L’orario di scuola del turno pomeridiano si riduceva nella stagione invernale a tre ore giornaliere per evitare le ore di oscurità. Ripensandoci bene non so se per motivi di tranquillità (oggi si direbbe di sicurezza) o per risparmiare sulla bolletta della luce.
Il ricordo che ho dei miei alunni è nitido e personalizzato. L’immagine complessiva che è rimasta nella mia memoria è quella di bambini ben disposti nei confronti della vita scolastica, piuttosto tranquilli nei rapporti reciproci e recettivi nei confronti del maestro. Figura che dalle famiglie era ancora vista come una figura “su”, alla quale il bambino doveva ubbidienza e rispetto. Alla scuola veniva riconosciuto generalmente un compito di educazione complessiva e una funzione di iniziazione. Le mamme più esigenti o con figli un po’ più vivaci o indisciplinati allora –e ancora per qualche tempo negli anni seguenti- il primo giorno di scuola spesso si rivolgevano al maestro raccomandandosi (mentre il bambino se ne stava a capo basso tenuto per mano) di usare la massima severità “per raddrizzare questo ragazzo”.
Mi divertiva dei ragazzi la spontaneità e l’immediatezza che si esprimeva nelle loro osservazioni verbali (es:“I maestri non hanno paura di niente”) , nei suggerimenti (“Maestro ha visto “Tarzan e la donna leopardo?No?…vada a vederlo ci sono una marea di donne ignude” ), nelle domande cariche di speranza (Maestro ma esiste il paese dei balocchi?) .
La televisione arrivava nelle aule scolastiche come eco di qualche programma o serie per ragazzi e si esprimeva con ingenui calchi linguistici: come quello di chiamare “police” (pronunciato così come si scriveva) la polizia dei telefilm di derivazione americana. Naturalmente i ragazzi parlavano della “police” in termini ammirativi contrapponendola implicitamente alla pigra polizia di casa nostra.
Ma prevalevano ancora nel vissuto dei ragazzi e quindi anche nei loro racconti e nei loro testi la dimensione delle piccole cronache familiari e dei giochi di vicinato.
(da: Mauro Sbordoni, l’Isolotto a memoria)
Mauro Sbordoni dal 1962 al 1974 ha insegnato nella scuola elementare “Montagnola” nel quartiere dell’Isolotto a Firenze. A partire dal 1970 è stato consigliere nel Comune di Firenze e collaboratore del giornale l’Unità. Dal 1975 al 1983 assessore al Comune di Firenze. Dal 1983 al 1988 ha insegnato di nuovo nella scuola “Montagnola”collaborando con la rivista Riforma della Scuola. Dal 1988 è stato Direttore Didattico in varie sedi e dal 1995 al Settembre 2003 nella scuola “Montagnola”. Terminato il lavoro nella scuola ha intrapreso gli studi di Antropologia Culturale conseguendo nel 2009 la laurea magistrale. E’ cultore di questa materia nel Dipartimento di Scienze della formazione presso l’Università di Firenze.
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