Quercegrossa

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[frame src=”https://www.museodellascuola.it/wp-content/uploads/2014/01/cose_118.jpg” align=”left” linkstyle=”pp”]Quercegrossa è un borgo di circa duemila abitanti, posto a dieci chilometri da Siena sulla strada che, attraversando il territorio del Chianti, porta a Firenze.
Diviso tra i comuni di Monteriggioni a ovest e Castelnuovo Berardenga a est, era nel medioevo un castello di difesa senese contro le mire di Firenze. Territorio a vocazione agricola per secoli, ha vissuto, in decenni a noi vicini, quelle grandi trasformazioni che fanno la realtà attuale ormai molto lontana da quella che si poteva ancora registrare appena mezzo secolo fa, ma che tuttavia rimane come matrice delle scelte di un modo di vivere.
E se ovunque le innovazioni portano a cambiamenti anche profondi del tessuto sociale, l’importante è non perdere la propria identità, quell’identità che solo la memoria ci aiuta preservare. Del passato di questa realtà si è fatto testimone Lorenzo Mori, con un racconto posto al confine tra la documentazione storica e la memoria del proprio vissuto.
Molto efficace e interessante per il Museo la parte che il Mori dedica alla scuola elementare, in un lungo capitolo ben documentato anche per la parte fotografica.
Questa memoria offre interessanti spunti di riflessione per chi si occupa di storia della scuola, in particolare per quanto l’autore scrive sul difficile avvio della scolarità pubblica a Quercegrossa, che conferma quanto già rilevato dall’indagine sull’istruzione primaria e popolare in Italia, di Camillo Corradini nell’a.s.1907-1908, in cui si evidenziava lo scarso numero di alfabetizzati nella campagna della Toscana. Di non minor interesse è poi il racconto sulle maestre che via via si sono succedute nella scuola del borgo, per l’immagine che ognuna di esse ha lasciato nel ricordo della comunità e per lo stile di insegnamento percepito allora dagli alunni e le loro famiglie. Ma è la completezza del racconto di Lorenzo Mori che, documentando ogni possibile momento della vita di Quercegrossa per gran parte del XX secolo, ne fa un raro documento sugli studi del rapporto tra scuola e contesto sociale.

Ricordando la Scuola ho voluto dare di proposito uno spazio adeguato a questo capitolo perché esso riguarda tutti indistintamente: tutti, infatti, siamo passati nella Scuola, volenti o nolenti, e in essa siamo stati formati ai primi rudimenti della conoscenza. Vi abbiamo ricevuto le prime lezioni, non solo scolastiche, ma anche di vita e sperimentato i primi errori e le prime gioie. Senza nulla toglier alle famiglie, la Scuola è stata la grande addestratrice: il primo vero campo d’esperienza dove abbiamo iniziato le timide e incerte relazioni sociali e imparato a conoscere gli altri; vi sono nate anche le nostre durature amicizie e vi abbiamo fatto le prime scoperte del mondo che ci circonda. Ognuno di noi ha nella propria memoria un angolino riservato alla Scuola, ma è là, lontano, illuminato da una fioca luce. Alcuni oggetti sono in primo piano ed emergono più nitidi: rivedo il mio fedele astuccio; ci sono la cattedra e la lavagna in tutta la loro chiarezza; rivedo la signorina Bongini, come fosse ora. Ma qualcosa è nell’oscurità, indistinguibile. Mi concentro, intravedo confuse ombre lontane… cos’è quello? Ma è il primo giorno di scuola! Immagini sfumate ma propositive di antiche e dimenticate sensazioni. Sono solo, seduto al banchino dove mi ha lasciato la mia mamma. Il grembiule nero profuma di nuovo e faccio mostra di un bel fiocco blu. Un quadernino lindo e un lapis sono posati davanti, ma un groppo alla gola mi blocca … non voglio piangere: emozione, timidezza e batticuore. Arrivano altri ragazzi, volti conosciuti e sconosciuti, faccio fatica a ricordare le loro facce: Annina, Giovanna, Egidio e altri di cui non ricordo nemmeno il nome. Compagni di un lungo cammino e tutti insieme forgiati in quel grande crogiuolo che è stata ed è la Scuola di ogni tempo.

Per leggere tutto il testo sulla scuola di Quercegrossa
www.ilpalio.org/introscuola.html

Il Museo della Scuola ringrazia Lorenzo Mori per la gentilezza con cui ci ha messo a disposizione il suo lavoro, che proponiamo ai visitatori anche come un invito a farci conoscere altre storie di altre realtà da pubblicare in queste pagine.