LE PAGELLE NEI 150 ANNI…

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Con il contributo del Consiglio Regionale della Toscana e della Facoltà di Scienze della Formazione di Firenze, il Museo della Scuola propone una mostra per ricordare i 150 anni della scuola elementare attraverso il tema delle pagelle.

Le pagelle raccontano non solo l’andamento periodico degli studi di un alunno e l’esito finale di un anno scolastico, ma parlano della scuola nel suo insieme attraverso le materie di studio indicate, i modi di sintetizzare i risultati, la scansione con cui questi erano comunicati alle famiglie, gli orari e il calendario di un anno di scuola, spesso i doveri dei genitori verso l’obbligo scolastico e, in tempi più recenti, l’analisi della personalità in divenire dell’alunno. In breve e più in generale le pagelle raccontano una parte di come e  quanto la società abbia via via investito sul proprio futuro, attraverso la formazione data alle nuove generazioni.

Numerosi pannelli cercheranno di illustrare questo particolare aspetto della scuola elementare, affiancati dall’esposizione non solo di pagelle  ma anche di molte altre cose originali che del fare scuola sono stati gli strumenti.


Una rivoluzione nella ricerca storico-educativa: la documentazione scolastica e…le pagelle

Franco Cambi

  1. Una storia di idee e ideologie, ma anche di istituzioni, di pratiche, di mezzi

Oggi siamo davanti a una ricerca storico-educativa che si è radicalmente rinnovata e che ha assunto un volto più articolato e complesso. Tale ricerca è sì, ancora, ricerca di storia delle idee (filosofiche, scientifiche, ideologiche) ma è sempre di più anche “storia sociale dell’educazione” che si è venuta articolando su più fronti: istituzioni, pratiche sociali, “costumi educativi”, toccando così molte frontiere dell’educazione diffusa e vissuta. Dalla famiglia alla scuola. Dall’infanzia al genere. Dalla stampa periodica al libro. Dall’associazionismo alle pratiche mediche e igieniche. E via dicendo.

La ricerca storico-educativa si è fatta meno uniforme, meno monolitica e si è sviluppata con metodi diversi e secondo oggetti diversi e via via più sottili e trasversali o di frontiera. Ma così tale ricerca è cresciuta, si è sofisticata, si è aperta a un quadro più maturo. Coinvolgendo al tempo steso anche una più attenta e aperta (ancora) riflessione metodologica, che va dai “bacini documentari” alle “ottiche interpretative”, allenandosi attraverso un comparto critico e attento con la metodologia storica attuale e radiografando sempre di più la stessa complessità oggettuale e metodologica che è necessario tener viva in tale ambito della ricerca storica. Si, perché l’educazione è pervasiva della e nella vita sociale e tutta l’attraversa, disponendosi un po’ ovunque, e sempre anche se in modi diversi nelle diverse età storiche. Ora è proprio questa ricchezza/complessità/pervasività che deve essere tutelata e ciò può essere fatto solo attraverso una fine, sempre più fine, riflessione metodologica.

  1. La frontiera della ‘storia materiale’

In questa crescita della ricerca storico-educativa una delle ultime (o penultime?) frontiere che si sono affermate (e sempre in stretto dialogo con la ricerca storica tout court) è stata quella della “storia materiale” anche in educazione. Storia dei “mezzi” educativi, degli “oggetti” usati per educare. Dal giocattolo al libro, dal vestiario agli “oggetti” scolastici. E proprio su questi si è, via via, fermata l’attenzione. Dando vita a musei scolastici, a archivi delle scuole, a raccolte di libri o di giocattoli. Si pensi solo alla raccolta di libri per l’infanzia realizzata a suo tempo da Walter Benjamin e che oggi si trova in Inghilterra e che è nella testimonianza di questa “svolta documentaria” dell’educazione. Ma si pensi anche ai vari musei didattici presenti in Italia, a cominciare da quello romano, costruito presso l’Università di Roma 3, che conserva reperti della scuola dell’Agro Romano, oltre a banchi, libri, foto etc. Come pure agli studi sul ruolo educativo delle immagini nelle varie epoche storiche, che hanno ampliato la visione stessa delle “frontiere educative”. Dai cicli pittorici nelle chiese Medievali su su fino ai fumetti e ai programmi TV o ai videogiochi.

Sono, così, le “cose” che emergono a oggetto di ricerca storica, e esse ci parlano in modo preciso di tempi e modelli dell’educazione. che vanno recuperati nella loro identità e letti nella loro complessità, per riattivare una comprensione dei “contesti di senso” (Ferrari) delle forme educative e di ieri e di oggi. Dalle “cose” educative ci viene una “lezione” che integra idee, istituzioni, pratiche e dilata lo stesso “costume educativo” assegnandogli un profilo anche materiale che ne riattiva e la forza operativa e il significato culturale, al tempo stesso.

  1. La scuola e i suoi documenti

La scuola, poi, si è rivelata un bacino privilegiato di tale storia materiale. I suoi “oggetti” sono sempre carichi di significati: di tradizione, di intenzionalità, di pratiche vissute etc. Le sue “cose” sono ben integrate in un “contesto di senso” e, al tempo medesimo, lo illuminano e lo entificano. Basta riflettere su quegli archivi scolastici che sono, ormai, in costituzione un po’ dovunque, censendo i materiali rimasti fino ad oggi. Spesso lacunosi. Spesso disorganici. Ma sempre significativi perché riattivano le pratiche vissute della scuola e, insieme, il suo sviluppo di “apparato” pubblico e burocratico. Illuminando, così, il suo “vissuto” e la sua “funzione”. Ma quali sono i documenti materiali presenti in tali archivi? Più rari sono gli oggetti strutturali dell’aula (banchi, lavagne, etc.). Più comuni (e speso recuperati anche fuori della scuola) sono le penne, i calamai, i quaderni. Ma al centro stanno i documenti burocratici (registri, relazioni, pagelle, circolari, elaborati, etc.) assai significativi per farci leggere l’organizzazione della scuola e anche molte delle sue pratiche didattiche. Sono documenti tutt’altro che inerti, se ben interrogati. E sono ben interrogati se fatti parlare rispetto alla politica scolastica, alle pratiche educative, alle consuetudini dell’insegnare/apprendere, etc.

Finalmente tale doppia attenzione – a conservare e a interpretare – verso questi documenti è ben presente e in molti casi ben attivo e nella scuola e nella ricerca storico-educativa. Rivolta sia all’ieri più lontano sia all’oggi, come pure all’ieri più prossimo. Si sono studiate le scuole monastiche, secondo questa prospettiva. Come i collegi. E poi gli istituti scolastici moderni e contemporanei. Partendo dai libri, ma coinvolgendo poi anche le didattiche, l’organizzazione degli spazi scolastici, i riti stessi del lavoro scolastico in classe.

  1. La pagella: ruolo e identità

Tra i vari materiali scolastici un “posto” significativo, e molto, è occupato dalle pagelle. Esse sono anche il trait d’union tra scuola e famiglia. Lì la scuola si offre in tutta la sua ufficialità e nel suo ruolo di giudizio, come pure in quello comunicativo: rendendo comprensibile il suo giudizio, a beneficio della stessa famiglia, oltre che dell’allievo.

Già il frontespizio della pagella risulta sempre storicamente determinato. Rappresenta lo stato (o l’istituzione) e lo fa in modo spesso enfatico. Lì appaiono simboli e figure (spesso) proprio per rappresentare questa ufficialità e questo ruolo di servizio rispetto alla Comunità Organizzata (in genere nello Stato). Poi ci sono le pagine interne, disposte tra materie, voti e firme di familiari. Le discipline fissano i piani della formazione scolastica. Necessari tutti a una buona formazione. Poi i voti: che “marchiano”, ma anche indicano lo status dell’apprendimento dell’allievo e, così, sollecitano, elogiano o emarginano. È forse l’aspetto più brutale della pagella. Infatti, poi, sostituito da giudizi: più blandi, forse anche più incerti, ma più “pedagogici”. Infine la firma dei familiari: per presa visione. Per dar prova di consapevolezza. Attraverso una nuda comunicazione. Che sollecita, dopo, un dialogo tra famiglie e scuola? E invita a una collaborazione? Forse. Ma molto forse.

La pagella, allora, è una realtà materiale scolastica assai complessa. Ci dice molte cose. Va studiata, anche e soprattutto nella sua stessa esistenza storica. Come ha fatto una mostra, curata da Umberto Cattabrini, allestita nella Facoltà di Scienze della Formazione a Firenze, nel mese di ottobre 2011 e che ha avuto successo: e di visitatori e di “recensori” possiamo dire. E proprio perchè toccava uno dei mezzi più centrali (e più ambigui e complessi) del “fare scuola” di ieri e di oggi.

  1. Guardando una mostra

Una mostra efficace: che ben evidenziava tre aspetti delle pagelle.

1°. La loro evoluzione storica, relativa al loro stauts di “atto” pubblico” e alla loro valenza pedagogica. Evoluzione relativa all’Italia Unita e ai suoi 150 anni di storia. Tale evoluzione veniva ben delineata con un’ascesa dal burocratico al pedagogico e al ruolo “educativo” assegnato alla pagella nell’Italia attuale (a parte il regresso-Gelmini: verso i voti e, perfino, il voto in condotta!).

2°. Il loro contesto ideologico e culturale, col supporto di circolari, decreti, ma anche: libri di pedagogia, sussidi didattici (dal libro di testo a altri materiali scolastici). Col corredo di foto intensamente rievocative. Dalle pagelle alla scuola, alla “vita scolastica” possiamo dire.

3°. La loro identità epoca per epoca e il loro uso ideologico da parte dello Stato per esaltare se stesso e per evidenziare la propria funzione formativa di cittadinanza. Attraverso sì i simboli compresi nel materiale-pagella, e attraverso le informazioni sull’apprendimento degli alunni in essa contenuti. Lo Stato è lì presente come Autorità: è in generale e in particolare, dentro lo stesso habitat scolastico. Anche se via via, in modo sempre più leggero e senza enfasi. In modo sempre più strettamente educativo e senza retorica.

Allora la mostra-Cattabrini è stata un’occasione autentica di lettura della “storia materiale” della scuola e di una lettura che articola bene tutta la complessità di tale approccio e documentario e interpretativo.

  1. Becchi, A. Semeraro (a cura di), Archivi d’infanzia, Firenze, La Nuova Italia, 2001
  2. Bodei, La vita delle cose, Roma-Bari, Laterza, 2009
  3. Cambi, Storia della pedagogia, Roma-Bari, Laterza, 1995
  4. Catarsi, Leggere le figure, Tirrenia, Edizione del Cerro, 2007
  5. Escolano Benito (a cura di), La cultura material de la escuela, Berlanga De Duero-Soria, Ceince, 2007
  6. Farné, Iconologia didattica, Bologna, Zanichelli, 2003
  7. Ferrari, La lezione delle cose, Mantova, Comune di Mantova, 2077
  8. Ferrari, M. Morandi, E. Platé, Lezioni di cose, lezioni di immagini, Mantova, Spiaggiari, 2011
  9. Frugoni, La voce delle immagini, Torino, Einaudi, 2010
  10. Genovesi (a cura di), Il quaderno umile segno di scuola, Milano, Franco Angeli, 2008
  11. Hengst, H. Zeiher (a cura di), Per una sociologia dell’infanzia, Milano, Franco Angeli, 2004
  12. Klein (a cura di), Sui consumati banchi…, “Archivi per la storia”, 1997
  13. H. Luquet, Il disegno infantile, Roma, Armando, 1969
  14. Montino, Le parole educate, Milano, Selene, 2005
  15. Nardi et al., Museo e pubblico. Un rapporto educativo, Milano Franco Angeli, 2004
  16. Pruneri, Materiali e sussidi didattici, in L. Pazzaglia (a cura di), Editrice La Scuola. Catalogo storico, Brescia, La Scuola, 2004
  17. Ragazzini (a cura di), Dal documento alla documentazione, Firenze, Le Monnier, 2001
  18. Vanni, Archeologia della scuola, Bologna, Clueb, 2011
  19. Zuccoli, Dalle tasche dei bambini…: gli oggetti, le storie e la didattica, Azzano San Paolo, Junior, 2010