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G COME GIOCHI

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Parlare di gioco riferendosi agli alfabetieri è alquanto rischioso. Perché questo binomio nasconde un inganno. In questo caso più che giocare, si usa il gioco per imparare l’alfabeto. Secondo i canoni da tutti riconosciuti, il gioco richiede, oltre che la libertà di parteciparvi o meno, una “improduttività”, cioè non deve avere una finalità specifica, definita da altri. Notoriamente non è quello che avviene nelle situazioni nelle quali si vuol far imparare qualcosa a qualcuno. Al massimo a scuola si può parlare di gioco didattico.

Detto questo, un bell’alfabeto a punto croce è gradevole a vedersi, anche se non lo sa fare quasi più nessuno. Cucire su una stoffa un alfabetiere, quando fu introdotta nelle scuole l’attività di economia domestica o di lavoro manuale femminile, probabilmente non era considerata un’attività faticosa o noiosa. Almeno fino al secolo sorso, come si può vedere nella mostra Ago, Ferri e Uncinetto. Cento anni di lavori femminili nella scuola primaria italiana, mostra che è stata curata dal Museo della Scuola (vedi su questo stesso sito).

Cucire un alfabeto aveva all’epoca una doppia valenza, imparare le lettere della scrittura (per molte fanciulle che avevano in famiglia genitori analfabeti) ed esercitare un’attività manuale utile per la vita. Naturalmente era un’attività che veniva svolta solo dalle bambine. Era un gioco? Forse, perché se dava piacere a chi lo faceva e aveva voglia di farlo…

 

 

 

 

Oggi con le lettere dell’alfabeto si può giocare in maniera più leggera e divertente. Esistono ancora delle scatole con timbri che rappresentano ciascuno una lettera dell’alfabeto. Ci sono ancora maestri che costruiscono timbri con lettere utilizzando materiali morbidi (come le patate). Ma nelle scuole i timbri non vengono quasi più usati. Anche perché la conoscenza delle lettere dell’alfabeto avviene nei bambini ancor prima dell’apprendimento della lingua scritta.

 

Probabilmente un tempo non era così e sembrava giusto insegnare fino dall’infanzia le singole lettere. Ancora non si era compreso che i bambini acquisiscono la lingua scritta non attraverso elementi singoli, ma attraverso contesti motivanti dove la scrittura è fatta di parole e frasi. A nobilitare i giochi con le lettere ci pensò anche Maria Montessori che, all’interno della sua “educazione sensoriale”, proponeva le lettere dell’alfabeto utilizzando materiali tattili diversi …

 

Oggi in commercio è facile trovare delle lettere singole disegnate su un quadrato o sul cerchio, con lettere che possono essere accostate, per comporre un nome o una parola da completare. Si tratta di materiali che possono suggerire giochi didattici diversi.

 

Ci sono anche insegnanti che continuano a far esercitare i bambini con le singole lettere, per consolidarne il riconoscimento (in particolare per bambini che hanno alcune difficoltà di apprendimento), proponendo piccoli giochi che richiedono una certa manualità. Materiali diversi, cartone, tappi di plastica o altro, possono essere di aiuto.

Anche molte case editrici propongono scatole di gioco che hanno come base il riconoscimento e l’uso delle singole lettere dell’alfabeto. Ecco alcuni esempi:


 

Un alfabeto che usa i timbri e un alfabeto “montessoriano”

In commercio si trovano anche molti alfabeti realizzati in modo che si possa giocare con le singole lettere, per comporre il proprio nome o per inventare giochi di riconoscimento con –bottoni-lettere che possono essere cuciti con il nome del bambino o dadi-lettere che possono essere infilati in un bastoncino

Naturalmente molti giochi lettere si trovano anche oggi sui siti dedicati ai bambini piccoli

Anche in questi casi, non si può parlare di gioco vero e proprio, ma di gioco didattico, strumentale all’apprendimento di elementi culturali, che risultano più legati alla memoria storica degli adulti, che alle conoscenze dei bambini di oggi. Più interessanti ci sembrano invece alcuni giochi-lettera che recuperano schemi tradizionali, come il labirinto (che può essere risolto a livelli diversi, a seconda delle difficoltà che presenta), o come il gioco dell’Oca o il Loto

  

Ecco, più in basso, un’Oca alfabeto, del 1950, che parte dalle singole vocali e poi utilizza sillabe e parole. Chissà se l’autore si sia sentito un precursore ludico applicando il gioco dell’Oca all’apprendimento delle lettere. Purtroppo per lui si ha notizia che nel 1773, a Parigi fu stampato un gioca dell’Oca-alfabetico dal nome Le spine cambiate in rose, Giuoco nuovamente inventato per apprendere a leggere ai bambini nel più breve tempo possibile. Il commentatore (H-R. D’Allemagne) nota come lo sforzo dell’inventore sia stato un tentativo generoso, ma che “non sembra che, in seguito, questo modo di insegnare, abbia avuto un reale successo”.

Il gioco del Loto viene chiamato in modi diversi: Lotto, Bingo, Tombola …, ma sostanzialmente di tratta di sistemare sulla scheda che si ha a disposizione, dei contrassegni, via via che le lettere vengono annunciate da qualcuno (il “banchiere”) che le estrae da un apposito contenitore. Se ne trovano di diversi tipi, in Italia e all’estero.

 

 

In questa varietà di stimoli ludici non si può fare a meno di un esempio di quanto le lettere dell’alfabeto siano utilizzate per divertire … anche quando un bambino mangia. Ovviamente non si tratta di un’idea nuova, visto che anche gli antichi greci davano ai bambini dolcetti a forma di lettera dell’alfabeto …

Ci sono poi dei giochi di costruzione tridimensionali, in cartoncino, che sono predisposti per essere costruiti. Probabilmente il loro scopo è più estetico che legato al riconoscimento delle singole lettere, ma avere in una classe un alfabeto tridimensionale come questo è sicuramente più stimolante di un cartellone tradizionale.

LETTERE DI CARTA DA COSTRUIRE http://creareconlacarta.blogspot.com

G COME GIOCHI

Gianfranco Staccioli

Parlare di gioco riferendosi agli alfabetieri è alquanto rischioso. Perché questo binomio nasconde un inganno. In questo caso più che giocare, si usa il gioco per imparare l’alfabeto. Secondo i canoni da tutti riconosciuti, il gioco richiede, oltre che la libertà di parteciparvi o meno, una “improduttività”, cioè non deve avere una finalità specifica, definita da altri. Notoriamente non è quello che avviene nelle situazioni nelle quali si vuol far imparare qualcosa a qualcuno. Al massimo a scuola si può parlare di gioco didattico.

Detto questo, un bell’alfabeto a punto croce è gradevole a vedersi, anche se non lo sa fare quasi più nessuno. Cucire su una stoffa un alfabetiere, quando fu introdotta nelle scuole l’attività di economia domestica o di lavoro manuale femminile, probabilmente non era considerata un’attività faticosa o noiosa. Almeno fino al secolo sorso, come si può vedere nella mostra Ago, Ferri e Uncinetto. Cento anni di lavori femminili nella scuola primaria italiana, mostra che è stata curata dal Museo della Scuola (vedi su questo stesso sito).

Cucire un alfabeto aveva all’epoca una doppia valenza, imparare le lettere della scrittura (per molte fanciulle che avevano in famiglia genitori analfabeti) ed esercitare un’attività manuale utile per la vita. Naturalmente era un’attività che veniva svolta solo dalle bambine. Era un gioco? Forse, perché se dava piacere a chi lo faceva e aveva voglia di farlo…

Oggi con le lettere dell’alfabeto si può giocare in maniera più leggera e divertente. Esistono ancora delle scatole con timbri che rappresentano ciascuno una lettera dell’alfabeto. Ci sono ancora maestri che costruiscono timbri con lettere utilizzando materiali morbidi (come le patate). Ma nelle scuole i timbri non vengono quasi più usati. Anche perché la conoscenza delle lettere dell’alfabeto avviene nei bambini ancor prima dell’apprendimento della lingua scritta.

Probabilmente un tempo non era così e sembrava giusto insegnare fino dall’infanzia le singole lettere. Ancora non si era compreso che i bambini acquisiscono la lingua scritta non attraverso elementi singoli, ma attraverso contesti motivanti dove la scrittura è fatta di parole e frasi. A nobilitare i giochi con le lettere ci pensò anche Maria Montessori che, all’interno della sua “educazione sensoriale”, proponeva le lettere dell’alfabeto utilizzando materiali tattili diversi …

Oggi in commercio è facile trovare delle lettere singole disegnate su un quadrato o sul cerchio, con lettere che possono essere accostate, per comporre un nome o una parola da completare. Si tratta di materiali che possono suggerire giochi didattici diversi.

Ci sono anche insegnanti che continuano a far esercitare i bambini con le singole lettere, per consolidarne il riconoscimento (in particolare per bambini che hanno alcune difficoltà di apprendimento), proponendo piccoli giochi che richiedono una certa manualità. Materiali diversi, cartone, tappi di plastica o altro, possono essere di aiuto.

Anche molte case editrici propongono scatole di gioco che hanno come base il riconoscimento e l’uso delle singole lettere dell’alfabeto. Ecco alcuni esempi:

Un alfabeto che usa i timbri e un alfabeto “montessoriano”

In commercio si trovano anche molti alfabeti realizzati in modo che si possa giocare con le singole lettere, per comporre il proprio nome o per inventare giochi di riconoscimento con –bottoni-lettere che possono essere cuciti con il nome del bambino o dadi-lettere che possono essere infilati in un bastoncino

Naturalmente molti giochi lettere si trovano anche oggi sui siti dedicati ai bambini piccoli

Anche in questi casi, non si può parlare di gioco vero e proprio, ma di gioco didattico, strumentale all’apprendimento di elementi culturali, che risultano più legati alla memoria storica degli adulti, che alle conoscenze dei bambini di oggi. Più interessanti ci sembrano invece alcuni giochi-lettera che recuperano schemi tradizionali, come il labirinto (che può essere risolto a livelli diversi, a seconda delle difficoltà che presenta), o come il gioco dell’Oca o il Loto

Ecco, più in basso, un’Oca alfabeto, del 1950, che parte dalle singole vocali e poi utilizza sillabe e parole. Chissà se l’autore si sia sentito un precursore ludico applicando il gioco dell’Oca all’apprendimento delle lettere. Purtroppo per lui si ha notizia che nel 1773, a Parigi fu stampato un gioca dell’Oca-alfabetico dal nome Le spine cambiate in rose, Giuoco nuovamente inventato per apprendere a leggere ai bambini nel più breve tempo possibile. Il commentatore (H-R. D’Allemagne) nota come lo sforzo dell’inventore sia stato un tentativo generoso, ma che “non sembra che, in seguito, questo modo di insegnare, abbia avuto un reale successo”.

Il gioco del Loto viene chiamato in modi diversi: Lotto, Bingo, Tombola …, ma sostanzialmente di tratta di sistemare sulla scheda che si ha a disposizione, dei contrassegni, via via che le lettere vengono annunciate da qualcuno (il “banchiere”) che le estrae da un apposito contenitore. Se ne trovano di diversi tipi, in Italia e all’estero.

In questa varietà di stimoli ludici non si può fare a meno di un esempio di quanto le lettere dell’alfabeto siano utilizzate per divertire … anche quando un bambino mangia. Ovviamente non si tratta di un’idea nuova, visto che anche gli antichi greci davano ai bambini dolcetti a forma di lettera dell’alfabeto …

Ci sono poi dei giochi di costruzione tridimensionali, in cartoncino, che sono predisposti per essere costruiti. Probabilmente il loro scopo è più estetico che legato al riconoscimento delle singole lettere, ma avere in una classe un alfabeto tridimensionale come questo è sicuramente più stimolante di un cartellone tradizionale.

LETTERE DI CARTA DA COSTRUIRE http://creareconlacarta.blogspot.com

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