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Cinquantenario della scuola dell’infanzia italiana

Legge 444, 18 marzo 1968 Art. 1
La scuola materna statale, che accoglie i bambini nell’età prescolastica da tre a sei anni, è disciplinata dalle norme della presente legge.
Detta scuola si propone fini di educazione, di sviluppo della personalità   infantile,   di assistenza e di preparazione alla frequenza   della   scuola dell’obbligo, integrando l’opera della famiglia.
L’iscrizione è facoltativa; la frequenza gratuita

Il 18 marzo del 1968 il Parlamento italiano approva la “Legge 444” che istituisce la SCUOLA MATERNA STATALE.

La legge 444 del 1968, approvata dal governo Moro, Ministro dell’istruzione Gui, ha rappresentato una vera svolta importante per tutta l’Istituzione scolastica italiana.
Lo Stato riconosce l’importanza di una scuola che si occupi della prima infanzia e si incarica del governo, del controllo e del finanziamento della SCUOLA MATERNA STATALE.
Ma l’approvazione di questa legge è frutto di un dibattito e di una serie di esperienze che si sono sviluppate nel nostro paese nel corso di diversi anni.

A seguito della legge, gli Orientamenti del ‘69 avviano le scuole ad un indirizzo anche didattico, ma senza distanziarsi da un carattere materno e familiare. A seguito della legge citata, dal 1968, in Italia, le scuole materne statali si aggiunsero alle scuole materne istituite e gestite dai Comuni e dai privati, a molte delle quali, per effetto della Legge 62/2000, fu in seguito riconosciuta la parità.
Il processo di cambiamento e di passaggio da una scuola rivolta all’infanzia che accudisce ad una scuola che educa ed insegna è stato e forse, in qualche contesto, è ancora un passaggio difficile, non del tutto risolto che implica un cambiamento culturale generale che coinvolge non solo la scuola, ma l’intera società.
Si riconosce, quindi, con questa legge, il diritto dei bambini e delle bambine sotto i sei anni ad avere a disposizione dei luoghi e delle istituzioni pubbliche che si occupino della loro educazione.
Si riconosce allo Stato il compito di dare indicazioni e orientamenti educativi oltre che attribuire una responsabilità nel controllo e nella gestione di tali strutture.
Si comincia ad affermare e si avvia la diffusione di una scuola aperta a tutti e gratuita.

Prima della legge
Già nel Regio decreto n.1054 del 6 maggio 1923, nell’art. 57, veniva menzionata l’esistenza dei giardini d’infanzia o case dei bambini che si stavano diffondendo, in forma del tutto privata, in alcune zone del nostro territorio.
Il servizio di assistenza alla prima infanzia, nato alle fine dell’800 a seguito dell’ entrata nel mondo del lavoro delle donne, aveva cercato di rispondere alle necessità delle madri lavoratrici che non potevano più occuparsi per tutto il giorno dei figli.
I servizi di assistenza erano gestiti da enti privati che privilegiavano gli aspetti di accudimento e sanitari dei bambini e delle bambine dei quali si occupavano
In alcune scuole e servizi, negli anni precedenti alla legge 444, cominciano ad affacciarsi pratiche di cura accompagnate da prime esperienze di didattica e di istruzione anche se, sempre connotate da un principio “materno” che ne caratterizza l’offerta.

In Italia, tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800 troviamo le prime Scolette a carattere privato nate in primo luogo dall’esigenza di alzare il tasso di alfabetizzazione e di aumentare la disponibilità lavorativa delle operaie.
Nel 1828, in Italia, si diffusero gli “asili infantili”, privati e gratuiti, a cura di don Ferrante Aporti. Verso la fine del secolo si diffusero i “giardini d’infanzia”, a partire da Venezia, ispirati al pensiero di Friedrich Froebel. Con l’asilo fondato dalle sorelle Agazzi possiamo cominciare a parlare di scuola materna e poi, nel 1907, Maria Montessori apre la prima “Casa dei bambini a Roma.
Ferrante Aporti, F. Froebel, le sorelle Agazzi, Maria Montessori sono le madri e i padri dei principi pedagogici e didattici e delle prime esperienze educative in Italia nel passaggio tra 800 e 900 e nei primi decenni del 900. Con loro nasce la ricerca educativa e didattica che ha avviato l’Italia verso una crescita culturale nei confronti dell’infanzia.

Il periodo fascista, pur apparentemente manifestando interesse all’educazione, trascura sia in termini legislativi che gestionali le scuole in generale, ma in particolare le scuole per l’infanzia che restano affidate al settore privato.

Nella ripresa politica successiva, il dibattito si orienta in opinioni nette e diverse tra le forze politiche sul concetto di scuola e sul ruolo che lo Stato dovrebbe ricoprire nei confronti dell’ istruzione. Si dibatte quindi tra una logica custodialistica e familistica e un’idea più moderna e in via di sperimentazione di un’educazione pubblica in tutti gli ordini di scuola.
Siamo negli anni ’50 e lo Stato, non riesce pienamente a cogliere e a far propri i fermenti educativi nascenti e si dimostra, come affermato dal Ministro Gonella, apertamente contrario ad una statalizzazione della scuola dell’infanzia e favorevole a lasciare al privato l’istituzione e la gestione delle scuole materne alle quali si prevede l’erogazione di una sovvenzione.
Le scuole materne comunque si diffondono, ma fin dai primi momenti, si distribuiscono in modo squilibrato all’interno del territorio nazionale.
Alla fine degli anni ’50, sulle circa 17.000 scuole materne esistenti, ben il 71% è privato e il 29% di enti pubblici. Nell’a.s. 1956-1957, la maggioranza delle scuole, ossia il 69% circa, è ubicata nell’Italia settentrionale e centrale , il 21% nell’Italia meridionale e il 10% circa nelle isole. ( Genovesi, 1998 – p.177)
Negli anni a seguire, l”impostazione degli Orientamenti, emanati nel 1958, provoca un più acceso dibattito politico e la presentazione di una serie di progetti di Legge che non verranno però nemmeno discussi in Parlamento.

Sarà il Ministro Gui a far approvare un piano triennale finanziario per il riordino del sistema scolastico.
Il dibattito che seguirà renderà non più rinviabile un riordinamento del sistema prescolastico e la necessità di un intervento più forte dello Stato in tale sistema.
Il governo Moro appena ricostituito, con il Ministro dell’Istruzione Gui, varerà la Legge 444 del 18 marzo 1968 e, a pochi mesi di distanza con il D.P.R. del 10-09-1969, n.647 verranno redatti i NUOVI ORDINAMENTI PER LA SCUOLA MATERNA STATALE.
È da questo momento che si profila un nuovo concetto della scuola materna alla quale viene riconosciuta una dignità e un’autonomia nei confronti degli altri ordini di scuola. La Legge costituisce un primo importante passaggio anche se non privo di criticità in quanto, nonostante l’avvio di una statalizzazione, si mantiene un evidente riconoscimento del ruolo primario della famiglia e una logica maternalistica dell’educazione. Viene ribadito un consistevole sostegno economico alla scuola privata.

Dalla legge 444 ai nostri giorni
La scuola materna statale nasce, ma si diffonde con lentezza e il governo sembra non essere così motivato ad occuparsi del futuro della scuola materna.
Sarà, comunque, in questi anni che l’impegno di alcuni Enti locali sarà decisivo nella diffusione, in alcune regioni, della scuola e dei servizi per l’infanzia.
La scuola materna si vede nascere con difficoltà come scuola, è tenuta fuori dall’obbligo scolastico ed affidata ad una frequenza di tipo volontario delle famiglie.
Possiamo dire però che, nonostante il poco sostegno, la scuola cresce e, sempre di più, dimostra l’importanza e il valore che ricopre nell’educazione delle bambine e dei bambini.

Le ricerche psicologiche sull’età evolutiva dimostrano e mettono in evidenza il valore che ricoprono i primi anni di vita nello sviluppo generale della persona e mettono, almeno in alcuni casi, in primo piano la necessità della cura che tale periodo della vita deve ricevere.
E’ così che ricerca pedagogica e sperimentazione didattica fioriscono sia nell’ambito pubblico che in quello privato portando la scuola dell’infanzia a raggiungere livelli di eccellenza rappresentati proprio dalle esperienze italiane.

È dalle esperienze promosse in alcune regioni che si sviluppa l’idea di una scuola dell’infanzia autonoma e che si delinea l’importanza di un’educazione come fatto sociale. Con l’entrata in vigore degli Organi Collegiali (1974) vediamo una Scuola Materna che ne fa parte anche se, ancora non del tutto riconosciuta come scuola.
La scuola materna si diffonde sempre di più, (nel 1987 la scuola statale accoglie il 38,36% dei bambini tra i 3 e i 5 anni, ma complessivamente la scuola materna accoglie il 78,76% della popolazione scolastica 3-5 anni), modifica le sue potenzialità e la sua offerta, cresce quantitativamente e qualitativamente.
Si abbandona lo spontaneismo per cominciare a parlare di progettualità e di continuità con gli altri ordini di scuola.
Nel 1989 vengono rivisti gli Ordinamenti, ma saranno poi gli Orientamenti del 1991 che chiameranno in gioco la scuola dell’infanzia riconoscendole il ruolo di scuola a tutti gli effetti.
La scuola materna….si configura ormai come il primo grado del sistema scolastico. L’ulteriore sviluppo di questa scuola si profila …come generalizzazione di un servizio educativo di elevata qualità, impegnato a diffondersi senza squilibri e diseguaglianze sul territorio nazionale, espressione di una progettualità politica e pedagogica consapevole delle sfide provenienti dalle nuove dinamiche della cultura e della società e in grado di tradurre nei fatti la convinzione che l’infanzia rappresenta una fase indubbiamente preziosa dell’educazione dell’uomo e del cittadino.

Maggiore dignità viene data alla scuola materna anche con la nascita dell’Istituto Comprensivo che ha determinato il coinvolgimento totale della scuola dell’infanzia nella costruzione del curricolo. Per la prima volta la Scuola dell’Infanzia è scuola insieme a quella elementare e media, è la scuola della comunità, del curricolo verticale.

La Legge 53, del 2003 ( legge Moratti) cambierà la denominazione da “scuola materna” a “SCUOLA DELL’INFANZIA” finalmente riconoscendo, anche nel nome, la scuola dell’infanzia come luogo educativo dove alunne ed alunni possono sviluppare le loro abilità e acquisire competenze cognitive, affettive e sociali, guidati da personale adeguatamente formato e specializzato.
Il Ministro Berlinguer nel 1997, nella proposta di riordino dei cicli scolastici, aveva introdotto l’obbligatorietà dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia. La riforma non ha avuto seguito e la scuola dell’infanzia manterrà il suo carattere facoltativo, pur rispondendo ormai ad una domanda quasi totale della popolazione.
Con il D.M. del 31 luglio 2007 sono emanate “Le Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione” (G. Fioroni, ministro della Pubblica Istruzione) e poi con le Indicazioni del 2012 (Ministro F. Profumo) la scuola dell’infanzia trova uno spazio riconosciuto e valorizzato all’interno dell’istruzione del primo ciclo.
Gli insegnanti accolgono, valorizzano ed estendono le curiosità, le esplorazioni, le proposte dei bambini e creano occasioni di apprendimento per favorire l’organizzazione di ciò che i bambini vanno scoprendo”

Prospettive e prossimi giorni
La scuola dell’infanzia è diventata una scuola centrale nell’educazione. In molte situazioni ha rappresentato e rappresenta un laboratorio attivo di ricerca pedagogica, dove docenti motivate hanno saputo esplorare metodologie e pratiche educative di eccellenza. Una scuola che non è preparatoria, ma che sa mostrare una sua autonomia e ha saputo rinnovarsi seguendo l’evoluzione di innovazione didattica della scuola attuale. Nella scuola dell’infanzia l’attenzione agli aspetti di cura delle relazioni, dell’ambiente e delle scelte progettuali hanno fatto sì che essa si configuri come un laboratorio di ricerca e di sperimentazione di didattica innovativa.
La Riforma della scuola, Legge 107 del 2015, introduce un nuova proposta di organizzazione della scuola dell’infanzia inserendo, a livello di decreto legislativo, l’introduzione del “Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino ai sei anni”.
IL Dlgs. N. 65 del 2016 attua le indicazioni previste dalla Legge e avvia il percorso di costruzione del Sistema integrato che riconosce , non più solo alla scuola dell’infanzia, ma anche ai servizi educativi rivolti alla fascia d’età zero-tre anni il valore di istituzioni educative e non più assistenziali.
L’applicazione del Decreto è attualmente in corso e costituisce una grande occasione per rivedere l’intero sistema scolastico e costruire nuove ipotesi di lavoro e di sperimentazione pedagogica e didattica che comincino a considerare in un unico percorso il processo formativo di svolgimento del sistema scolastico introducendo valore a una formazione che si svolge per tutto l’arco della vita.
La scuola dell’infanzia, nel contesto attuale, rappresenta un momento di scuola fondamentale per le caratteristiche educative che propone, per il costituirsi come luogo privilegiato di cura, per rivolgersi ad una fascia di età in pieno sviluppo dove si snodano i primi presupposti per lo sviluppo della personalità e dove avviene un primo grande approccio ai diversi linguaggi espressivi.
Per questo possiamo ringraziare tutti coloro che si adoperano per dare a questa scuola occasioni di sperimentazione educativa.

PROGRAMMA DEL CONVEGNO PDF

Un buon compleanno alla scuola dell’infanzia e un augurio per i prossimi cinquant’anni!

 

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