Anno 1955: una scuola materna fiorentina, anzi un “Giardino d’Infanzia” … eppure nei miei ricordi (scarsi e selettivi lo ammetto!) non c’è traccia dell’ambiente educativo immaginato da Froebel “in cui l’infanzia paragonata ad una pianta può crescere liberamente, accudita da maestre-giardiniere opportunamente formate”.
Le classi erano spaziose, luminose, affacciate su un bel giardino, piene di giocattoli (ricordo un tamburo di latta con le fiamme rosse e blu proprio come nel romanzo di Gunter Grass!!) tutti in bella mostra sugli scaffali, fuori dalla nostra portata.
Noi bambini stavamo sempre seduti, quattro per ogni tavolino, posti fissi, due maschi e due femmine, terminato il compito della mattina si rimaneva ad ascoltare la maestra, sempre al tavolino, sempre a sedere, con le mani intrecciate dietro… e qui presi la brutta abitudine di tormentarmi a sangue unghie e pellicine…
Era una vera e propria preparazione alla scuola elementare come testimoniano le cartelline (ora donate al Museo) realizzate nel corso di quell’anno: il libro delle lettere, dei numeri, delle stagioni, delle parole, delle forme… e così via. Piccoli fogli di carta, disegni con le mitiche matitine Giotto, tutti uguali seguendo il modello alla lavagna, collage con le forme già tagliate dalla maestra, su ogni copertina delle diverse cartelline il proprio contrassegno (il mio era la mammola) che doveva essere ricamato anche sul grembiule, sull’asciugamano, sul bavaglino, sul portaposate…
C’era anche il momento del pranzo, in classe, per i pochi (i più svantaggiati…) che rimanevano anche nel pomeriggio con altre maestre, con altri compagni; nel panierino, portati da casa: piatto, bicchiere, bavaglino, forchetta e cucchiaio nel portaposate, una fetta di pane e due piccoli contenitori di alluminio, per la pasta e per il secondo, che all’ora di pranzo erano ormai tiepidi e scotti.
La mia esperienza del pranzo e del doposcuola è durata solo pochi giorni infatti, nonostante fossi una bambina modello, ubbidiente e taciturna, devo aver fatto trasparire in maniera evidente tutto il mio disagio… finita l’esperienza del pranzo nei “pentolini”, sono tornata alla scuola 8,30/12,30 e ai lavoretti istruttivi a comando!
A fine anno, la foto in giardino, accanto alla maestra l’immancabile suora nonostante si fosse in una scuola pubblica… finalmente, per pochi minuti potevamo avere tra le mani le bambole, gli orsacchiotti e il tamburo di latta!!!
