La scuola rurale nasce come iniziativa filantropica di privati illuminati; il primo esperimento, di un’educazione legata ai valori della terra, fu portata avanti, nel 1880, da Cosimo Ridolfi nei suoi possedimenti di Meleto. Seguirono altri tentativi da parte dell’ abate Lambruschini, a San Cerbone, e di Domenico Cena, che istituì, ai primi del novecento nel Lazio, delle piccole scuole itineranti che seguivano i pastori e tenute da maestri volontari. Lo stato, dopo un iniziale disinteresse, istituzionalizzò queste idee e con una legge del 1923 estese la scuola rurale in tutta Italia, tanto che si passò dalle poche decine degli inizi a oltre 10000 degli anni quaranta. Lo stato italiano non gestì direttamente questi istituti, ma le affidò a varie istituzioni culturali; per la Toscana e l’ Emilia Romagna fu scelto l’ Ente Nazionale di Cultura, che era un ente amministrativo e non didattico. Questa conduzione da un lato permetteva una diffusione capillare senza i lacci della burocrazia, dall’ altro scavava un solco sempre più profondo tra scuola comune e scuola rurale, utilizzando, allo scopo di risparmiare sui bilanci, personale di scarsa formazione ed esperienza, ambienti poveri e spesso fatiscenti e programmi ridotti all’osso, tutto per risparmi sui bilanci. Si permise di fatto che si creassero due ordini d’ istruzione primaria, con due didattiche diverse per i due tipi di scuola.
Nel territorio del comune di Firenzuola, la scuola rurale era la tipologia più diffusa, ed era a disposizione delle famiglie contadine. Nel capoluogo esisteva anche un seminario ma era a disposizione dei futuri sacerdoti e per quei giovani, generalmente di famiglie abbienti, che avrebbero continuato poi con gli studi superiori.
Si ricorda anche che, a Firenzuola nell’ ex seminario, esiste un piccolo Museo della Scuola con interessanti allestimenti, che ci mostrano molti materiali didattici del periodo di cui abbiamo parlato.
Per ulteriori informazioni si può leggere: https://journals.openedition.org/diacronie/8062
