Piccole storie di maestre e maestri in una valle alpina, a cura di Monica Chiappini
PARTE QUARTA
La quarta domanda (D) Ricordi l’introduzione dei decreti delegati tra il 1973 e il 1974? Nacquero da un’esigenza di democrazia e partecipazione alla vita della scuola. Come cambiò per te l’insegnamento?
Il fermento degli anni ‘60 e ‘70 è ormai un lontano ricordo nella scuola italiana, ma alcuni degli intervistati ricordano ancora con calore il cambiamento di quegli anni. Colpisce l’affermazione di C. che sostiene di non saper argomentare, ma inquadra poi benissimo il vero spartiacque nel suo lavoro scolastico.
Angela: Per me non cambiò nulla, i decreti sono burocrazia, non democrazia.
Lucia T.: Ricordo l’introduzione dei decreti delegati da tanti di noi auspicata. Si sentiva la necessità di coinvolgere i genitori nel processo educativo. Per me non è cambiato nulla. I genitori li ho sempre avuti al mio fianco anche prima dell’introduzione dei decreti delegati.
Elena: Cambiò in meglio, finalmente non dovevo essere da sola a decidere cosa fare per migliorare il personale aggiornamento ed inoltre non avrei più avuto pluriclassi.
Margherita: I decreti delegati del 1973/74 erano stati materia di studio del concorso magistrale uscito nel 1982/83….quando io sono entrata in ruolo, questa forma di partecipazione dei genitori era già presente.
Giancarlo: Ricordo benissimo la nascita dei decreti delegati. Nel nostro gruppo di auto aggiornamento, che si riuniva tutte le settimane nella Media Valle, abbiamo discusso animatamente sulla opportunità o meno di coinvolgere i genitori nella scuola. C’erano molti pareri contrari mentre io ero tra coloro che ritenevano che non si potesse efficacemente insegnare se veniva a mancare il consenso delle famiglie. Era per questo che un coinvolgimento dei genitori lo vedevo positivamente. Accanto a questa opportunità offerta dei decreti delegati però bisognava sviluppare una professionalità che non si facesse intimidire da richieste al ribasso che a volte provengono dalle famiglie. Bisogna sempre puntare più in alto e mettere l’asticella sempre qualche centimetro più su del necessario perché il senso della sfida è fondamentale in educazione e nell’insegnamento.
Sandra: Quando cominciai la mia professione di insegnante i decreti delegati erano già stati attuati. Il termine giuridico (“decreti delegati”) era già nel linguaggio comune a significare, in estrema sintesi, la complessa operazione con cui si introduceva nella scuola statale italiana la rete degli organi collegiali destinati ad aprirne le porte all’irruzione del “sociale”.
Questi si ispiravano a tre concetti di base:
– PARTECIPAZIONE, che implicava la gestione collegiale della scuola da parte di operatori scolastici, genitori, territorio.
– FUNZIONE DOCENTE, che veniva ridefinita per riqualificare la professione degli insegnanti.
– INNOVAZIONE, intesa come sperimentazione, aggiornamento e ricerca educativa.
Devo dire che negli ultimi anni si sono via via manifestati atteggiamenti di indifferenza, di minor interesse, da parte dei genitori, rispetto alle partecipate e vivaci assemblee dei primi anni.
Alberto: Le contestazioni giovanili degli anni 1968-1970 avevano scosso anche il mondo della scuola. Gli organi collegiali sono stati una prima risposta necessaria ed attesa da tempo. Entusiasmo delle nuove leve, una qualche preoccupazione da parte dei docenti più anziani. La scuola poteva diventare laboratorio e comunità. La presenza dei genitori nei Consigli di classe e nel Consiglio d’istituto dava alla scuola la possibilità di conoscere la realtà sociale e culturale delle famiglie e quella delle amministrazioni locali di sostegno all’attività.
Fausta: Ricordo benissimo perché nel frattempo ero passata alla scuola statale. Come impegno non cambiò, nel senso di fare il proprio dovere ovunque ci si trovi ad operare. Entrava pian piano in gioco la professionalità, migliorò il mio approccio con bambini e colleghe. Non si parlava che di Decreti delegati, anche se ci capivamo poco! Ci si chiedeva: “Come cambierà la scuola? Cosa succederà?”. Iniziarono le riunioni, più aggiornamenti, più approfondimenti quindi più conoscenze, più incontri con i genitori e con il Collegio docenti.
C.: Non so argomentare i Decreti Delegati. L’insegnamento per me cambiò con la compresenza. La compresenza ha ridotto l’orario, da sette ore a cinque. Durante le due ore di compresenza le insegnanti potevano scambiarsi idee, progetti e parlare del comportamento dei bambini.

Quinta domanda: Puoi raccontare qualche aneddoto risalente ai tuoi primi anni da insegnante?
Elena: Sono troppo lontani i ricordi ed ormai sbiaditi…
Margherita: Di quei primi anni di insegnamento mi ricordo le passeggiate che si facevano nei dintorni del paese per stimolare l’osservazione, cogliere i cambiamenti nella natura…di solito queste uscite le facevamo sempre insieme con la collega e l’altra pluriclasse perché il numero dei bambini era esiguo. La gente era contenta di incontrarci lungo le vie del paese o lungo la strada della Valle perché la scuola allora era ancora ben considerata ed era parte attiva della comunità.
Un giorno avevo deciso di andare da sola con le mie classi a far scuola all’aperto vicino al torrente dove c’era un’area picnic; ci eravamo portati i quaderni, tutto il materiale e stavamo lavorando quando passa la mamma di un’alunna. Io mi faccio vicina e tutta entusiasta cerco di spiegarle l’esperienza che stiamo facendo. “Mi sembra che non ne tirate insieme né dentro tanto meno fuori” è stata la sua risposta lapidaria. Per me che ero alle primissime armi questa cosa mi ha dato fastidio a tal punto che non l’ho più dimenticata.
Quarantatré anni della mia vita li ho passati nella scuola: conservo di questa ricordi bellissimi e altri spiacevoli come penso sia per tutti. Quello che mi ha aiutato a passare anche i momenti peggiori è stata la passione che ho sempre messo nel mio lavoro e il rapporto con gli alunni, la parte vitale della scuola. Anche negli ultimi anni di insegnamento (sono andata in pensione a settembre 2022), mi sono ricreata completamente e ho messo in atto esperienze e innovazioni che non avevo mai adottato prima. Per questo il “far” scuola e i bambini mi mancano terribilmente. Oggi vedo poco entusiasmo negli insegnanti: è vero la parte burocratica impegna molto del nostro tempo ma distoglie, assieme a molte altre rivendicazioni, dal grande compito educativo al quale siamo chiamati. È vero il ruolo dell’insegnante deve essere più valorizzato, soprattutto dalle istituzioni preposte, ma è altrettanto vero che noi dobbiamo mettercela tutta: dove ci sono insegnanti in gamba la scuola è già riformata.
Mi accompagneranno sempre certe risposte date nelle prove di verifica o avvisi copiati sul diario che si stravolgevano completamente, insieme a una miriade di episodi che hanno reso gli anni della scuola elementare assolutamente indimenticabili sia per gli insegnanti che per gli alunni.
Prova di verifica di scienze:
La fotosintesi clorofilliana quando avviene e perché
Risposta dell’alunno:
La fotosintesi clorofilliana avviene di notte perché non è disturbata!
Immagino che una teoria del genere sulla fotosintesi non si sia mai sentita perciò andasse assolutamente segnata.
Giancarlo: Alcuni aneddoti li ho raccontati nel mio libro sulla scuola –Lettera dalla scuola tradita- che ho scritto alla fine della mia carriera scolastica dopo gli anni di insegnamento, di dirigente scolastico e di direzione della scuola italiana all’estero in Belgio. Ma potrei dire che l’esperienza più negativa, che diede una svolta alla mia carriera, fu lo scontro durissimo con l’ispettore Ameraldi che venne nella mia classe a Odecla, nel secondo anno di insegnamento, e decise di non farmi superare il biennio di prova per motivi quasi esclusivamente politici. Noi eravamo come gruppo molto schierati e ciò infastidiva l’ispettore che aveva avuto un ruolo importante nel periodo fascista e che venne confermato nel dopoguerra nella sua funzione di ispettore scolastico nonostante l’adesione al regime. Mi ricordo che contestò il mio metodo di analizzare il Padre Nostro. Noi eravamo a quel tempo quasi obbligati dal concordato del ’29 ad essere anche insegnanti della religione cattolica. Per il resto, non guardò quasi nulla della mia produzione didattica. Mi umiliò davanti agli alunni, ma ebbi il pieno sostegno di tutte le famiglie e ciò mi confortò e mi permise di continuare con entusiasmo il mio lavoro.
Dopo 23 anni di insegnamento nella scuola elementare, essendomi laureato a Verona in pedagogia, decisi di provare a partecipare al concorso direttivo. Superai l’esame scritto e orale a Roma e nel 1991 entrai in ruolo come direttore didattico a Ponte di Legno. Anche per quanto riguarda l’esperienza di dirigente è necessario un apprendistato che di solito non c’è, oppure è troppo all’acqua di rose. In ogni caso l’esperienza nell’istituto di Ponte di legno fu esaltante per i numerosi progetti che sono riuscito a proporre e le novità che riuscirono a galvanizzare gran parte del collegio dei docenti.
L’amarezza venne da un’opposizione strisciante, mai manifestata apertamente, che era di continuo sabotaggio a ciò che proponevo senza naturalmente proporre alcuna alternativa. Decisi a quel punto, dopo cinque anni, di trasferirmi e di partecipare al concorso per direttori didattici per andare all’estero. Inaspettatamente vinsi il concorso per la lingua francese e fui destinato in Belgio. Constatato che la scuola italiana all’estero in Europa è un puro spreco di soldi dello stato italiano, dopo tre anni sono rientrato e ho ripreso il mio lavoro nell’istituto comprensivo prima di Borno e poi di Capodiponte. Ho concluso la mia carriera proprio nella capitale delle incisioni rupestri.

Sandra: Anno dopo anno, ne sono passati 42 ed ero arrivata alla soglia della pensione! Evviva! Feci la mia pratica, tutto a posto. Aspettavo giugno, ma… ecco che arriva il Covid-19! Si chiudono le scuole, inventiamo la DAD, tiriamo a campare in qualche modo. E’ stato un periodo difficile perché nessuno di noi era pronto a vivere questa situazione. Non avevamo mai approfondito gli aspetti necessari affinché tale tipologia di offerta didattica, alternativa e temporaneamente sostitutiva di quella in presenza, fosse effettivamente valida ai fini della crescita degli apprendimenti degli studenti. È venuto a mancare il senso del gruppo-classe, della comunità che impara e cresce grazie al confronto avviato al suo interno. Questa forma di insegnamento a distanza, ammesso anche fosse nelle migliori condizioni possibili dal punto di vista dei supporti, della connessione e della preparazione, non era in grado di sostituire per nessuno dei nostri alunni l’appartenenza alla società educante della scuola e delle classi, dove si impara dalla relazione, dal confronto, dalla diversità.
Io ho concluso il mio essere insegnante in questo modo alquanto triste.
Alberto: La maggioranza degli alunni viveva l’attività agricola delle famiglie. A ottobre la raccolta delle castagne impegnava anche i ragazzi, nei mesi di maggio e giugno la fienagione moltiplicava le assenze. Tra i tanti aneddoti mi piace ricordarne almeno due. Gino (nome fittizio) entra in classe calzando pesanti stivali. All’interrogazione mi dice che non ricorda la lezione di storia perché ha male ai piedi e alle ginocchia! Lino invece sta giocando con una cordicella, lo richiamo all’attenzione e gli dico di scegliersi un castigo riparatorio. Si alza, viene alla cattedra e mi allunga la cordicella dicendo: “Per castigo e per riparazione”. Risata generale.
Fausta: Ricordo molto bene Lorenzo, un bimbo che abitava in una casa fuori dal paese e parlava solo dialetto. Cercavamo di stimolarlo ad apprendere l’italiano con tante motivazioni: “Io pure- gli dicevo- conosco e parlo il dialetto, ma anche l’italiano”. Un giorno gli dissi: “Scusa Lorenzo, ma se un giorno ti capiterà di andare in città e dovrai dialogare con le persone, comprare qualcosa nei negozi, chiedere informazioni, come faranno a capirti se non ti esprimerai in italiano?”. Un attimo di riflessione e poi furbescamente la risposta secca, sempre in dialetto: “‘mbè mbè [ebbene] maestra io in città per ora non ci devo andare…”. Senz’altro ha pensato: poi si vedrà…sarà quel che sarà.







