[frame src=”https://www.museodellascuola.it/wp-content/uploads/2015/11/teca800.jpg” width=”200″ align=”left” linkstyle=”pp”]Immedesimarsi in una scuola di molti anni fa non è facile per chi non l’ha vissuta. Le tracce di quello che doveva essere un giorno di scuola di cinquanta o di cento anni fa non sono mai sufficienti a darcene l’atmosfera che vi si viveva.
Quello che però possiamo fare, e che il Museo della Scuola cerca di fare, è raccogliere ogni possibile documento di un dato tempo senza limitazioni. Tutto quello che c’era in una scuola e quello che vi portavano gli alunni può essere un frammento utile alla nostra ricostruzione; come utili sono i racconti, le narrazioni, i ricordi di allora, sotto qualsiasi forma si presentano: scritti, stampati, in fotografie, disegni e dipinti, registrazioni di chi quella scuola l’ha conosciuta e vissuta
Sperando con tutto questo di conoscere e capire sempre meglio quel piccolo mondo perché, anche se lontano, è da quello che deriva l’identità della scuola e della società del nostro presente, che nella scuola primaria si rispecchia.
Un po’ per gioco e molto per cercare nuovi strumenti di narrazione del passato non usuali per la storia della scuola, si sono costruiti dei modelli/diorama/plastici di aule in scala 1:10 , cercando di rispettare il più fedelmente possibile l’ambiente, lo spazio fisico, ma anche i materiali ed i sussidi presenti nell’aula con cui si svolgevano i processi didattici.
La prima di queste aule è riferita ad una scuola dei primi anni dell’Unità, gli anni sessanta del XIX secolo, anni in cui la Capitale si trasferisce da Torino a Firenze con l’obiettivo di accogliere idealmente nel nuovo Stato tutta la ricchezza culturale (lingua, arte, scienza) che Firenze possedeva (un brand, diremmo oggi, che non aveva uguali a livello nazionale e internazionale). Erano quelli gli anni in cui le ambizioni del regno d’Italia declamavano alto e puntavano, sbagliando, a uniformare tutta l’Italia nelle sue istituzioni, scuola compresa, al modello piemontese e lombardo.
La nostra aula, di una scuola elementare pubblica, è perciò quella che sicuramente c’era in molte città del nord, ma non nelle città medie e piccole, e poteva essere presente solo in pochi casi del centro e del sud. I primi edifici costruiti appositamente per essere scuole con aule attrezzate si avranno per la scuola primaria solo verso la fine del secolo e negli anni che precedettero la prima guerra mondiale.
Un aiuto alla ricostruzione del nostro modello, è venuto da un quadro intitolato Il dettato (v. nel nostro sito in immagini – quadri) di Demetrio Cosola che mostra un banco intero con sei bambine ed un altro parziale, intente a scrivere sedute su una panca senza spalliera e la maestra che sotto la carta dell’Italia unita, detta alle alunne un probabile testo sulla bellezza della nostra penisola e dei meriti di Vittorio Emanuele II, di Cavour, e forse anche di Garibaldi. Le bambine non hanno una divisa ma, come a casa, indossano sopra i vestiti dei personali grembiuli da lavoro, che sicuramente avevano confezionato a scuola, sotto la guida della maestra nelle ore dei lavori donneschi.
Altre fonti, soprattutto quelle normative dei regolamenti e dei programmi di studio hanno fatto capire come completare l’arredo dell’aula e dei materiali per l’insegnamento. Un’indagine bibliografica è poi servita trovare quali potevano essere i libri di studio.
Non è stato possibile completare il diorama-plastico dell’aula con le probabili cinquanta e più bambine della classe del quarto e ultimo anno di scuola elementare. Ci sono però la maestra e una sola alunna che le rappresenta tutte.
Le altre sono andate a casa o sono rimaste nel giardino per l’intervallo del pranzo. Pronte a rientrare in aula se… gli amici e le amiche del Museo della Scuola ce le manderanno (purché non siano Barbie).
UC
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