E’ la seconda volta che presentiamo questo tema, dopo quella che si è svolta nello scorso maggio a Firenze, nella sede di Scienze della Formazione e Psicologia dove l’argomento fu discusso nei significati che la fiaba di Perrault propone e pone all’immaginario dell’infanzia di oggi. In quell’incontro era però mancato il tempo di affrontare il problema dei tanti Pollicini che ancora oggi vivono l’abbandono della propria famiglia e dei loro affetti.
A questo abbiamo risposto con la mostra e gli incontri a Firenzuola, come spiega Gianfranco Staccioli sulle note che seguono, intitolate
“Pollicino: una storia tra passato e presente”.
Soci ed amici del Museo della Scuola sono invitati.
UC
La storia di Pollicino è conosciuta da tutti perché è stata narrata per anni ai bambini a casa e a scuola. Libri, film, immagini, opere teatrali, conservano ancora negli adulti e nei piccoli di oggi l’immagine del bambino che viene abbandonato nel bosco insieme ai suoi fratellini. La famiglia non ha il cibo per sfamare i figli. I piccoli, lasciati da soli in territorio sconosciuto, dovranno cavarsela da soli. I genitori scelgono di lasciare i sette fratellini al loro destino, piuttosto che vederli morire di stenti in casa. L’immaginario popolare non giudicava negativamente il comportamento dei genitori e la fiaba “finisce bene”.
L’abbandono dei bambini era pratica conosciuta ed utilizzata nelle classi povere come in quelle più agiate. C’è da ricordare come il riconoscimento dell’infanzia, come momento della vita che possiede diritti specifici, è un concetto assai recente. E’ solo a partire dal Quattrocento che nascono istituzioni, primo fra tutti l’Istituto degli Innocenti a Firenze (1445), che si assumono il compito di seguire quei bambini che le madri abbandonavano alla “ruota”. Questi bambini non avevano né un nome, né un casato. Era l’Istituto che ne indicava uno. Unico segno di riconoscimento, per un eventuale indizio futuro, era la conservazione di un oggetto o di uno scritto che le madri lasciavano fra i panni del neonato. Michel de Montaigne, che è vissuto nella seconda metà del Cinquecento, consigliava di non affezionarsi troppo ai bambini piccoli. Anche perché la mortalità infantile era all’epoca altissima. Ancora nel Settecento di dieci bambini nati, ne sopravviveva soltanto uno.
La fiaba racconta e legittima l’abbandono dei bambini, anche se la figura di Pollicino viene riscattata dalla sua astuzia e dalla sua intelligenza. Lui tornerà a casa ricco e vivrà “felice” con la famiglia. Poco ci si cura nel racconto del fatto che sette piccole principesse, le figlie dell’Orco, vengono sgozzate nella notte, al posto dei sette fratellini e che le ricchezze dell’Orco, sottratte da Pollicino, sono frutto di un inganno. La fiaba di Pollicino è ricca di luci e di ombre, ma all’inizio di tutto c’è l’abbandono dei figli per povertà e fame.
Anche oggi ci sono tanti Pollicini che vengono abbandonati nel bosco del mare. Sono migliaia. Lo scorso anno più di quindicimila bambini non accompagnati sono approdati in Italia e cinquemila di loro sono “scomparsi” e continuano a vagare alla ricerca di un porto sicuro Sono i bambini fuggiti dai centri di accoglienza e scomparsi nei boschi italiani. Di molti di loro non conosciamo più niente. Anche questi Pollicini probabilmente troveranno un Orco, ma non sapremo mai quanti saranno quelli mangiati e quanti – pochi – si salveranno. E’ di questi giorni la notizia di ragazze minorenni che erano costrette a prostituirsi per ottenere un passaggio per valicare la frontiera di Ventimiglia. I dati dell’Unicef sono terribili: il numero dei minori non accompagnati ha raggiunto la cifra record di trecentomila, una cifra cinque volte più alta rispetto al 2010. Sono i bambini soli a correre i pericoli più grossi sulle rotte migratorie, vittime dei trafficanti e di viaggi intrapresi in condizioni sempre più estreme.
Alla storia del Pollicino della fiaba, all’inconscio collettivo che la accompagna, all’uso didattico che ne hanno fatto le scuole, è dedicata la mostra organizzata dal Museo della Scuola, esposizione che sarà aperta nel mese di agosto 2018 a Firenzuola (FI). Alle storie dei Pollicini di oggi, nella stessa mostra, sono stati raccolti materiali e immagini che ci ricordano quanto sia sempre drammatico l’abbandono. Spesso non basta la volontà e l’intelligenza di coloro che vengono lasciati soli perché sia possibile superare i disagi, i pericoli, le trappole della società nella quale gli abbandonati si sono inoltrati.
Nelle scuole italiane si raccontano da sempre le fiabe. Bruno Bettelheim ci ha insegnato quanto esse siano importanti nella formazione degli immaginari infantili. Le fiabe narrano la vita e la cultura di un popolo e presentano tematiche universali come la gioia, la morte, il distacco o la lotta. Pollicino ed il tema fiabesco del suo abbandono, ha avuto uno spazio costante nella cultura educativa non solo italiana: le sue disavventure finiscono a lieto fine, grazie al suo acume e alla sua determinazione.
Ma i Pollicini di oggi non hanno fiabe per loro. Eppure lasciano delle tracce vivide dentro di noi, almeno quando si guardano questi bambini attraverso le immagini fotografiche che vengono scattate su di loro. Ogni immagine potrebbe essere una fiaba, da ricostruire a scuola, cercando con gli alunni di entrare nelle menti e nei cuori di questi Pollicini contemporanei, magari provando a trovare un qualche lieto fine, sempre possibile, ma non certo.
Gianfranco Staccioli
