, si è data acqua a città assetate. Scuole e palestre a fanciulli, case al popolo, ferrovie e telegrafi alle città, monumenti ai caduti, campi ginnastici, ospedali, opere tutte che diranno a chi verrà dopo di noi la operosità del Regime”.
Le serie dei quaderni mostrano come i nostri aviatori d’Italia siano capaci di guidare gli aerei in maniera insuperabile, come Mario Bernardi che raggiunse la velocità sbalorditiva di circa 400 Km. all’ora, vincendo una gara internazionale o come il grande volo compiuto fra l’Italia e il Brasile, visibile nella serie dei quaderni Ali d’Italia nel mondo (e serie Ali azzurre).
Per non parlare delle innumerevoli opere d’arte, delle città, mari, laghi, montagne e quant’altro che potevano essere visitate e ammirate nella serie Attraverso l’Italia. Diversi quaderni illustrano le Regioni italiane mettendo in evidenza particolari che le caratterizzano, come i costumi locali, i luoghi simbolo ecc. In Liguria, ad esempio, viene evidenziato il Ponte dei Mille (nome dato nel 1929, perché dal 1889 si chiamava Ponte Federico Guglielmo), perché è da lì che salpò Garibaldi per la famosa spedizione.
Per non dire della superiorità italica nello sport. Perché chi lo pratica – come il saltatore con l’asta illustrato su una copertina – può superare tutti gli avversari perché lui sa che non esiste ostacolo, esiste la volontà di vincere, esiste la forza fisica e la coscienza del proprio valore (serie Giovinezza sportiva).
Queste “nostre” eccellenze non sono frutto del caso. La storia lo dimostra. Ed ecco i quaderni dedicati a Le glorie di Roma che illustrano le grandi battaglie vinte dagli imperatori romani e alle grandi conquiste dei soldati italiani nelle guerre etiopi, libiche o albanesi Ecco le Lotte per la grandezza d’Italia (storie e battaglie legate al Risorgimento). Ecco le serie con i condottieri, i Soldati d’Italia, gli eroi (nella serie Soldati d’Italia, il primo quaderno è dedicato a Orazio Coclite)
Con una superiorità così forte, ogni bambino ogni bambino poteva dire di sé e dell’Italia: “Siamo grandi” (serie I bimbi d’Italia) E probabilmente avrebbe desiderato diventare un eroe anche lui, per compiere quei gesti sublimi raccontati nei quaderni, come quello del piccolo Mario, di Barletta, che si nasconde su una nave e che, quando viene scoperto, dice al comandante: Mi lasci venire in Africa. Saprò anch’io fare il mio dovere.
Il piccolo Mario non andrà in quell’occasione in Africa, ma “l’ardimentoso giovinetto” sarà ricordato nella quarta di copertina con le parole del Duce: “Fà, o gioventù italiana, che il XX secolo veda Roma, centro della civiltà latina, dominatrice del Mediterraneo, faro di luce per tutte le genti”. E forse Mario, tornando in classe, nel raccontare il suo coraggioso gesto, avrà potuto cantare – naturalmente leggendo il testo sulla copertina di un altro quaderno -: “Giovinezza, giovinezza/ primavera di bellezza/ nel fascismo è la salvezza/ delle nostre libertà”.
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