La sua mostra personale del 1909, nella quale presenta opere con forti influenze post impressioniste e suggestioni fauves e Nabis, è un mezzo fiasco . Entra nel gruppo di pittori moscoviti ” Fante di quadri” che sotto la propria denominazione espone nel 1912 opere dei pittori del gruppo unitamente a Picasso, Cezanne e Matisse. Questa mostra si rivelerà il punto di svolta all’ origine delle avanguardie russe. Malevic ed altri ( Gonciarova e Laroniov) realizzano subito di essere troppo imitativi dei francesi,senza una propria originalità riconoscibile, perciò, prendendo spunto dalla dissacrazione della mostra francese di Raphael Baronali, che aveva esposto nel ’10 quadri fatti dipingere dall’asina Lola a suon di colpi di coda, aprono una seconda mostra:”La coda dell’asino” . La mostra si propone di innestare la pittura di avanguardia su temi propriamente russi e orientali, come le icone e i lubki ( stampe popolari) . Con questo atto artistico e culturale, nel volgere di un breve periodo, nascono il Raggismo di Laroniov ( mostra “Il Bersaglio” ) il Neoprimitivismo russo ( Nico Pirosmani e Malevic) , il Futurismo russo ( ancora Malevic, che lo teorizza e declina in cubo-futurismo). Dopo aver partecipato nel 1914 al Salon des Indipendents a Parigi, Malevic si reca a San Pietroburgo dove fonda nel ’15 il proprio movimento: il Suprematismo. Le ragioni di questa nuova tendenza artistica vengono spiegate in un Manifesto redatto a quattro mani col poeta Vladimir Majakovskij . Viene proclamata la supremazia della sensibilità pura nell’arte a discapito della funzione rappresentativa, l’oggetto naturale in sé non ha significato, ne acquista solo dalla sensibilità che lo investe , il mondo della pittura è non obiettivo, conta l’espressione pura senza rappresentazione.
Se dal ’13 al ’15 Malevic dá corpo ad opere del Suprematismo meccanico ( cubofuturiste), a partire dal Manifesto del movimento si rivolge al Suprematismo cosmico. Una sua opera del ’13: “Quadrato nero su fondo bianco ” è considerata la prima opera assoluta dell’ Astrattismo. La rivoluzione russa lo porta a ruoli di primo piano nell’insegnamento. Nel 1920 dirige la Scuola di Vitebsk che dà origine al gruppo suprematista Unovis, mentre dal ’22 al ’27 dirige l’ Istituto di Cultura Artistica di Leningrado .In questa fase Malevic si dedica alla realizzazione di modelli plastici tridimensionali di natura suprematista .
Nel 1827 mostra 70 tele piú 70 opere di grafica prima a Varsavia e poi a Berlino, dove visita su invito di Gropius la Bauhaus e stringe un sodalizio amichevole con Arp, Schwitters e Gabo. Ma lo stalinismo mal tollera sia i legami con l’occidente sia la sua declinazione dell’arte verso l’astrattismo geometrico, alla Kandinskij, che non si presta all’uso della propaganda politica e che collide con i canoni del realismo comunista imposti come direttiva del partito. Richiamato in patria, nel ’30 sarà anche arrestato. Inizia una sistematica emarginazione, neppure mitigata dal suo ritorno ad una pittura figurativa,che lo riduce in miseria e che lo vedrà morire per un tumore di lì a poco, il 15 maggio 1935.
Il gioco è una delle piú serie ed irrinunciabili attività umane, ed ha un valore universale sia diacronico , si è giocato in ogni epoca storica ( Cambi-Staccioli, Il gioco in Occidente, Armando ed. 2007) , che sincronico, giocano tutte le popolazioni del mondo, come attestato dell’etnologia e dell’antropologia . Un ruolo specifico e predominante il gioco lo esercita nell’infanzia. Se non mangia o dorme o parla il bambino gioca. Gioca per crescere, gioca per conoscere, gioca per il piacere di giocare. Uno dei giochi necessari per il fanciullo, un vero e proprio bisogno, è muovere le parti del corpo, è il gioco del movimento, in relazione al mondo e ai suoi oggetti, in relazione alla percezione dinamica di sé, in relazione agli altri suoi simili.
Non c’è niente di più bello del vedere un linguaggio universale ( l’arte della pittura) che rappresenta una attività universale, il gioco.
In questa opera del 1908 Malevic è in una fase di assimilazione della lezione post impressionista, i riferimenti sono Gauguin da una parte e Matisse dall’altra . Siamo ancora all’interno della pittura figurativa, ma con la semplificazione delle forme, l’uso del colore puro ( bianco, nero, rosso, verde, blu ) e con l’abolizione della terza dimensione per una intenzionale ricerca della bi-dimensionalità . In un quadrato verde marezzato, unica concessione alle ombre, che occupa tutto lo spazio della tela, ben trentacinque bambini sono distribuiti secondo stilemi classici lungo le diagonali, i lati e in forma circolare. Questa soluzione permette di leggere il quadro partendo da ciascuno dei lati, degli angoli o dal centro, segnato da una bimba china che raccoglie la palla. Un gruppo in primo piano gioca con la terra e sulla terra,con secchielli palette o accudendo pupazzetti, a destra una bimba di spalle, malferma sulle gambe osserva. Il gioco prevalente della fascia successiva è quello della palla, ma non manca il bambino col cappello che invece gioca col cerchio. La scena si ripete nella fascia successiva, dove di inedito appaiono un maschietto ed una femminuccia che, dalla gestualità, sembrano eseguire un gioco comune, forse una cantilena abbinata a gesti, ai loro piedi un carrettino e una paletta abbandonati momentaneamente. Ultima fascia, usata per creare un minimo di lontananza prospettica, occupata da bambine più piccole che curiosano , si piegano o siedono sul prato. Pur nella semplificazione massima è estremamente vivace e ricercata la calligrafia dei vestitini vaporosi, delle divise da marinaretti, dei cappellini,delle gonne, dei colletti elaborati.
Si tratta sicuramente di un giardino privilegiato, frequentato da figli di abbienti borghesi, curati, pettinati e accessoriati di giocattoli, dediti per lo più ad attività individuali,irrelate rispetto agli altri. Bambini che si possono permettere il lusso, nel 1908 zarista, di giocare, di possedere giocattoli.
Lo sguardo intenerito del pittore sa cogliere le tipiche posture, statiche e dinamiche, dei bambini in movimento, piegati, seduti, rannicchiati,con il loro pencolare incerto, la goffaggine, l’equilibrio precario , soprattutto dei più piccoli.
Il quadro è quindi un vivace idillio ed una celebrazione volta ad onorare l’attività propria del bambino: il gioco.
Il quadro I bambini che giocano al Parco è del 1908
e si trova al Museo Puskin di Mosca.
