Educazione esperienziale all’aria aperta

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Imparare in natura per prima cosa significa fare esperienza attraverso attività svolte in situazioni di apprendimento olistiche e multisensoriali. Queste esperienze creano un sentimento di appartenenza e sottolineano il valore intrinseco dello stare all’aperto. Il contatto diretto e prolungato con l’ambiente si esprime in molti modi quali il sentire la terra sotto i propri piedi in cammino, nell’ascolto dei silenzi dell’orizzonte, nell’incontro più o meno ravvicinato con animali selvatici, etc. È un esperire che porta ad una maggiore consapevolezza della natura, cosa che può assumere anche un tratto avventuroso quando s’interseca con le dimensioni della sfida (a sé stessi) e del rischio. Questo perché imparare in e dalla natura è anche imparare a conoscersi, nel proprio corpo e nelle proprie abilità, sviluppando la propria personalità, vitalità ed equilibrio mentale.

Una modalità di apprendimento, quella in natura, il cui procedere ha molte analogie con quello proprio dell’arte, come nota acutamente John Dewey in Esperienza e Natura, dove sostiene appunto che Il metodo della conoscenza può essere assimilabile al modo di procedere delle arti, in quanto coinvolge un’azione che manipola e utilizza secondo un piano ciò che è presente in natura.

John Dewey (Fonte: Wikipedia)

Soggettiva e totale, l’esperienza si configura per Dewey come propria del singolo essere umano in natura, poiché nell’uomo, esperienza e natura sono due facce di un unico processo vitale e ciclico, in quanto l’esperienza va verso la natura e la natura riporta all’esperienza.

Proprio dal rapporto tra un’umanità attiva e interagente con l’ambiente circostante nasce il pensiero, come frutto dell’esperienza intesa in senso sociale. Quanto al ruolo educativo della scuola, essa diventa uno spazio di esperienza di vita autentica, in cui gli alunni possono fare esperienze reali.

Gli studenti dell’università di Toronto
studiano botanica ad High Park, 1910 (Fonte: Wikipedia)

Questa concezione nuova dell’educazione contribuì in maniera significativa alla riflessione pedagogica internazionale, in quanto metteva in rilievo il fatto che l’esperienza della natura e nella natura non era mai replicabile in toto ma bensì contrassegnata da una sua specificità, che poteva permanere come valore educativo, se veniva riconosciuta come qualcosa da condividere con altri.

Il pensiero deweyano verrà in seguito ripreso anche negli anni Ottanta, dal nuovo orientamento pedagogico che si svilupperà in Nord Europa sulla scia degli studi dello psicologo David Kolb sull’apprendimento esperienziale, andando a costituire uno dei possibili modelli di Outdoor Education.

Anche per Kolb – come già per Dewey – il concetto di esperienza sarà un fattore significativo dell’educazione. Esperienza che entrambi intendono come concreta, collegata all’interazione in gruppo e alla riflessione sugli argomenti trattati ed è proprio grazie a queste caratteristiche che l’apprendimento esperienziale prende vita come un processo in cui la conoscenza emerge dall’osservazione, dalla scoperta e dalla trasformazione dell’esperienza e non attraverso la “rimasticazione” passiva di nozioni, concetti e relazioni.

(Apprendere in natura attraverso l’esperienza, Fonte Pixabay)

Lo stesso schema di Dewey “esperienza-riflessione-apprendimento” verrà da Kolb ripreso, evidenziando l’apprendimento esperienziale come punto d’incontro tra lo sviluppo personale e l’educazione, in quanto il “motore” da cui prende le mosse ogni attività conoscitiva è la motivazione interna all’uomo. Motivazione che trae la propria linfa dal piacere, inteso come sensazione di pienezza dell’esperienza e leggerezza d’animo (laetitia) derivante dalla scelta del contesto appropriato, dall’ascolto, dall’attenzione e dalla condivisione di sé con un atteggiamento ludico, in quanto, come già osservava il filosofo neoconfuciano Wang Gen (1483-1581): 

“Il piacere è lo stato dell’Essere generato da ciò che s’impara.

L’apprendimento è il processo attraverso il quale facciamo esperienza di questo tipo di piacere.

Senza piacere, non c’è apprendimento. Senza apprendimento, non c’è piacere”.