Il filosofo e alpinista norvegese Arne Naess (1912-2009) è stato uno dei fondatori dell’ecologia profonda, un movimento internazionale che dagli anni ’70 ad oggi ha contribuito a ravvivare il dibattito ambientalista puntando sul riconoscimento del valore intrinseco di tutti gli esseri viventi e sul loro diritto a una vita dignitosa, indipendentemente dalla loro utilità per l’uomo.
Questo approccio teorico rappresenta un’alternativa alla concezione antropocentrica dell’ambiente, cioè al nostro tipico modo occidentale di pensare e considerare la natura solo in funzione dei nostri interessi, meramente umani. Proprio in questa concezione differente, che Naess definì “biocentrismo”, le diverse pratiche educative svolte all’aperto possono trovare un radicamento importante di intenti e un ampliamento di visione interdiscipliare, in un’ottica di collegamento ad alcuni temi propri dell’etica ambientale.
L’outdoor education, per essere autentica educazione, può e deve sviluppare pratiche che valorizzino la natura per il suo valore intrinseco, non solo quindi come risorsa per l’uomo ma bensì come entità autonoma e preziosa per se stessa.
La visione ecocentrica infatti trova un corrispettivo educativo nell’attenzione all’intenzionalità delle attività all’aperto. L’attenzione all’intenzionalità delle attività, ovvero alla loro finalità educativa e alla riflessione sull’esperienza vissuta, è un aspetto fondamentale dell’outdoor education che si collega alla filosofia di Naess, in quanto sottolinea l’importanza di una profonda connessione emotiva e spirituale con la natura e la necessità di tradurre queste esperienze in azioni concrete per la tutela dell’ambiente, azioni educative quindi che devono essere finalizzate a favorire l’apprendimento e la conoscenza dell’ambiente da un punto di vista il più ampio possibile, e non solo a soddisfare esigenze di svago o divertimento di un gruppo o di una classe.
Sviluppare una visione ecocentrica, basata sulla consapevolezza dell’interconnessione tra tutti gli esseri viventi e sul riconoscimento del valore intrinseco della natura, al di là del suo valore strumentale per gli esseri umani è difatti un tema tanto filosofico quanto educativo oltre che d’inderogabile attualità e urgenza: implica tra l’altro la necessità di adottare (e quindi a monte di educare a) uno stile di vita improntato alla semplicità e alla riduzione del consumo di risorse.
In questo senso, una delle connessioni più evidenti tra la filosofia di Naess e le tematiche presenti nei vari programmi di OE potrebbe essere quella del porre la massima attenzione al tema della sostenibilità. Le pratiche educative all’aperto, infatti, possono essere uno strumento per promuovere questo tema, attraverso ad esempio la promozione di attività sostenibili, come l’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi per recarsi a scuola o in gita, l’attenzione alla gestione dei rifiuti della classe e della mensa scolastica, l’uso esclusivo di materiali naturali o riciclati non strutturati nelle attività quotidiane, la valorizzazione delle risorse locali e la riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività (la cosidetta impronta ecologica). L’importante è che tutte queste azioni non siano considerate come bollini da mettere una-tantum per riempire gli spazi vuoti del portfolio scolastico ma che vadano ad iscriversi in una logica di continuità e trasferibilità dell’esperienza concreta al fine di promuovere uno stile di vita ispirato a ciò che Naess chiamò semplicità di mezzi e ricchezza di fini.
Un altro aspetto della filosofia di Naess che trova una sua adeguata traduzione nei programmi di outdoor education riguarda l’importanza del ruolo attivo dell’individuo nel processo di educazione. La pratica educativa all’aperto, infatti, non si limita a fornire informazioni e conoscenze sull’ambiente, ma invita i partecipanti a sperimentare, osservare e riflettere sulla propria esperienza nell’ambiente, con l’ambiente e per l’ambiente, inteso come portatore di significati allo stesso tempo naturali e culturali. In questo senso, l’individuo diventa protagonista del proprio processo di apprendimento, attraverso l’esperienza diretta, la partecipazione attiva e lo sviluppo della propria capacità di metariflessione.
La pratica dell’outdoor education può favorire in definitiva quell’espansione del sé, ossia quell’ampliata consapevolezza umana di far parte di un sistema più ampio di relazioni vitali, fino all’identificazione con la natura attraverso attività vissute in maniera profonda come l’osservare, il sostare in, l’esplorare ambienti naturali diversi e il partecipare assieme ai propri simili al prendersi cura, al preservare, all’arricchire, al nutrire, in una parola – all’abitare – la nostra casa comune, perché come già ci ricordava Heidegger nel 1951 “Abitare è il soggiornare dei mortali sulla terra: ma sulla terra significa già ‘sotto il cielo’. E questo a sua volta significa sia ‘rimanere davanti al divino’ sia un’appartenenza alla comunità degli uomini”.
