La piccola scuola di Paperino era una realtà un po’ diversa da tutto il territorio pratese, anche se comprendeva attività che a distanza di anni si possono enunciare come innovative.
Innanzitutto era a tempo pieno: andavamo a scuola già dalle 8.30 alle 16.30, quando ancora molte scuole di Prato facevano solo mezza giornata. Era una scuola sperimentale con giochi e attività totalmente diverse dalla scuola classica.
Possiamo prendere come esempio il famoso computer umano “aggiustafrasi”, che il nostro maestro Fabrizio Fiaschi ci fece costruire in cartonato, dove un bambino poteva entrare al suo interno e rispondere ad alcune domande o correggere dei compiti che gli altri compagni proponevano. Oppure la regia di un film dal titolo “Sogno o son desto” (chissà perché questo nome), oppure i famosi “gruppi opzionali” che 2 volte alla settimana facevamo. Erano dei laboratori di lavoro dove qualcuno imparava anche un certo tipo di lavoro artigianale, dalla falegnameria alla pittura, ecc.

Quella di Paperino era una scuola completa, dove ognuno poteva sviluppare qualunque tipologia di attività e capire le proprie capacità, con tanto collegamento tra una materia e l’altra. Forse è anche per questo motivo che, anche da adulto, ho variato più attività collegandole l’una all’altra, facendo un lavoro di tipo “camaleontico” (chiamato così da tutti gli addetti ai lavori perché richiedeva molta flessibilità e spirito di adattamento).
Inoltre c’era uno stagno, dove venivano coltivate alcune piante acquatiche e vivevano rane o pesci, e qualche bambino ogni tanto ci cascava dentro!
Un ricordo particolare in me lo ha lasciato il giornalino che scrivevamo sempre alla fine dell’anno scolastico. Era un creare da soli il libro da studiare senza aver bisogno di acquistare niente. Ciascuno poteva scrivere nei propri quaderni la propria idea, il proprio quiz da proporre agli altri. Oppure creare qualcosa di interessante proponendolo come materiale di studio, ad esempio il ritrovamento di un uccellino in giardino. Tutto era qualcosa di allettante, di nuovo, di diverso dalla vita scolastica classica, che riusciva a tirar fuori da noi scolari pensieri personali, parole nuove da scrivere sul quaderno…
Il giornalino racchiudeva barzellette, modi di dire, racconti, aneddoti, pensierini (il tema) scritti da ciascuno di noi scolari della classe. Eravamo soltanto 12 bambini, perché in quegli anni – metà anni 70 – c’era stato in quella zona un calo demografico e non saprei spiegarmi il perché, visto che tutti i genitori dei bambini che erano in classe con me erano dei gran lavoratori e persone perbene.
Ma cominciavano ad esserci i primi figli unici, per scelta e per comodità e perché non serviva più manodopera per il lavoro contadino: si era passati definitivamente all’industria. Quindi nascevano famiglie con figli senza fratelli e sembrava un’assurdità e una concezione ben lontana dalla famiglia allargata. Allora era allargata non come avviene adesso, con genitori separati e le loro rispettive nuove compagne e compagni, con figli dei loro compagni, ma con nonni e magari qualche zia in casa.
Il Giornalino trattava di questo, parlava di quel che facevamo e organizzavamo (come il computer aggiusta frasi). Ci sono racconti nel giornalino “più pazzo del mondo” – come veniva da noi declamato – con storie, barzellette e pensierini, che parlavano proprio del computer umano. Tutto era in collegamento mentale. Nel giornalino si raccontava che dopo aver costruito il computer con dei fili e scatoloni (c’erano anche le luci, che venivano fatte lampeggiare quando la frase sconnessa era inserita all’interno del computer e veniva aggiustata) c’era un bambino all’interno del computer, mentre un altro bambino doveva correggere la frase che era composta da parole scollegate tra loro. Nel momento in cui la frase veniva aggiustata si accendeva una lampadina. Il bambino che aveva inserito i cartellini con le frasi sbagliate li tirava fuori per leggerli correttamente.

Ecco, questa era la vita della classe della scuola di Paperino, la mia classe dal 1980 al 1985, dove c’era tutto il tempo per fare di tutto. Non so come e perché gli adulti riuscivano a renderla così. La paragono alla vita scolastica attuale di mia figlia di 8 anni, dove tutto è sempre veloce e di corsa, con la paura di restare indietro come bambini e come classe. Noi vivevamo invece in una tranquilla lentezza che faceva sviluppare in noi la creatività e l’inventiva: tutto quello che serve allo sviluppo dell’arte di sapersi arrangiare!


