Io, alunna a Perugia

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SCUOLA VIA CORTONESE MAESTRO ARMANDO ZUCCHERINI_ANNI  SESSANTA_FLa scuola è quella cosa che ha coinvolto e talora “sconvolto” la mia vita e che l’ha attraversata dall’età di sei anni (non ho frequentato l’asilo perché mamma Maria è casalinga) fino ad ora che sto superando a vele spiegate gli anni nel mezzo del cammin di nostra vita.
Ho frequentato la prima e la seconda classe a Castel Fiorentino in una scuola, ricordo circondata da un grande giardino ghiaioso con alberi; la terza, quarta e quinta le ho frequentate a Perugia.
Il ricordo del mio maestro della scuola elementare, Armando Zuccherini è piacevole e nitido: era una persona dolce come il suo cognome, indimenticabile per noi bambini, dalla fisionomia bonaria, sempre elegante in completo (ricordo spesso di colore marrone) cravatta con borsa e cartella anch’essa di color marrone che io gli portavo volentieri (forse doveva essere il suo colore preferito.)

Era bravissimo con tutti noi e cercava sempre di conciliare le piccole liti che potevano sorgere tra noi bambini. “Vedi, Carmelina” – mi suggeriva quando andavo a riferirgli qualche dispetto – “può darsi che volesse farti solo un complimento.”
Dei compagni, allora i maschi portavano il grembiule nero, noi quello candido. Mi ricordo l’Ugolini, Marco Rondini ed il fatto singolare che io, perché buona di carattere e calma nel comportamento, ero nella fila dei maschi che spesso non me lo perdonavano e si divertivano a tirarmi l’elastico sui capelli, a mo’ di fionda, anche se poi prevalse la collaborazione.
La “scuoletta” che frequentavo la raggiungevo su una verde montagnola (sulla via Cortonese) per un piccolo e breve sentiero in salita tra orto-giardino campagna che mi piaceva tantissimo…
Ora quel sentierino e quel giardino dove giocavamo spesso a bandierina non esistono più, la modernità se li è portati via. Piazze, quale piazza “del Bacio” ed edifici avveniristici hanno preso il posto del verde.
Non mi ricordo, a colpo d’occhio la scuola media dove l’avevo frequentata…
La Magistrale me la ricordo benissimo.
Infatti ho vissuto per undici anni a Perugia, la città celebrata dal Carducci nel “Canto dell’amore”, restando innamorata della Rocca Paolina e delle antiche mura, della Fontana Maggiore, delle lunghe scalinate e delle specialità gastronomiche (dai voluttuosi “Baci Perugina”, alla Torta al formaggio, alta, gialla, bella che in piena estate si erge come un pagliaio nella verde campagna, alla “Ciaramicola”, prodotta dalla Pasticceria Piselli con dentro l’alchermes e fuori cosparsa di chiara d’uovo e abbellita di argentati e colorati zuccherini).
In questa capitale dell’Umbria ho conseguito il diploma magistrale in una scuola Assunta Pieralli, che (chissà perché?) a distanza di anni mi ha sempre ricordato il clima del “Giornalino di Gian Burrasca” di Vamba.
In classe eravamo trentun allieve tutte femmine!
La sede si raggiungeva passando sotto un arco per una stradina delimitata da possenti bastioni di mura. Ricordo le mie compagne, alcune bellissime dai lunghi capelli … una con la trecciona … e tra i professori quello di filosofia che talora ci chiamava “galline” e che mi ha dato moltissimo da imparare, costringendomi allora a prendere appunti a velocità … supersonica, velocità nello scrivere che tanto mi è stata utile a scuola nei convegni. Ricordo la giovane bionda professoressa di italiano, il burbero dall’animo buono professore di storia Accardo, la professoressa di matematica, l’altro professore di matematica Germini il vicepreside, la professoressa di inglese elegantissima … il professore cieco che talvolta aiutavo ad attraversare la strada al mattino. Mentre Perugia è teatro di parte della mia vita tra banchi, nella mia famiglia matura l’idea di trasferirsi a Firenze, dove avevo scelto di frequentare all’Università la facoltà di lingue e letterature straniere.

di Carmelina Rotundo