Chissà cosa avrebbe pensato Salvatore Giardina se fosse venuto a conoscenza che i suoi quaderni si trovano oggi al Museo della Scuola di Firenze. Salvatore, che andava a scuola nel Secondo dopoguerra, era un ragazzo siciliano coscienzioso, preciso, che prendeva appunti e scriveva con una calligrafia rotonda e nitida. Dietro alla sua correttezza come scolaro, si nascondeva anche un animo avventuroso e affascinato dai fumetti.
Ai suoi tempi (anni Cinquanta) i fumetti a scuola non erano accolti. Fino dagli anni Trenta del secolo scorso si stampavano comunque delle copertine di quaderno illustrate, come quelle delle edizioni Lanzini di Napoli, che mostravano personaggi dei fumetti dell’epoca, come Marmittone (creato da Bruno Angioletta) o Fortunello (creato da Ettore Petrolini).
Salvatore amava molto L’uomo mascherato e, probabilmente, leggeva L’avventuroso, che, con alterne vicende, veniva pubblicato, dal 1936, dall’editore Nerbini di Firenze. All’interno dei quaderni di Salvatore compaiono dei rettangoli di carta autonomi, quasi a segnalibro, con le immagini del suo eroe, disegnate da lui in bianco e nero, con la matita. Le copertine dei quaderni di Salvatore, non mostrano il suo eroe preferito. L’uomo mascherato nelle copertine dei suoi quaderni non poteva apparire. I fumetti a scuola non erano graditi. Ma erano certamente affascinanti per i bambini.
Molte case editrici nell’immediato dopoguerra (Pigna di Milano, IAG di Bergamo, A. Arti Grafiche di Frosinone, F.B. di Padova, Gulli di Catania …) pubblicavano quaderni di scuola e, anticipando l’arrivo dei fumetti in classe, stampavano avventure illustrate. In molti quaderni di scuola, il fumetto si trovava solo nella prima pagina, mentre sul retro c’era la tavola pitagorica. I quaderni di Salvatore della serie Buffalbill (Pigna stampatore) appartenevano a questa categoria. Come nelle storie di Micco e Macco che si pubblicavano già prima della seconda guerra mondiale. Anche se, non tutti gli studiosi considerano oggi che i riquadri con le rime baciate siano dei veri e propri fumetti.
Poi, in altre serie che circolavano negli anni Cinquanta, la tavola pitagorica si fa più piccola (come nella serie I due ladroni della G.V.F. di Napoli, o Piccolo Mondo disegnato da R. Sgrilli)) o viene ridotta e appare dopo la conclusione della narrazione illustrata, che era iniziata nella prima pagina.
Siamo negli anni Cinquanta del secolo scorso e Salvatore, può scegliere sempre più spesso quaderni che riportano dei fumetti, come Le avventure di Corallino, o Anacleto segalerba pensa sempre al cruciverba, quaderni che hanno immagini ed anche un testo in forma di rima. In genere sono storie “buoniste”, a lieto fine, che invitano i bambini ad essere bravi e a studiare: Qui vedete corallino/somarello pesciolino/di studiare tempo ha poco/per pensare sempre al giuoco
Le cartiere milanesi Pigna producono diverse serie con fumetti che inseriscono i dialoghi nella nuvoletta, articolati su una ventina di immagini quadrate. Si tratta di storie abbastanza lunghe che conservano un elemento moralistico e didascalico, proprio della letteratura infantile del primo Novecento. Nel 1948 esce la serie Anche questo è colpa mia, con un personaggio di nome Pippo, “un bambino un po’ testardo che spesso paga il fio di colpe non sue”.
Il quaderno a fumetti Il veliero della Morte è del 1950 e riporta un interessante connubio fra immagini e testo, fra fumetto e libro narrativo. Nella prima pagina di coperta appaiono le illustrazioni in sequenze, senza il testo del racconto. Per capire cosa è successo, occorre andare all’ultima pagina di coperta e leggere il testo con la storia completa: “Come ogni sera il vecchio lupo di mare…”
I fumetti dei quaderni, all’epoca, non avevano le didascalie inserite nella classica nuvoletta. Per renderli più scolastici, quasi più “culturali”, gli stampatori ricorrevano ad una tecnica antica e consolidata: far passare le immagini accompagnate da un testo in rima. Il legame fra immagine e testo poetico è antico e caratteristico dei primi tempi del fumetto. Vengono in mente le immagini dei bambini che giocano, presentati nel 1667 da Jaques Stella. All’epoca di Luigi XIV il gioco e l’infanzia non erano molto considerati. Stella pubblica Les jeux et le plaisir de l’enfance, dedicandola al re e alla Galleria del Louvre (che all’epoca era in via di ampliamento), con delle sestine che accompagnavano ogni tavola. Nel gioco della cavallina i bambini “ansy rangez d’un air leger/ils s’exercent à voltiger” (saltando con leggerezza si esercitano nel volteggio). In Italia Il corriere dei piccoli pubblicava già all’inizio del Novecento storie illustrate in rima.
Dopo le avventure di Pippo (della serie Anche questo è colpa mia), apparirà sempre più spesso, anche sui quaderni di scuola, il fumetto classico con la nuvoletta, come nelle Storie di Bortolo, Le avventure di Flip, Luchy Lucky e tanti altri. Ma questa è un’altra storia.
di Gianfranco Staccioli
