Il Gioco dell’Oca è sicuramente il gioco che ha più varianti di qualsiasi altro gioco.
Dal momento della sua diffusione nel Cinquecento le tipologie dell’Oca si sono arricchite di personaggi, paesaggi, situazioni: Oche geografiche, storiche, nobiliari, sportive.. Probabilmente la ragione del successo di questo gioco è duplice: da una parte la sua semplicità, dall’altra l’idea di percorso che ricorda il percorso della vita umana. Giochi di questo tipo se ne conoscono a partire da tremila anni a.C.
Non c’è da meravigliarsi che fra le tante varianti ce ne siano alcune di tipo “scolastico”, costruire per imparare. Nel nostro caso, per imparare a leggere e scrivere.
In tante classi sono stati inventati dei giochi dell’Oca che riguardano l’alfabeto. Quello seguente si fa con lettere magnetiche ha 25 caselle: 21 per le lettere, 2 per le caselle in cui si perde un turno (adesivo con faccina triste), 1 casella in cui si va avanti di una casella (adesivo con faccina sorridente), 1 casella d’arrivo. Dove ci sono le frecce si salta alla casella successiva o a quella precedente
(Paola Misesti, http://www.homemademamma.com/2011/09/07/il-gioco-delloca-per-imparare-lalfabeto/)
Forse la più famosa è questa tavola del 1950, Ci sono da riconoscere e da usare lettere, numeri, vocali e sillabe. Per poter inserire tutte le varianti il percorso si snoda su 102 caselle. Normalmente le caselle del gioco sono 63, anche se ci sono molte versioni che arrivano a 90.
Non mancano neppure i giochi dell’Oca di tipo sillabico, come questi. Nel primo si gioca con un dado a sei facce, nel secondo con lo stesso dado a 6 facce, ma a tre numeri ripetuti (1,2,3). Quando si arriva in una casella, per potervi rimanere bisogna dire una parola che inizi o che contenga la sillaba segnata (non importa se già detta dagli altri), altrimenti si torna indietro. http://squolascuola.blogspot.com/
Gli abbecedari ed il gioco dell’Oca ci rimandano a questa tavola del 1810 sui giochi a scuola: Jeu des Ecoliers. L’elemento interessante sta nel fatto che questa Oca si occupa di scuola e di apprendimento, ma ci mostra soprattutto bambini che giocano. Scolari e gioco sembrerebbe un binomio impossibile, specie se si pensa a cosa doveva essere l’insegnamento scolastico ai primi dell’Ottocento. Eppure qui gli scolari giocano a Campana, con la palla con la trottola ed allo stesso tempo studiano: si entra in classe (1) e dopo tre numeri che mostrano giochi (2,3,4) si passa alla lettura e alla scrittura (5). Ma l’insegnamento è duro (6) perché si può giocare (7 e 8), ma occorre studiare latino e greco (9), stare attenti alle lezioni, poi giocare, studiare, giocare, studiare… Come educatori ci sarebbe da riflettere…
