Anche io ne sono stato gratificato per un paio di cicli ed il ricordo che ne ho è solo quello di un sapore orribile che né il limone né lo zucchero riuscivano a mascherare e di quell’unico cucchiaio con cui veniva inserito l’olio nelle trenta bocche della mia classe, da un maestro che non ammetteva discriminanti o privilegi per nessuno . Certo, era “per il nostro bene” ed essendo la medicina repellente al gusto, per antico detto, doveva avere un grande effetto benefico.
Del resto l’uso dell’olio di fegato di merluzzo veniva da una tradizione medica antica che meritò anche tre quartine del Carducci
Vero è, santa natura, che il mio cuore
E’ un po’ delicatuzzo:
Ma io lo tiro su, povero amore,
A olio di merluzzo;
A olio di merluzzo, temperato
Con l’essenze odorose
Che mi mandan la sera co ‘l bucato
Le vergini e le spose;
Le vergini e le spose del giocondo
Italico giardino:
Però ch’io sono, e lo sa tutto il mondo
Un poeta divino.
( da: G. Carducci, Poesie, , Bologna, Zanichelli, 1935, Intermezzo 4 p.527)
La foto è tratta da: Ernesto e Anna Maria Codignola (a cura di), La Scuola-Città Pestalozzi, Firenze, 1951.
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