Apri gli occhi, piccolo mio

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Nel 1923, la Riforma Gentile segna una rottura drastica con il passato positivista. Se la scuola del primo ‘900 era il luogo del “fatto” e dell’oggettività, con i nuovi programmi essa diventa il luogo dello “spirito”, dell’arte e della spontaneità. È in questo clima di transizione che, nel 1925, circola ampiamente Serenità, il corso di letture per le scuole elementari scritto da Lucia Maggia (nota anche con lo pseudonimo di Hedda)1. Nonostante il periodo storico reso complesso dalle “leggi fascistissime” di Mussolini, l’istruzione vive ancora la stagione della “Scuola Serena” ideata da Giuseppe Lombardo Radice, dove il bambino è visto come un piccolo artista e un poeta. Il testo di Lucia Maggia, pubblicato dalla casa editrice Mondadori (o spesso associato ai tipi della Paravia), si inserisce ancora negli echi di questa.

Copertina di Serenità (1925)

A differenza dei volumi fitti e severi del secolo precedente, Serenità si presenta con una veste grafica che vuole incantare. Il libro è spesso arricchito da illustrazioni delicate, fregi floreali e disegni che richiamano la vita campestre e domestica. Non è più un’enciclopedia di “cose”, ma un diario di vita. L’avvio del testo non è una fredda prefazione tecnica, ma un’esortazione alla bontà e alla bellezza. L’autrice si rivolge ai bambini con un tono materno e accogliente, assicurando che tra quelle pagine troveranno non solo lo studio, ma una guida per diventare “bravi ragazzi”.

Il libro non separa rigidamente le materie. La lingua italiana, la storia e le scienze naturali si fondono in una narrazione continua che celebra l’armonia del mondo. Nel 1925, la religione cattolica è stata appena reintegrata come “fondamento e coronamento” dell’istruzione primaria, di conseguenza, il testo della Maggia è intriso di misticismo.

L’Italia del 1925 è una nazione che sta cambiando volto. In Serenità, il sentimento patriottico è fortissimo: si parla del sacrificio dei fanti nella Grande Guerra e si inizia a introdurre la figura del Duce come colui che ha “salvato” la nazione, ma lo si fa ancora con un linguaggio poetico, quasi leggendario, lontano dalla propaganda rigida degli anni Trenta. Ogni capitolo è pensato per stimolare un sentimento.


“Apri gli occhi, piccolo mio, e guarda il mondo che ti circonda: ogni filo d’erba, ogni fiorellino che fa capolino tra le zolle, è un libro aperto che Dio ti offre per imparare la bontà. Non calpestare con noncuranza ciò che la terra ti dona, ma impara a leggervi la fatica e l’amore. La tua anima deve essere come un giardino fiorito, dove ogni pensiero è un profumo e ogni atto è un frutto dolce.”2

Il libro unico non è ancora obbligatorio (arriverà nel 1929), ma Serenità ne anticipa la funzione. È un sussurro costante all’orecchio dell’alunno: gli insegna a leggere e scrivere, ma soprattutto gli insegna a sentire. La geografia diventa il racconto delle “bellezze italiche”, la storia diventa una galleria di eroi esemplari e l’aritmetica viene spesso confinata in piccoli esercizi pratici legati alla vita della famiglia o della fattoria. In questo volume del 1925, Lucia Maggia riesce a creare un ponte tra il vecchio mondo rurale e la nuova Italia che il fascismo sta costruendo, offrendo ai maestri uno strumento che non vuole solo istruire, ma “serenamente” educare l’uomo nuovo. Secondo Gentile, infatti, l’uomo nuovo deve smettere di considerarsi un “atomo” separato dagli altri. L’individuo esiste solo in quanto parte di una realtà più grande: la Nazione e lo Stato.

La Riforma Gentile aveva immaginato la scuola come un tempio dello spirito e brani come Il Contadino di Lucia Maggia ne rappresentavano la preghiera quotidiana. In queste pagine, il linguaggio non è tecnico o agricolo, ma diventa solenne e quasi biblico, presentando il lavoratore dei campi come un simbolo sacro di virtù antica. Non si tratta solo di istruire, ma di modellare i sentimenti profondi dei bambini. Anche se la famiglia non viene descritta nei suoi affetti privati, essa appare come il traguardo di un sacrificio silenzioso: il pane, la polenta e il riso non sono solo cibo, ma i simboli di una vita guadagnata con la fatica. Il contadino è il pilastro invisibile che regge tutto, trasformando il sudore in un atto d’amore per i suoi cari. È una visione del mondo tradizionale e patriarcale, dove l’uomo protegge la casa con la sua forza e la donna ne custodisce l’ordine dall’interno accudendo i figli.

In linea con l’ideale della Scuola Serena3, la natura è una maestra severa ma generosa, e il contadino, in dialogo costante con il cielo, sembra quasi un sacerdote. Dio non viene nominato spesso, ma la sua presenza si sente ovunque, nel gesto di benedire la terra e nella gratitudine che sale dai campi. Così, il duro lavoro agricolo perde la sua pesantezza economica e diventa un rito spirituale: abituare il bambino a sottomettersi alla natura serviva a prepararlo alla futura obbedienza verso lo Stato.

Il libro Serenità non è quindi un semplice testo scolastico, ma il tentativo di trasformare l’aula in un luogo magico, dove la scrittura dolce di Lucia Maggia rendeva naturali e sacri il dovere e il patriottismo. E’ stato l’ultimo momento in cui la scuola italiana ha guardato al bambino come a un piccolo poeta, prima che la propaganda fascista prendesse il sopravvento su tutto. Rileggere queste pagine oggi ci fa capire l’anima dell’Italia del 1925, un’ istruzione in bilico tra il passato e il futuro che cercava, appunto, una propria “serenità”.

  1. Hedda, pseudonimo di Lucia Maggia (1875- 1956), è stata una nota scrittrice e giornalista italiana, celebre figura del Corriere dei Piccoli fin dalla sua fondazione nel 1908. ↩︎
  2. Citazione di Pagina 28 di Serenità ↩︎
  3. La scuola serena è un modello educativo definito da Giuseppe Lombardo Radice, fondato sulla didattica viva, dove l’apprendimento non è un’ imposizione di nozioni, ma libera espressione della natura poetica e creativa del bambino in un clima di armonia spirituale tra maestro e allievo. ↩︎