Il fanciulletto (1864)

359

“Il 14 maggio 1861, giorno natalizio del nostro re, il parlamento fece la proclamazione solenne del nuovo regno, e Vittorio Emanuele II assunse per sé e per i suoi successori il titolo di re d’Italia … il nuovo regno fu riconosciuto da tutte le potenze di prim’ordine, eccetto l’Austria”… Così termina nell’ultima pagina (288) Il fanciulletto Libro di lettura proposto agli alunni delle scuole elementari superiori da Paolo De Paoli, che viene editato per la seconda edizione nel 1864 a Milano, presso il libraio Giacomo Gnocchi1.

Non c’è dubbio che il momento della nascita del regno italico debba essere insegnato subito, secondo De Paoli, ai bambini delle scuole elementari. L’autore è consapevole che il momento è cruciale e dedica perciò un terzo del libro alla storia d’Italia (cento pagine fitte di scrittura senza alcuna illustrazione). Comincia dagli antichi popoli italici (riportando testi di Pietro Thouar), poi utilizza pagine e pagine per narrare dei primi romani e dei sette re di Roma e poi – via via – racconta le guerre puniche, le repubbliche marittime, il governo spagnolo in Italia, la rivoluzione del 1789, Napoleone, fino alle rivoluzioni del risorgimento in Lombardia e nel Veneto e la ritirata di Radetzky, il generale austrico che aveva difeso i possedimenti austriaci del regno del Lombardo-Veneto.

Il fanciulletto si rivolge ai bambini del secondo grado. Era in vigore in quegli anni la Legge Casati del 1859 (Gabrio Casati era allora il ministro della Pubblica istruzione), legge approvata quando c’era ancora il Regno della Sardegna e che istituiva una scuola elementare costituita da due bienni, il primo dei quali era obbligatorio (sia per i maschi che per le femmine, anche se in classi separate). L’altro biennio era detto “superiore” e corrispondeva – più o meno – alle attuali classi terza e quarta della scuola primaria attuale. Si poteva aprire una scuola solo se nei Comuni si raggiungevano i cinquanta alunni. La scuola c’era, ma i bambini che la frequentavano erano ancora un numero molto basso e l’analfabetismo era in Italia attorno al 75%. Nel 1860 Terenzio Mamiani, ministro dell’istruzione, diffuse i programmi scolastici conseguenti la legge Casati, ai quali anche Il fanciulletto si adegua.

La prefazione al testo de Il fanciulletto, spiega che “Nel compilare pei giovanetti delle scuole elementari superiori, questo libriccino, io ebbi principalmente la mira di porger loro una serie di racconti, i quali valessero a viemeglio nudrire (sic) ed accendere ne’ loro cuori i più puri e cari affetti della vita”. Ciò che l’autore intende “accendere” è chiaramente indicato: “amore e rispetto ai genitori, alla patria, alla società”. Le materie indicate dai programmi Mamiani erano religione, lingua italiana e aritmetica, nella prima classe inferiore e superiore. Nella seconda e nella terza classe viene aggiunta la lettura “spedita ed a senso nel libro di testo (per la seconda) e “spiegazione del libro di testo; breve esposizione dei doveri dell’uomo; nomenclatura appartenente alla geografia fisica” nella classe terza.2

Gabrio Casati, ministro dell’istruzione del Regno

Il testo è suddiviso in due parti. La prima è dedicata ai racconti e alle poesie ed insiste sul tema della riscossa patria e degli eventi coraggiosi che attraverso i secoli hanno portato al Regno d’Italia. I bambini dovevano conoscere anche la lontana origine storica del “condiviso” desiderio italico di essere un’unica nazione. Il testo su La vittoria di Naefels ne è un chiaro esempio (61-65): “Gli Austriaci, che con pretesi diritti e colla ragione del più forte volevano condannarci al servaggio …. e il comandante austriaco voleva imporre il sacrificio di tutte le nostre franchigie e i doveri della servitù … ma noi mandando altissime grida ci avventammo contro la fanteria austriaca sobissata da una grandine di pietre … con tal impeto, che essa, credendoci un numeroso esercito, colta da improvviso terrore …non si poté più trattenere e chi poté essere tanto avventuroso da non andarsene col cranio fracassato, passò a nuoto le acque del fiume”. Era l’8 aprile 1388.

Paolo De Paoli nel Fanciulletto non dimentica (anche perché la religione era la prima materia di studio) che la cultura dell’epoca era piena di fervore religioso e già a pagina 8 inserisce il racconto La preghiera dove si legge (e si vede) “una madre che insegna a pregare al suo figlioletto … la donna, elevata sopra le cose terrene somiglia agli angioli …” e al bambino “si stampa nel cuore la preghiera ch’essa gli insegnò”.

La preghiera (G. Cantù)

I racconti che seguono riportano un quadro piuttosto drammatico della condizione del popolo: si racconta de Il povero (p. 4), “che non ha conosciuto padre né madre” o si narra delle Sventure di una madre (9), o anche de L’annegato (24), e de L’ultimo addio (51), poi c’è una La valanga (65) e non manca Il dolore dei defunti. (90) Sono narrazioni spacca lacrime che ben si addicevano al clima ottocentesco e all’idea che le disgrazie erano sempre pronte e che la loro condivisione (e la loro protezione da parte di chi di dovere) potevano alleviarle, senza eliminarle. Interessante anche notare che nella parte dei brani letterari sono riportati diversi stralci da I Promessi sposi di Alessandro Manzoni (la prima edizione è del 1827), un testo presente anche cultura popolare che circolava in quegli anni. La prima parte del testo accoglie anche una serie di poesie di autori autorevoli (V. Monti, L. Ariosto, T. Tasso, V. Parini …) segno che di una forte attenzione anche alla cultura classica dell’epoca.

La prima parte de Il fanciulletto si conclude con un riferimento alle scienze (Fisica), dedicando alcune pagine Sul Barometro e sul Termometro e al Vapore. La seconda parte è dedicata alle descrizioni geografiche (Europa, Africa, Oceania e America) e storiche. Quest’ultima parte (oltre cento pagine di scrittura fitta, è senza illustrazioni). Nei libri dell’epoca traspare una esigenza “informativa” molto forte, e nella didattica, oltre ad insegnare a leggere, scrivere e far di conto, si avvertiva l’esigenza di trasmettere informazioni sulle discipline e le scoperte dell’epoca. Un’attenzione che non viene elusa da altri testi scolastici di lettura che circolavano nelle scuole dopo la Legge Casati. Le Letture per la Terza e Quarta Elementare, compilate da Giovanni Castrogiovanni (operetta approvata dal Ministero dell’Istruzione Pubblica con Decreto 16 aprile 1864)3, ne sono un esempio. L’estensore, oltre e a dichiarare la sua “venerazione” per gli autori autorevoli dell’epoca (cita Thouar, Pallavicini, Pellico…), cerca di realizzare un libro di letture “semplificato” (nonostante ci mostri capitoli sulle scienze fisiche e naturali, la storia, la geografia…). La sua idea (ripetuta nelle diverse edizioni al testo) è che “nella prima età non occorre saper tutto a farci conoscere ciò che bisogna apprendere quando che sia”, l’importante è “lasciare il seme” perché i bambini “un giorno ricevano il loro compiuto svolgimento dalla cultura e dal tempo” (p. V).

1 La prima edizione, è stampata Presso Giacomo Gnocchi Libraio Editore è del 1860.

2 Programmi per la scuola elementare annessi al Regolamento, 15 settembre 1860. Le istruzioni ai Maestri delle scuole primarie sul modo di svolgere i programmi approvati sono diffuse per Decreto nella stessa data e sono ricche di dettagli su come il Maestro dovrà insegnare l’obbedienza e il rispetto verso la famiglia e lo Stato.

3 Castrogiovanni G., Letture secondo il Programma Legislativo per la Terza e Quarta Classe Elementare, Paravia, Torino, 1865.