L’Austria dopo la caduta dell’Impero Napoleonico, nell’aprile del 1815 occupò e riunì Lombardia e Veneto in un Regno, estendendovi il proprio sistema scolastico, che rese un grande servizio a tutta l’area geografica del Nord Italia. L’istruzione elementare, a seguito di tale decisione, in Lombardia e Veneto risultò nel tempo assai più diffusa ed articolata che negli altri Stati italiani e riuscì a ridurre la piaga plurisecolare dell’analfabetismo, soprattutto nelle città.
L’istruzione veniva offerta da tre tipi di scuole: elementari minori di due anni, a carico delle casse comunali; elementari maggiori di tre anni per le femmine e quattro per i maschi, a carico dell’erario e scuole elementari tecniche, destinate ai maschi e a carico dell’erario. L’istruzione elementare era obbligatoria dai sei ai dodici anni, anche se le amministrazioni comunali, per le quali risultava pesante l’onere di provvedere alle necessità economiche, al reperimento degli spazi ed agli stipendi agli insegnanti, spesso non ottemperavano a quanto previsto dalla legge. La possibilità, inoltre, di estendere fino a cento il numero di alunni per ogni classe rendeva difficile e dalla scarsa valenza didattica il lavoro degli insegnanti.
Le scuole minori venivano attivate dove esisteva una parrocchia, con almeno 50 ragazzi in età scolare. Obiettivi della prima classe erano leggere e scrivere correttamente, addizione, sottrazione, catechismo. Quelli della seconda erano pronuncia, ortografia, calligrafia, moltiplicazione e divisione anche con decimali, la regola del tre con calcolo decimale, ragguaglio vecchie e nuove misure, catechismo, prime regole di composizione.
Nel Comune di Sona la scolarità, come previsto dalla legge, non era a pagamento ma i libri di testo, invece, erano gratuiti esclusivamente per i figli delle famiglie povere. Ogni anno la deputazione comunale di Sona (la giunta del periodo) doveva inviare, per l’acquisto, un elenco dei libri e del materiale necessari per l’anno scolastico successivo, che rivendeva agli scolari o cedeva gratuitamente. La scolarità esposta nei modelli di richiesta di Sona prevedeva la classe I inferiore, la classe I superiore e la classe II.
In una nota datata 1853, alla richiesta dell’autorità scolastica che intendeva conoscere l’epoca precisa “dell’istituzione della scuola nel Comune”, venne risposto da parte dell’amministrazione comunale che la nascita della scuola a Sona era databile all’anno 1811, regno italico Napoleonico. I primi plessi scolastici nel Comune furono però costruiti nel 1876 a San Giorgio in Salici, nel 1884 a Palazzolo e nel 1903 nel capoluogo ed a Lugagnano. Prima di quelle date vennero utilizzati spazi precari presi in affitto, spesso delle parrocchie.
I maestri elementari talvolta erano sacerdoti e spesso coincidevano con i parroci e non si registra la presenza di insegnanti donne fino al 1866, con il Regno d’Italia, quando apparvero le prime “maestre femminili” che però percepivano uno stipendio di Lire 10,30 mensili, mentre quello dei maestri “maschili” era di Lire 36,00.
L’attività didattica dei maestri nelle frazioni del Comune fu molto travagliata, soprattutto per il basso livello retributivo che, pur dopo solleciti per una loro revisione, la deputazione comunale non fu autorizzata ad adeguare a livelli migliori e che portò a ricambi continui di insegnanti, anche durante l’anno scolastico. Molti maestri infatti, non appena verificavano che altri Comuni offrivano compensi maggiori, lasciavano l’incarico.
Questo costringeva la deputazione comunale ad indire un nuovo bando di concorso con tempi non brevi di interruzione nell’insegnamento, che veniva coperto provvisoriamente dal parroco della frazione.
Un secondo problema che creò non poca provvisorietà all’insegnamento era dato dal fatto che le autorità provinciali in alcuni periodi non vollero riconoscere ai parroci compensi pari a quelli dei maestri laici, per la ragione che già ricevevano una prebenda dallo Stato per la loro attività ecclesiastica.
Una curiosità dell’organizzazione scolastica del periodo furono le scuole festive. L’ordinanza 8 giugno 1854 dell’ispettorato scolastico provinciale dispose, infatti, l’istituzione di una scolarità anche festiva. La deputazione comunale invitò i maestri ad attivarla il più presto possibile, in quanto ritenuta, oltre che utile, necessaria. Vennero coinvolti anche i parroci “perché dall’altare venga eccitata la gioventù alla frequenza dell’istruzione anco nei giorni festivi”.
Don Francesco Tomelleri, parroco e maestro provvisorio di Lugagnano, rispose alla deputazione Comunale segnalando la difficoltà di svolgere l’incarico di maestro nei giorni festivi: “una tale istruzione è incompatibile colle funzioni parrocchiali. D’altra parte avendo io assunto l’istruzione provvisoriamente, unicamente perché non restino abbandonati i giovani all’ozio nei giorni feriali, non mi sento in istato di assumere l’istruzione elementare festiva ed aderire così alla lodevole istituzione di detta scuola”.
Il 20 gennaio 1857 l’ispettore scolastico provinciale inviò un pesante richiamo agli amministratori locali dichiarando che in troppi Comuni non erano ancora state attivate le scuole femminili e quelle festive, nonostante le pressanti raccomandazioni “dell’Illustrissimo Vescovo e quelle dell’I.R. Delegazione Provinciale” (Prefettura), affinché si impegnassero di più nell’incentivare la scolarità ed il 16 gennaio 1860 pubblicò anche un quadro sinottico dell’istruzione pubblica e privata per l’anno 1857-1858.
Dal prospetto emerge che nelle 162 scuole, operanti in provincia, in quelle pubbliche avevano frequentato 12.020 maschi e 1.990 femmine nelle pubbliche ed in quelle private 476 maschi e 1.745 femmine.
Le scuole festive attivate furono 58 con 2.096 alunni. Nelle 28 scuole del distretto denominato “alla destra dell’Adige”, all’interno del quale era inserito il Comune di Sona, 1.224 maschi e 116 femmine frequentarono i corsi nelle pubbliche e nessuno in quelle private. Le scuole festive attivate furono 3 con 129 alunni.
(Il Museo della Scuola ringrazia l’autore per questo interessante articolo e la direzione della rivista Il Baco Da Seta per aver permesso di ripubblicare l’articolo sul nostro sito)
