Il termine in sé non è difficile a comprendere: si tratta di organizzare la vita sociale di un paese senza ricorrere all’aiuto o agli scambi economici e materiali con altri paesi. Ma, come si capisce bene, in un mondo, che già all’epoca diventava sempre più interconnesso, è impensabile essere autosufficienti.
Eppure, l’Italia fascista aveva puntato sull’autarchia fino dalla metà degli anni ‘20 e poi, dopo le sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni nel 1935, l’idea di “italianità” e di autosufficienza era propagandata dal regime e condivisa da molti.
Autonomia della vita economica e autonomia politica erano due battaglie affiancate per liberarsi il più possibile dalle “servitù straniere”.
La scuola dell’epoca accoglieva queste idealità ed educava i bambini ad essere bravi cittadini, rispettosi delle leggi e delle scelte politiche del regime. A scuola si cercava di essere autarchici e si valorizzavano quei tentativi capaci di produrre e commercializzare merci e prodotti utilizzando, risorse italiane.
Anche i quaderni di scuola erano uno specchio di questa utopia (che poi risultò fallimentare). La “battaglia del grano” fu una delle prime iniziative autarchiche di Mussolini e poi arrivarono le battaglie per la produzione cerealicola, della seta artificiale, della gomma, della canapa, dell’olio e del vino… fino a quella per l’estrazione del ferro dalla sabbia.
Il quaderno di Laprile fa riferimento all’ingegnosità italiana, alla ricchezza del “suolo della Patria” e all’uso di tecnologiche (le “armi appropriate”) che “Recenti ricerche, per l’economia e la difesa del nostro paese, ci hanno condotto a trarre il ferro anche dalle sabbie del mare. Per la separazione delle particelle sterili dalla magnetite, vengono usate delle piccole macchine azionate a mano, che funzionano direttamente sugli arenili delle nostre spiagge”.
Su ciascuna di queste battaglie i bambini potevano soffermarsi guardando l’immagine accattivante della prima pagina del loro quaderno di scuola e leggendo nella quarta di coperta le informazioni relative al tema che era oggetto del quaderno.
A scuola si insegnava l’autarchia, anche coltivando l’orto, imparando a rammendare o a fare il bucato con le patate. Nel suo quaderno di scuola Maglia Angelini (classe quinta, 1941) scrive: “Per risparmiare il sapone specialmente in questi tempi che non si può avere ed anche per raggiungere l’autarchia, si può lavare il bucato con le patate …”
