E poi …
– Ma per andare a scuola ho bisogno di un po’ di vestito
Geppetto, che era povero e non aveva in tasca nemmeno un centesimo, gli fece allora un vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di scorza d’albero e un berrettino di midolla di pane.
Pinocchio corse subito a specchiarsi in una catinella piena d’acqua e rimase contento di sé, che disse pavoneggiandosi: – Paio proprio un signore
– Davvero – replicò – Geppetto perché, tienilo a mente, non è il vestito che fa il signore, ma è piuttosto il vestito pulito.
– A proposito, – soggiunse il burattino – per andare a scuola mi manca sempre qualcosa: anzi mi manca il più e il meglio
– Cioè ?
– Mi manca l’Abbecedario.
– Hai ragione: ma come si fa per averlo ?
– E’ facilissimo: si va da un libraio e si compra.
– E i quattrini ?
– Io non ce l’ho.
– Nemmeno io, – soggiunse il buon vecchio facendosi tristo.
E Pinocchio, sebbene fosse un ragazzo allegrissimo, si fece tristo anche lui: perché la miseria, quando è miseria davvero, la intendono tutti: anche i ragazzi.
(da: C.Collodi, Pinocchio, ed. Paggi – Firenze 1883, p. 36)
Qualche mese dopo, gli sarebbero serviti un quaderno e una penna. Mentre nel secondo e terzo anno della scuola, già obbligatoria, avrebbe dovuto avere anche un libro di lettura e quelli di grammatica e di aritmetica. Della cartella si poteva fare a meno e un pezzo di spago era altrettanto utile a tenere insieme quelle poche cose che servivano ad uno scolaro di quegli anni.
