Dall’Outdoor Education all’educazione attiva all’aria aperta: presentazione della rubrica

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Sotto l’ombrello teorico di Outdoor Education (OE) si collocano proposte, attività, progetti ed esperienze educative e formative tra le più diverse, svolte in contesti informali (tempo libero), non-formali (club, associazioni) e formali (scuola), senza dimenticare quell’intersezione costituita dai progetti sviluppati in ambito formale scolastico la cui progettazione è stata pensata in collaborazione con un’associazione o un club. Nel settore informale si dispiegano i cosiddetti dispositivi di Outdoor Adventure Education (OAE) quali la Spedizione, l’Esplorazione, L’Avventura comunitaria, il Camping etc… che possono essere condotte in ambienti urbani o naturali).

Kurt Hahn assieme ad alcuni dei suoi ragazzi della scuola di Gordonstoun (1955)
(fonte: https://www.onebeat.it/formazione-esperienziale-storia-origini/)

Esempi celebri di OAE sono ancor oggi lo scoutismo di Baden-Powell e l’Outward Bound fondato dall’educatore tedesco Kurt Hahn.

Nel campo dell’Outdoor Learning (OL) invece, è l’attività in ambiente esterno (ad es. il giardino) a costituire l’interfaccia simbolico-funzionale tra le plurime dimensioni che vengono interessate dai processi di apprendimento/insegnamento. Qui, oltre ai lavori pionieristici di Comenio, Pestalozzi e Froebel, sono esempi la Nursery House delle sorelle McMillan e i servizi educativi I Ur Och Skur (con la pioggia o con il sole) elaborati dall’educatore svedese Gösta Frohm.

Asilo nel bosco in Austria (fonte: Wikipedia)

Inoltre, la stessa denominazione di OE cambia a seconda delle lingue e delle culture nazionali, in quanto appare intimamente legata al diverso sentire proprio di determinate tradizioni popolari: In Germania parleremo dunque di Erlebnispädagogik, laddove nel Regno unito troveremo l’Outdoor Education and Experiential Learning, mentre in Scandinavia ci troveremo di fronte il Friluftsliv e in Francia si parlerà di Apprentissage expérientiel en extérieur e così via.

Nei prossimi mesi daremo luogo sulle colonne virtuali del nostro Museo ad una rassegna di articoli divulgativi che illustreranno alcuni aspetti di questo fenomeno educativo in costante espansione anche in Italia (cfr. la voce “Outdoor Education” tra le proposte di Avanguardie Educative nel sito istituzionale dell’INDIRE).

Il nostro progetto toccherà i seguenti ambiti:

  1. storico-pedagogico (quando, da chi, come e perché è stata fatta/si fa educazione all’aria aperta?)
  2. metodologico/pratico-operativo (in che modo e con quali attività possiamo fare noi oggi educazione all’aria aperta?)
  3. esperienze (cosa abbiamo fatto in tal senso nei contesti educativi in cui abbiamo operato/stiamo operando?)

L’idea complessiva è quella di tenere assieme in un discorso divulgativo – rivolto in prima istanza a insegnanti ed educatori – la dimensione storico-pedagogica del fenomeno con le sue ricadute pratico-operative, riconnettendola anche all’ esperienza di vita di coloro che praticano Outdoor Education nei contesti scolastici ed extrascolastici.

Rispetto alla dimensione storico-pedagogica ripercorreremo brevemente le tappe più significative dei vari precursori e pionieri, fino ad arrivare a riflettere sui rapporti intercorrenti tra società post-moderna e educazione all’aria aperta.

Per quanto riguarda la metodologia e le attività pratiche, proporremo contributi che possano in qualche modo considerarsi ormai “tipici”, ma anche altri che contengono degli aspetti più originali, sfumati e/o ibridi.

Piantare qualcosa, coltivarla e mangiarla è una delle 50 cose da fare all’aperto prima dei 12 anni (Fonte: Pixabay)

Infine, presenteremo una carrellata di testimonianze/esperienze di OE sotto forma di contributi scritti da parte di persone che si occupano di scuola (maestre/i, educatori/trici etc…), per dare voce alle pratiche all’aperto così come vengono svolte oggi nel sistema scolastico italiano. Questo perché capire cosa gli “addetti ai lavori” pensino dell’educare all’aperto e che progetti abbiano svolto negli anni ci appare fondamentale per chiudere il cerchio che dalla teoria porta all’apprendimento attraverso l’esperienza.