
Il legame tra l’infanzia e le potenzialità educative dell’ambiente outdoor è ricorrente: nel XVII secolo Comenio elabora il metodo dell’autopsia o visione diretta, che consiste nell’osservare il mondo con i propri occhi, invece di affidarsi ai testi degli antichi.
Avviene dunque un rilevante cambiamento nella trasmissione della conoscenza da parte del maestro, dando spazio alla partecipazione attiva degli allievi, considerati come un foglio da imprimere. In seguito ai suoi studi sulle immagini in educazione, il maestro e pedagogista boemo si occupa del mondo figurato delle cose sensibili e pubblica ciò che viene considerato il primo libro illustrato pensato per i bambini, l’Orbis Sensualium Pictus (1658), nella cui icona più celebre è sintetizzato il «triangolo educativo» insegnante-allievo-ambiente esterno (Bortolotti 2019).
Le opportunità pedagogiche offerte dall’ambiente outdoor sono state approfondite in particolare da John Locke e Jean Jacques Rousseau, che a cavallo tra il XVII e XVIII secolo hanno sviluppato progetti per «rifondare» l’uomo, secondo i principi di libertà e uguaglianza.
Locke, con i suoi pensieri sull’educazione in Some Thoughts concerning Education (1693), associa un’enorme responsabilità ai processi formativi infantili e al ruolo dei genitori, in grado di condizionare la qualità dei nuovi adulti, ribadendo in modo cristallino che «i genitori si meravigliano di assaporare acque amare mentre ne hanno avvelenato essi stessi la sorgente». L’eclettico britannico, con suggerimenti utili a fornire autonomia d’azione e giudizio, invita quanto prima a un atteggiamento proattivo e all’attività motoria «all’aria libera», condannando l’eccesso di protezione, al fine di favorire l’equilibrio psicofisico. Il setting all’aria aperta si considera quindi l’ideale, quando associato ad ampi margini di libertà e senso di fiducia (Bortolotti 2019).
Anche il contributo dello svizzero Rousseau mira alla libertà e alla centralità della cura educativa del benessere psicofisico mediante attività piacevoli centrate sul bambino, integrando inoltre l’impegno verso una società più giusta, tramite una formazione metodica ma non nozionistica. Nella sua nota opera pedagogica Emilio o dell’educazione (1762), vi sono numerosi passaggi provocatori, come l’incipit «Tutto è bene quando esce dalle mani del creatore delle cose: tutto degenera nelle mani dell’uomo». È presente anche un invito a rallentare i ritmi: «Non si tratta di guadagnare tempo, ma di perderne».
Si può considerare che da Rousseau in poi, il rapporto tra lo sviluppo della persona e il suo ambiente sia divenuto un tema centrale nell’educazione, assieme all’importanza di corpo, movimento e sensi nella prospettiva di un’educazione naturale (Farné, 2018).
Da secoli dunque si riflette su progetti di buone pratiche educative in grado di fondere assieme elementi caratterizzanti l’Outdoor education, quali: osservazione diretta della realtà, partecipazione attiva, libertà di esprimere la propria natura, autonomia, benessere psicofisico. Concetti che tutt’oggi appaiono più che mai contemporanei e meritevoli di approfondimento.
Bibliografia:
Bortolotti A., Outdoor Education. Storia, Ambiti, metodi, Milano, Guerini, 2019
Farné R., Bortolotti A., Terrusi M. (a cura di), Outdoor Education: prospettive teoriche e buone pratiche, Roma, Carocci, 2018