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F COME FOTOGRAFIA

Sono passati un paio di secoli da quando nel 1826 Joseph Niépce (1765-1833) riuscì a riprodurre una prima immagine stabile, sistemando nella camera oscura una lastra da incisore spalmata di bitume ed avviando così quella tecnica che lui chiamo “eliografia” e che noi oggi la conosciamo come fotografica.

Quel procedimento fu anche chiamato “dipingere con la luce” ed ha avuto una influenza enorme nella riproduzione delle immagini che, fino ad allora, venivano soprattutto realizzate con matite, pennelli e colori.

Quando sia entrata esattamente la fotografia nella scuola non lo sappiamo, né sappiamo quando sia stato realizzato il primo alfabetiere costruito con immagini fotografiche. Sappiamo però che nel secolo scorso erano già presenti anche lettere alfabetiche fotografiche.

Si trattava spesso di cartoline che probabilmente non sono mai entrate nella scuola, come il fotomontaggio pubblicato da Picture Apothecary (a ricordare che per realizzarla occorrevano componenti chimiche che si trovavano nelle farmacie dell’epoca) e come l’immagine successiva, Alfabeto Liberty (Art Nouveau), dove appaiono scene di vita borghese in un contesto dove la natura appare sempre addomesticata e gentile.

Alfabeto pubblicato su Picture Apothecary
Un Alfabeto Liberty

 

 

 

 

 

 

E, probabilmente, nella scuola non sia neppure entrato questo bellissimo album fotografico che è composto da una trentina di fotografie. Questo volume si trova attualmente presso la Biblioteca Nazionale di Francia (PNF) a Parigi.

Alcune pagine dell’Alfabeto fotografico parigino

 

 

 

 

 

 

Oggi esistono, e si potrebbero adoperare nelle scuole, alfabeti fotografici, composti da una foto diversa per ogni singola lettera. Ciascuna immagine riporta il risultato di vere e proprie osservazioni analitiche e ricerche artistiche. Forse il personaggio più noto in questo settore è l’artista contemporaneo inglese Peter Defty che ha prodotto moltissime foto, scoprendo e riproducendo le lettere fra gli spazi aerei che si intravedono fra gli edifici. Ha chiamato quest’arte Alfatettura (una sorta di nuovo alfabeto dell’architettura). L’archivio di font detto Alphatecture contiene più di 1000 caratteri-lettera, 400 dei quali, costituiscono il Wordsearch Alphatecture. L’insieme fotografico denominato Geordie Alphabet è stato fatto in ricordo di Geordie, il giovane che fu impiccato perché aveva rubato sei cervi del re (Fabrizio De André ne ha cantato la storia).

The Geordie Alphapet, fotoarchitettura di Peter Defty

Come lui molti altri fotografi si sono “divertiti” a cercare lettere dell’alfabeto nell’ambiente ed a costruire alfabetieri curiosi.

 

 

 

 

 

Questa immagine raccoglie gli scatti dell’artista israeliano Abba Richman (1948) che ha realizzato un alfabetiere fotografico scegliendo dettagli di elementi incontrati nell’ambiente. Del suo lavoro, lui dice di essere sempre alla ricerca della bellezza negli oggetti che sono sotto il naso di tutti e che nessuno vede. La serie alfabetica è nata mentre scattava dettagli da “quello che pare apparentemente ovvio”. Imparare a vedere non è una operazione immediata. Occorre saper guardare, selezionare, mettere a fuoco particolari, scegliere… Si tratta di operazioni che attengono a quella che viene chiamata “capacità creativa”, una modalità che consente di uscire da ciò che è per scoprire “ciò che è e ciò che non è”.

Con le macchine fotografiche, con il cellulare, con o senza l’aiuto di un adulto, anche i bambini possono imparare ad andare alla ricerca di lettere dell’alfabeto. Ecco un esempio scolastico realizzato dai ragazzi di una scuola francese che hanno cercato di seguire l’esempio dato da Abba Richman.

 

 

 

 

 

 

Ed ecco un esempio fotografico costruito a partire da Google Maps.

A guardare con attenzione, anche lo schermo di un computer ci può offrire sensazioni impensate: chi avrebbe detto che le lettere dell’alfabeto di possono vedere sorvolando un paesaggio? Come in questa composizione cheEmanuela Pulvirenti ci mostra sul sito didatticarte.it

Alfabeti fotografici altrettanto curiosi sono quelli di Josef Turner, che vengono realizzati utilizzando oggetti metallici e quelli di Dave Wood che ha costruito un alfabetiere utilizzando un solo oggetto.

Alfabeto Ricostruito (2011) fatto con oggetti metallici da Josef Turner e alfabeto realizzato da Dave Wood con foto di pinze

 

 

 

 

 

 

 

Gli esempi di alfabeto che possono essere costruiti fotografando oggetti sono molti. Una volta individuato il “trucco”, viene voglia a tutti di mettersi a cercare nell’ambiente esterno, a scuola, a casa, delle immagini che ricordano lettere dell’alfabeto. Ancora due esempi fotografici possono stimolare la fantasia: nel primo ci sono solo lettere prese da insegne di negozio, nel secondo oggetti diversi. Lo studio milanese Materia dal 2015 ha raccolto un gran numero di alfabeti realizzati da artisti contemporanei. Sempre nel 2015 il quotidiano americano Sentinel & Enterprise ha pubblicato per un mese in prima pagina una lettera dell’alfabeto realizzata da un artista sempre diverso. La mostra finale si è tenuta nel museo di Fichburg (USA).

 

Uno degli alfabeti fotografici più incredibili è stato realizzato dal naturalista norvegese Kjell Sandved (1922-2015) utilizzando le ali di falene e farfalle. Nel 1997 è uscita una prima edizione del libro “Manifesto dell’Alfabeto farfalla” che ha venduto più di un milione di copie. Nel 1997 il suo libro illustrato ha vinto il premio IRA bambini. L’alfabeto delle foto delle ali di farfalla riporta le 26 lettere dell’alfabeto latino ed i numeri da 1 a 9. Kjell diceva che il suo bambino di due anni ripeteva con precisione ogni lettera quando si indicava questa o quell’ala di farfalla.

Dagli alfabeti fotografici realizzati nell’ambiente si può passare a quelli che sono formati da persone in carne ed ossa. Si tratta di un utilizzo diverso da quello che abbiamo incontrato nelle fotografie stile Liberty, dove le ragazze arricchivano e abbellivano le lettere dell’alfabeto. Gli alfabeti-persona mettono in mostra i corpi per simulare una lettera dell’alfabeto: Howard Schatz, ci offre una versione “michelangiolesca” di corpi-lettere. Schatz è oggi uno dei più famosi fotografi del mondo ed uno dei punti di riferimento della fotografia di ricerca. I suoi studi fotografici sul corpo umano sono entrati nelle accademie fotografiche di mezzo mondo.

Alfabeto corporeo, Howard Schatz

Fotografie di corpi-lettera li ritroviamo nel lavoro della giovane artista greca Anastasia Mastrakouli (1989). Il suo Alfabeto nudo è stato fotografato in trasparenza dietro un vetro rigato dall’acqua.

I corpi-lettera possono anche essere legati al movimento, come nell’Alfabeto danzante, dove la ballerina intreccia con le lettere movimenti che riproducono essi stessi la lettera di riferimento.

Alfabeto danzante (www.balletto.net)

ABC Pilobuys, è un libro alfabetico creato da una compagnia di ballerini (Pilobus Dance) e realizzato fotograficamente dall’irlandese John Kane, Le lettere più diffcili da fare davanti all’obiettivo dice Kane che sono state la C e la R, perché i ballerini non era distesi per terra, ma in piedi. Le immagini ottenute non sono state ritoccate con Photshoop o con altri programmi di disegno.

La ricerca motoria e musicale dei ballerini del Pilobus Dance ci ricorda un gioco conosciuto anche nella suola: Musica e lettere. I giocatori si muovono seguendo una musica. Quando questa si interrompe i partecipanti devono formare la lettera che viene indicata da chi conduce il gioco. Possono formarla distendendosi a terra o rimanendo in piedi. Possono farla da soli o, quando viene pronunciato anche un numero, insieme ad altri. L’alfabeto fotografico riportato da Didatticarte, ci mostra alcune possibilità.

(Alfabeto fotografico – Didatticarte)

Un filmato che mostra le lettere dell’alfabeto corporeo si trova su Youtube (Alfabeto corporal). Se poi si vuol complicare il gioco per realizzare delle fotografie con lettere corporee, allora si può ricercare altri esempi su Dreastime.com o ricordarsi delle scritte corporee che sono apparse negli stadi in occasioni di gare sportive o nelle grandi celebrazioni promosse (più frequentemente) da regimi autoritari.

Fotografia e lettere dell’alfabeto hanno percorso tante strade ed hanno sempre trovato differenti realizzazioni. Non c’è termine alla ricerca, né un’unica soluzione (dreamstime.com).

 

 

 

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