[frame src=”https://www.museodellascuola.it/wp-content/uploads/2014/11/Alfabeto-della-torta-di-mele.jpg” width=”150″ height=”150″ align=”left” linkstyle=”pp”]Sillabari, abbecedari, alfabetieri non nascono con l’istruzione obbligatoria decretata da Napoleone (1802). Forme di apprendimento ludico attraverso le lettere esistevano fino da i tempi degli antichi greci. Anche Platone consigliava di fare dei dolcetti a forma di lettere per rendere piacevole l’insegnamento. Istitutori di varie epoche si sono cimentati disegnando figure e segni per facilitare l’apprendimento dei loro allievi.
L’idea corretta – ed errata allo stesso tempo – che muoveva la realizzazione di abbecedari era quella poter insegnare a leggere e a scrivere a partire dalle singole lettere dell’alfabeto, abbinandole o componendole fino a far arrivare l’allievo alle parole e alle frasi. Corretto era – per quei tempi – un accostamento divertente dentro una pratica che spesso veniva accompagnata da noiose ripetizioni, da rimproveri, da punizioni anche corporali. Con le lettere disegnate si facilitava la memorizzazione, si semplificava la copia o la recitazione ripetuta dei singoli caratteri, si rendeva meno asfissiante il controllo severo dell’insegnante. L’idea errata era la modalità didattica letterale che andava dal singolo segno alle sillabe alla parola. Occorrerà arrivare al secolo scorso per avere delle teorie precise attorno all’apprendimento con metodi diversi, come quello globale.
Quando poi, per mezzo della diffusione della stampa, le lettere furono accompagnate da immagini, l’interesse degli allievi si dimostrò più forte e l’uso dell’alfabetiere più comune. Nel 1533 Ludovico Vicentino fa stampare un Alfabeto figurato dove le figure sono formate da un nastro. Nel 1579 Cosmas Russelius propone un Albabeto mnemotecnico dove la A è un compasso, la G è una falce, la X un paio di forbici aperte.
[frame src=”https://www.museodellascuola.it/wp-content/uploads/2014/11/J-Amos-Comenius-1658-Orbis-sensualium-pictus.png” width=”150″ height=”150″ align=”left” linkstyle=”pp”]Nel 1657, appare a Norimberga (luogo dichiarato della nascita della stampa) Orbis Pictus di Jhon Amos Comenius, dove non mancano le pagine dedicate alle lettere dell’alfabeto. In ogni vignetta c’è l’immagine di un animale, c’è scritto qual è il suo verso e poi la lettera che lo corrisponde. La lettera A è illustrata da un corvo. Un corvo? Certo perché il corvo gracchia (Cornix cornicatur) e fa à, à , à. Ecco perciò la A da memorizzare abbinata alla sonorità del corvo. La B è l’agnello perché Agnus belat e fa b è è è. Ecco la lettera B. E così via fino ad arrivare al tafano (Tabanus dicit) che fa questo verso ds, ds, cioè Z z.
[frame src=”https://www.museodellascuola.it/wp-content/uploads/2014/11/A-assemblee-nationale-1.jpeg” width=”150″ height=”150″ align=”left” linkstyle=”pp”]Molto più impegnato socialmente è l’alfabetiere nato dopo la Rivoluzione Francese dove all’insegnamento delle lettere si abbina l’educazione civica e la formazione politica del futuro cittadino. La lettera illustrata della A è dedicata alla Assemblea Nazionale, la B al taglialegna (Bucheron) e la C alla Campagna. L’Assemblea Nazionale (sottintende la tavola) protegge chi lavora (la maggior parte della popolazione era impegnata nei campi o nei boschi.
[frame src=”https://www.museodellascuola.it/wp-content/uploads/2014/11/bastoncini-Froebel.jpeg” width=”150″ height=”150″ align=”left” linkstyle=”pp”]Nei Kindergarten organizzati da Froebel agli inizi dell’Ottocento non mancheranno alfabetieri “strutturati”: i bambini potevano realizzare le lettere dell’alfabeto utilizzando dei bastoncini, associando in questo modo la manualità all’apprendimento.
Dalla fine del Settecento si sviluppa una stampa specializzata in abbecedari, sillabari e alfabetieri. Per memorizzare le lettere dell’alfabeto, su richiesta delle molte istituzioni religiose che si occupano di istruzione infantile, si inseriscono elementi morali, pietisti, fideisti. Nel 1770 esce in Francia quello che viene considerato il primo libro scolastico con immagini; l’Abbecedario delle sorelle della Carità, che viene presentato con le parole: “bambini, onorate Dio, amate i vostri genitori obbedite sempre, in tutte le cose che non offendono Dio”. Sinonimo di alfabetiere era anche Croce di Dio o Croce di Gesù, perché le immagini erano ornate con una croce.
Sempre nel Settecento appaiono anche i primi alfabetieri ‘laici’, colorati (come l’alfabetiere di Basset del 1780 o il Répertoire dea enfants di M.me Pillet). Luigi XV giocava all’Ufficio Tipografico (1733) inventato da Luigi Dumas, che serviva a costruire parole utilizzando lettere mobili.
Nell’Ottocento molti sillabari acquistano una forma più ludica e colorata, presentano immagini più vicine alla vita quotidiana e trovano posto in libri per bambini, come ha mostrato Roberto Farné nel suo prezioso Iconologia didattica (2002). L’ABC consente una serie infinita di variazioni: storie, insegnamenti, giochi, piante, animali, poesie, filastrocche … Fra i tanti il Grand alphabet instructif et amusant realizzato da M.me Depuis nel 1880, con vignette corrispondenti alle lettere dell’alfabeto ed una serie di parole scandite in sillabe, con la loro relativa spiegazione. O il metodo inventato da Augusto Bebian nel 1828 dove le immagini erano la rappresentazione grafica della lettera stessa (una S compone la figura di un serpente). In Inghilterra si pubblicano numerosi alfabetieri come The picture Alphabet (1830), The Golden Pippin o come The Good Child’s Illustred Alphabet che ha le lettere decorate, con vari personaggi ed un piccolo testo che lo ricorda (A Was an Archer, Who shot at a frog).O come The tragical Dead of an Apple Pie (dove, come si può immaginare, la torta di mele (A An Apple-pie) viene mangiata (B, bit it), tagliata (C, Cut it), distribuita (D Dealt it) …)
L’ Imagerie d’Epinal (che è una delle stamperie più interessanti, a partire dal Seicento) pubblicherà tavole con animali e lettere dell’alfabeto, oppure storie alfabetiche istruttive guidate dal Bon papa Jacob. Nel 1816 esce un “abbecedario morale seguito da una nuova raccolta di favole per bambini”. Nel 1862 pubblicano L’alfabeto dei bambini travestiti che mostra B la pastorella (Bergère) o la H araldo (Haraud). L’alfabeto dell’infanzia (1864) presenta le lettere arricchite da una immagine e da una parola che ha a che vedere con la vita infantile; L’alfabeto dei soldati (1861) presenta le varie divise. Una gran varietà di abbecedari si trova nella collezione di questa importante stamperia. Nell’Alfabeto di legno cartonato (1873) “le lettere si mettono una accanto all’altra, sistemate verticalmente come sulla lavagna”.
Nel tempo, la lettera degli alfabetieri si presenta isolata o è stata accompagnata da un’immagine, oppure è diventata essa stessa immagine, può avere avuto accanto parole che iniziano con quella lettera, può trovarsi vicino a sillabe, a piccole frasi … Una modalità ancora diversa è quella che unisce l’immagine ad una parola. Raffaello Lambruschini nell’Ottocento proponeva un cartellone fatto di immagini e sotto parola, non singole lettere perché “se sotto l’immagine c’è scritto ‘cavallo’, ‘bue’ ci vorranno ben poche occhiate, perché il bambino … le distingua fra loro senza esitazione (cit. da Farné, pag. 112).
Gianfranco Staccioli
Fonti:
Arnold A., Pictures and Stories from Forgotten Children’s Books, Dover Pub, New York, 1969.
Comenius J. A., (1657), Orbis pictus, Kessinger Pub, New York, 2010.
Comune di Venezia, Le stampe di Epinal, Marsilio Editori, Venezia, 1980.
Dossena G., Dizionario dei giochi con le parole, Vallardi, Milano, 1994.
Durandet D., Les livres de nos cartables, Ed. du Layeur, Paris, 2006.
Farné R., Iconologia didattica, Zanichelli, Bologna, 2002.
Manacorda M. A., Storia illustrata dell’educazione, Giunti, Firenze1992.
Staccioli G., Il gioco e il giocare, Carocci, Roma, 2011.
Vival J., Les instituteurs, Delalarge, Paris, 1980.
