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SCUOLA DELL’INFANZIA, UN BEL RICORDO

Arrivavamo all’asilo d’inverno spesso avvolti da una nebbia pungente.
Alcune mattine era talmente fitta che non si vedeva la strada e dove mettere i passi.

Eravamo tutti intabarrati con cappotti pesanti, sciarpe e berretti di lana spesso fatti a maglia da mamme e nonne. Eppure anche sciarpe e berretti si bagnavano a causa dell’umidità presente nell’aria.

Si andava a scuola a piedi e io dovevo fare circa venti minuti di strada per compiere il tragitto da casa all’ asilo…così lo chiamavamo allora. In realtà la scuola si chiamava “LA CASA DEI BAMBINI”.

Mi accompagnavano all’asilo la mamma oppure mio fratello più grande che mi faceva sempre correre per tutta la strada per sbrigarsi presto di questa incombenza, ma che, così, mi faceva divertire un sacco.

Attraversavamo “campi” larghi e “callette“, così si chiamano le stradine strette strette a Venezia, e un ponte fino ad arrivare al Campo dei Miracoli dove si trovava – e si trova ancora davanti alla bellissima Chiesa appunto dei Miracoli – l’edificio dove era ed è situato l’asilo. Arrivati al portone si entrava in un primo stanzino dove c’era la suora custode…Si chiamava Suor Gertrude.

Ricordo lei, minuta, con gli occhiali che apriva le mani e ci invitava ad entrare. Salutavo chi mi aveva accompagnato ed entravo nelle stanze dell’asilo. Ricordo una specie di corridoio dove c’erano i nostri armadietti…e lì, magia: via cappottino, sciarpa e berretto bagnati; e via anche le scarpe pesanti!

Campiello dei Miracoli

La nostra divisa era fatta da un grembiulino abbottonato davanti del colore che avevamo scelto. Non c’erano rosa o celeste o bianco e nero o quadretti vari, ma ognuno poteva scegliere il proprio colore e così eravamo un gruppo di bambine e bambini tutti colorati. Ricordo che avevo due grembiuli per consentire il cambio e il lavaggio. Uno di un bel colore turchese forte, con un collettino bianco e uno di un bel colore lilla. Mi piacevano tanto quei grembiuli che avevo in parte scelto anch’io e che erano stati confezionati con una morbida stoffa di cotone.

Ma la cosa più bella di quel momento era potersi togliere le scarpe e indossare delle comodissime pantofole di stoffa chiuse con un elastico come una scarpetta. Le mie erano blu. Erano la comodità’!!

Poter stare così tante ore all’asilo vestiti comodi e liberi nei movimenti era importante e ti faceva sentire come a casa.

Quando ricordo l’asilo mi viene di sentire il calore di quando entravo, dopo il freddo preso per strada e un profumo che non so riconoscere, ma che assomiglia a latte e biscotti. La suora che stava con noi si chiamava Suor Emma. Ci accoglieva sorridente in un’aula grande dove c’erano tanti scaffali ordinatissimi e contenenti diversi materiali.

Non ricordo particolari attività programmate, salvo la preghiera, alcune canzoncine e alcuni giochi insieme. Per il resto ricordo di più i materiali che toccavo. I vari giochi a incastro e quelli con le foglie che si prendevano da una tavoletta e che poi provavo a disegnare su un foglio tracciando il contorno e poi colorando. Poi c’erano dei pannelli con tanti tipi di allacciature: bottoni da infilare, nastri da annodare, velcri da chiudere e strappare. Le perle grosse e fini da infilare. E noi bambine e bambini stavamo tanto tempo ad esercitare le nostre piccole mani facendo nodi e abbottonature.

Ma la cosa che mi piaceva tanto erano le letterine… Scatole di lettere dell’alfabeto e numeri tutti distribuiti nei loro spazi nelle cassettine. Ricordo in particolare le lettere. Le prendevo, le toccavo, ne percorrevo i contorni e poi, un po’ da sola e un po’ con l’aiuto della suora ho cominciato a riconoscerle, a leggerle e poi a metterle vicine componendo le prime parole. Quello che mi piaceva di più era toccarle. Ce n’erano di diversi materiali e diversi colori, ma le più belle, per me, erano fatte con una carta vellutata che era un piacere accarezzare! Io penso che proprio per questa sensazione tattile, così piacevole, mi sono innamorata della scrittura!! Ci giocavo tantissimo!

Le letterine

E poi tanti altri materiali naturali, colorati, per costruire, assemblare, comporre, impilare, incastrare, togliere e mettere ci facevano scoprire tante cose e conoscerle. C’era poi un momento dedicato alla colazione. La merenda che ricordo di più era una specie di cioccolata che non ho più ritrovato … Un gusto di latte e nocciola, forse… Per me buonissima!

L’asilo aveva anche un ampio giardino con, da un lato, una grande costruzione in sassi e la statua di una Madonna in preghiera con il suo manto celeste e il viso da bambina. C’era anche una giostrina di ferro che girava con la spinta delle nostre braccia. Per terra c’erano i sassi che sono stati uno dei nostri giochi più interessanti per tutti gli anni dell’asilo.

Cercavamo quelli uguali, li raccoglievano per metterli in contenitori vari, li rovesciavamo, li mettevamo insieme uguali per grandezza, colore ecc., e poi cominciavamo a contarli e a raggrupparli anche per numero. Facevamo montagnole, righe, disegni con i sassi…E, di sicuro, la matematica e la geometria, ma anche pesi e misure ho cominciato proprio ad impararli così!!

L’asilo era una “casa dei bambini” privata che proponeva il metodo Montessori. Quando mi capita di tornare a Venezia non manco mai di sbirciare un momento attraverso i buchi di un cancello che, da una stradina laterale, consente di intravedere il giardino. Mi piace rivederlo e notare che, almeno fino a pochi anni fa, non era cambiato. Mi dà un senso di pace sapere che io ci sono stata bene, che penso di avere imparato tanto giocando e che, probabilmente, tante bambine e tanti bambini hanno potuto e potranno vivere una bella esperienza di scuola dell’infanzia!

Questo articolo, completato il 4 aprile 2022, è uno degli ultimi contributi di Marina Baretta, socia fondatrice del Museo della Scuola, che ci ha lasciati il 28 ottobre 2022. Abbiamo deciso di pubblicarlo a distanza di quasi due anni dalla sua scomparsa per continuare in questo modo a onorare il suo lavoro e la sua memoria.

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