La maestra

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La diligenza si fermò innanzi ad una bottega dove si vendeva di tutto, dal tabacco al pane, dall’anisetta alla fettuccia, dal pepe alla carta, dalle penne al sale, allo zucchero ed ai confetti.
La padrona della bottega, tutta affaccendata a ricevere dalle mani del vetturino le provvigioni di ogni genere ch’egli portava da Frascati, non prestò nessuna attenzione a Ginevra, che, per farsi indicare dove trovavasi la scuola, fu costretta ad entrare nella bottega, in un angolo della quale vi erano parecchi tavolini dove il medico, lo speziale, il segretario ed altre due o tre notabilità del paese passavano regolarmente una parte della serata a giuocare la solita partita od a chiacchierare sempre delle stesse cose e delle stesse persone.
L’entrata della maestra produsse un certo effetto, e i giuocatori rimasero un istante colle carte in mano per isquadrare la nuova arrivata con quello sguardo di curiosità insolente che tanto umilia ed offende.
Il medico, meno zotico degli altri, rispose a Ginevra che per la quinta volta chiedeva l’indirizzo della scuola e propose di accompagnarla; ma i suoi compagni di giuoco protestarono in coro, dicendo che la maestra poteva benissimo farsi condurre dal garzone della bottega.
La scuola trovavasi all’estremità del paese, in casa di una vecchietta, la quale, essendosi già coricata, tardò un buon quarticello prima di decidersi ad aprire. Il pianterreno della casa era tutto occupato da una stanza piuttosto ampia che serviva di scuola e da una stanzuccia più piccola destinata alla maestra.
Ginevra licenziò il ragazzo che l’aveva accompagnata, mentre  la vecchia intirizzita di freddo, le raccomandava ripetutamente di tener ben chiusa la porta e di non aprire la finestra durante la notte per paura di qualche sorpresa. Le portò un paio di lenzuola, aspettò che la nuova ospite togliesse dalla valigia ed accendesse una candela, dopo di che se ne tornò a letto, dicendole che all’indomani avrebbero guardato insieme se tutto era ben disposto.
La scuola era intieramente occupata da quattro file di banchi, da una cattedra vecchia e polverosa, un cartellone ed una lavagna: Sulla parete principale erano appesi un crocifisso tutto annerito ed un ritratto del re.
Ginevra depose il lume sulla cattedra e si mise a sedere su un banco, terminando di mangiare i pochi biscotti che le rimanevano, il che non valse certo ad acquietarle l’appetito, ma in quel luogo ed il quell’ora dovette rassegnarsi.
“Potessi almeno dormire” disse ad alta voce ed entrò nella stanza che doveva ormai diventare la sua abituale dimora.
Quantunque abituata alla meschinità della sua casa, la poverina rimase dolorosamente sorpresa nel vedere la miseria della camera a lei destinata.
Un letto tanto grande che avrebbe potuto comodamente servire per due; un tavolo inverniciato con sopra un vecchio mobile che aveva la pretesa di somigliare ad uno specchio; due seggiole impagliate, tre o quattro chiodi disposti in fila sulla parte e che dovevano servire per appendervi i vestiti, formavano tutto l’arredo.
Ginevra posò la valigia su di una seggiola, fece il letto e si spogliò in fretta, parte per la stanchezza, parte per ispegnere il lume e non vedere più quelle pareti nude e giallognole che davano alla camera l’apparenza di una prigione: Mentre stava per coricarsi le tornarono in mente le raccomandazioni della vecchia e, scalza, tremante, andò avedere di nuovo se la porta e la finestra fossero ben chiuse, assalita improvvisamente da una pazza e fanciullesca paura.
Spense il lume, cacciò il capo sotto le coltri, ma non poté prendere sonno. Sentiva freddo e non aveva coraggio di scendere dal letto per gettarsi indosso qualche cosa; si rannicchiava, si ripeteva ch’era una sciocca, provava a pensare ciò che avrebbe fatto la mattina di poi durante la sua prima lezione, ma erano inutili tentativi. Le parole della padrona di casa le tornavano alla mente con insistenza; rammentava tutte le orrende storie di delitti e di assassini lette altravolta nella cronaca del Messaggero, e batteva i denti pel freddo e per la paura.

( da: Clarice Tartufari, Maestra, 1887.  Oggi pubblicata da Avagliano Editore, Roma, 2006).

 

Ginevra, protagonista di una lunga novella che racconta la storia di una giovane maestra, è al suo primo incarico. Nominata in un piccolo paese a qualche miglio da Frascati si trova ad affrontare una realtà ben diversa da quella che aveva sperato ed immaginato. Qui è riportato il brano in cui la protagonista arriva alla sua sede di insegnamento.