ALLIEVO E MAESTRA

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Le Crete Senesi sono conosciute in tutto il mondo. Si trovano vicino a Siena, dove la particolare conformazione del terreno, le colline, i cipressi che spezzano il paesaggio ondulato, fanno respirare un’aria di antico, di profondo, di dolce e insieme di duro. I paesi del luogo stanno sulle diverse sommità, come Sovicille, un borgo “dolce e duro” che ha origine dagli insediamenti etruschi e romani che erano presenti nella zona. Il suo nome latino era sofficum (fiore del fico). È lì che incontriamo “Nencini Angiolino di Ettore, nato (come lui scrive su un quaderno del 1934) il 3 luglio nel 1913, professione colono e scritto annessuno partito”.

Sovicille (colline senesi)

Nencini Angiolino è figlio di contadini, in una famiglia che sta alle dipendenze di un “padrone”. La sua famiglia si sposta dopo qualche anno a Mucigliani, un piccolo borgo che domina dall’alto il paesaggio ondulato delle crete senesi. Nel borgo ci sono poche case di contadini che sostituiscono un castello edificato nel Medioevo dai conti di Castelnuovo Berardenga. Non sappiamo se Angiolino abbia frequentato (e quanto) una scuola elementare statale (che in Italia viene istituita solo nel 1911), ma sappiamo che giovanissimo aiuta – come tutti i bambini contadini dell’epoca – la famiglia nel lavoro dei campi. L’istruzione nelle campagne era ancora considerata un optional per chi poteva permetterselo e l’analfabetismo era molto diffuso.

Mucigliani (colline senesi)

Nel 1928 Angiolino frequenta una scuola serale. È oramai un adolescente ed ha un carattere sereno e volenteroso, che ha mantenuto fino da quando era piccolo. Nei confronti dei genitori scrive: “che ogni volta mi comandavano io ero sempre, pronto per obbedirli”. E, nei confronti degli amici: “Ho fatto meglio che ho creduto, come se avesse fatto per me”.

Presentazione personale (1935)

Nelle scuole serali dell’epoca (Legge Credaro, 1911) erano spesso impiegate giovani fanciulle (maestre) che avevano il compito di coniugare l’istruzione di base con le conoscenze adatte ad allievi che, per la maggior parte, erano contadini. Le scuole serali (all’epoca erano in Italia circa tremila) interrompevano i corsi in concomitanza della stagionalità dei lavori nei campi. Dalle pagine dei quaderni di Angiolino si evidenzia come i giovani del tempo fossero permeati il desiderio di trovare una sistemazione migliore. Molti padri di famiglia o alcuni loro coetanei emigravano (completamente e parzialmente) ed erano alla ricerca di una condizione migliore di vita.

            La “maestra” di Angiolino lo sapeva e – assieme alla cultura classica dell’epoca – invitava i suoi allievi a riflettere sul tema del lavoro e dell’immigrazione, attraverso componimenti a tema. Era una maestra che dettava queste parole: “Osserva attentamente quello che ogni giorno accade sotto i tuoi occhi”. I quaderni di Angiolino parlano di dettati a tema (la patria, la religione…), di problemi sulla compravendita di animali o cereali e di calcoli (“numera per 75, fino a 1500”). Ci sono anche contenuti che hanno aderenza con il quotidiano: come comprare lo zolfo, raccogliere il grano, trasformare l’uva in vino, la coltura del riso, del lino, della canapa, del cotone (assieme a come si fanno i tessuti), gli animali, la natura…

Copertina di un quaderno usato da Angiolino (1928)

Era una “maestra” che faceva entrare in classe anche problematiche a quel tempo attuali, come chiedere agli allievi di scrivere un tema sul lavoro (in realtà l’argomento è la disoccupazione giovanile): “Scrivi una raccomandazione per un tuo amico che cerca lavoro”. Angiolino scrive:

… Io ci ho un amico di qui disoccupato che mi si è raccomandato a me se gli trovavo il lavoro. Io mi rivolgo a voi se per piacere lo pigliate a lavoro che anche lui ha famiglia, se mi facesse il piacere di pigliarlo. Vedrai che è un bravo operaio non sarà all’incontrario di quello che ti ho detto …

            La ricerca di un’occupazione diversa da quella di contadino sottoposto “a padrone” spingeva molti giovani ad emigrare. Anche di questo la “maestra” ne fa un tema di riflessione e Angiolino scrive:

L’emigrazione viene data dagli italiani che vanno a lavorare nelle altre nazioni perché l’Italia è piccola e le persone siamo tanti. Le migrazioni sono in Francia e nel Belgio [la maestra aggiunge: In America].

            Angiolino non partirà, continuerà il suo lavoro di contadino e non cesserà di frequentare la scuola serale. Lo ritroviamo ancora allievo nel 1934-1935 a Simignano, un altro borgo medievale delle Terre Senesi, che si trova a ovest di Siena.

Simignano (terre senesi)

Qui Angiolino, oramai maggiorenne, racconta nei componimenti la sua vita affettiva assieme a quella contadina, dalla semina del grano, al taglio dei polloni, dalle coltivazioni nei vari periodi dell’anno, alla cura degli animali.

Dopo diverso tempo che mi desideravo d’andare con i suini, stamattina ci sono andato e nel bosco ho trovato Angiolina … e ci siamo messi a trascorrere delle parole fra noi di fidanzamenti … quando due fidanzati si trovano d’accordo è impossibile poterlo scoprire… (1935)

Stamattina comandato dai miei padroni sono andato a smacchiare i pali del polloneto [vivaio di polloni]. E ho trovato la strada che per abitarla [percorrerla] ci vorrebbe l’Olio Santo in tasca. Ma mi sono dovuto dar coraggio e viaggiarci tutto il giorno oggi e più ancora domani … (1935)

            La sua è una vita dura: ha voglia di raccontarla. E quando ha un tema da svolgere, le idee gli si accavallano ed ha sempre in mente qualcosa di imprevisto, qualcosa in più da scrivere:

Più voglio parlare ancora di un’altra cosa importante che sarebbe la sementa del grano, però prima di gettarci il grano prepariamo la terra coltivandola e tenendoci prima degli anni i prati, sia bolognini o pure erbe mediche per raccogliere maggior quantità di grano … Si semina il Virgilio, il Frassineto, la Carvigia. Avendoci buttato il grano, prendiamo i bovi e si erpica che il grano venga sotterrato (1934).

Oggi è stata, fra le quali di quelle passate, una bellissima giornata d’autunno e sprendida di sole … Io me ne sono subito approfittato e sono andato a finire di seminare ma la terra era sempre così tanto molle che non si poteva neppure coltrare e i miei buoi non potevano neppure cavare le gambe … (1934).

            Gli anni del fascismo attraversano anche le scuole serali e cominciano ad apparire le preoccupazioni per un futuro che potrebbe essere meno roseo del previsto.

Ieri sera la nostra signora maestra nella uscita della scuola diede ai miei compagni un compito sulla partenza delle reclute … Io gliero assente per affari importanti sulla mia persona, ma d’ogni modo, vengo a seguire il compito stasera. Oggi sono andato a Siena che andava via un mio amico che era molto dispiaciuto perché si sente delle chiacchiere di guerra, ma speriamo parlino tutto invano.  Ma nel momento il presente non è troppo bello”. E la “maestra” sembra essere sensibile al tema perché aggiunge di suo pugno, con la matita rossa: “per le voci allarmanti che corrono”.

            Non abbiamo altre notizie di Nencini Angiolino. Sappiamo che era “scritto annessuno partito” (la maestra aveva cancellato con una riga rossa, questa frase dal testo: meglio non spingersi su un terreno “politico”). Possiamo però immaginarle, accostandole a quelle di tanti altri giovani che hanno attraversato un secolo percorso da eventi drammatici e da esperienze dolci e dure come i paesaggi delle Terre Senesi.

Gianfranco Staccioli

(01/07/2024)