Piccole storie di maestre e maestri in una valle alpina, a cura di Monica Chiappini
“Fare l’insegnante non è un lavoro che fai quando non c’è altro. Lo fai quando non c’è altro che vorresti mai fare” (Enrico Galiano)
Questa storia è costituita da alcune interviste che ho elaborato e poi sottoposto alla pazienza di alcune maestre e maestri della Valle Camonica, a volte in presenza, altre volte raccogliendo le risposte via mail.
La valle Camonica è una valle alpina della provincia di Brescia.

In particolare, l’Alta Valle, dove si trovano la maggior parte delle scuole citate nelle interviste, si divide geograficamente all’altezza di Edolo (720 m. sul livello del mare): a ovest si va verso il passo dell’Aprica (1181 m.) e le Alpi Orobiche, mentre verso est si sale ai 1883 m. del passo del Tonale, confine con il Trentino, le Alpi sono le Retiche dominate dal gruppo dell’Adamello.
Quasi tutte le scuole di cui parlano gli intervistati sono ormai edifici dismessi, a volte destinati ad altro uso di tipo sociale, altre volte addirittura vendute a privati oppure semplicemente lasciate all’incuria. Anche per questo ho voluto pensare a queste interviste, per dare voce ai protagonisti di una scuola che, a suo modo, è stata eroica e per provare a dare nuova visibilità a paesi che hanno patito enormemente lo spopolamento delle terre alte negli ultimi decenni, prima che si riducano definitivamente a parco giochi per turisti, a un fondale ordinato e accattivante, ma svuotato di quotidianità. Perché sono ancora convinta che senza la scuola non c’è futuro.
Le risposte date dalle maestre sono eterogenee, ma prevale la possibilità di conciliare lavoro e famiglia e il sottostare a una decisione dei genitori, in molti casi dettata anche da motivi economici. La scelta, infatti, è stata quasi sempre poco consapevole, ma dettata piuttosto da contingenze economiche e dalle indicazioni della famiglia desiderosa di un futuro sicuro con il “posto fisso” nello Stato (si tenga presente che i due uomini intervistati provengono da famiglie contadine numerosissime, Alberto Moreschi addirittura da una famiglia con 14 figli). Probabilmente ha però giocato in questo anche il tipo di riconoscimento sociale di cui ancora godeva la professione di insegnante.
Hanno partecipato alle interviste:
Alberto Moreschi (classe 1936 – scuola secondaria, poi dirigente scolastico). Nato in una famiglia numerosissima di ben 14 figli tra i quali molti emigrati all’estero, Alberto ha potuto studiare e dedicarsi alla scuola e al bene comune in qualità di Sindaco del suo paese, carica che ha ricoperto per ben 29 anni. Tuttora legge, studia e scrive quotidianamente spinto da un’inesauribile curiosità.
Angela Dassa (Scuola primaria).
C. (classe 1941- scuola dell’infanzia).
Elena Rossini (Classe 1937- scuola primaria). Elena ha insegnato per quasi tutta la sua carriera nella piccolissima scuola del suo paese natale ed ha svolto il suo compito sempre in pluriclassi piuttosto numerose.
Fausta Pina (Classe 1947 – scuola dell’infanzia). Fausta è una donna forte e molto impegnata nel sociale. Dopo la pensione ha trascorso lunghissimi periodi in Tanzania dove è stata l’anima e il motore di una scuola e un ospedale.
Giancarlo Maculotti (Classe 1948 – scuola primaria, poi Dirigente scolastico). Giancarlo è nato ed ha vissuto per molto tempo nel paese più a nord della Val Camonica, Pezzo. Nella quarta di copertina di un suo libro si definisce così: “…dopo una lunga carriera come pastorello è approdato all’insegnamento e poi alla dirigenza”. È un uomo ricco di interessi che vanno dall’arte, alla storia, alla didattica, alle usanze locali.
Lucia Tamini (Classe 1941 – scuola primaria). Lucia ha insegnato per lunghi anni nella scuola elementare e dopo la pensione si è dedicata al volontariato per una organizzazione sindacale.
Lucia Bianchi (Scuola primaria). Anche Lucia dopo i primi anni di supplenza ha insegnato quasi sempre alle scuole elementari del suo paese. Ha sempre amato viaggiare e tuttora si dedica a lunghi viaggi in giro per il mondo.
Margherita Rossini (Classe 1960- scuola primaria). Margherita è una donna ancora giovane che si è dedicata alla scuola con passione e che ora, in pensione, si occupa di volontariato.
Sandra Bianchi (Classe 1960- scuola primaria). Dopo gli anni di insegnamento a cui si è dedicata con grande passione e competenza Sandra sta trascorrendo gli anni della pensione dedicandosi a mille interessi e al volontariato.
Le domande:
A) Perché hai scelto la professione di insegnante?
B) Quando hai iniziato ad insegnare?
C) Puoi raccontare brevemente la tua prima esperienza nella scuola? Ricordi la tua prima sede di insegnamento: dove si trovava? Come era la scuola? E la tua aula? Con quale mezzo raggiungevi la sede scolastica?
D) Ricordi l’introduzione dei decreti delegati tra il 1973 e il 1974? Nacquero da un’esigenza di democrazia e partecipazione alla vita della scuola. Come cambiò per te l’insegnamento?
E) Puoi raccontare qualche aneddoto risalente ai tuoi primi anni da insegnante?
Le risposte…Alla prossima puntata!


