Eroiche battaglie

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Un regime senza un nemico non può esistere. Questo nemico può essere interno o esterno, può essere identificato negli individui, nei gruppi etnici, nelle idee politiche. O può essere esterno, come un paese che ha un regime diverso, oppure può essere una zona da “colonizzare” e da condurre verso obiettivi illusori (benessere, condivisione, civiltà…). Le teorie del nemico esplicito o occulto abbondano nei libri di storia. Nel periodo nel quale l’Italia aveva uno Stato forte e unito da una ideologia precisa, non potevano mancare i nemici. Ne erano consapevoli anche i bambini che nelle scuole – attraverso l’opera dei maestri e delle maestre- imparavano, durante il Ventennio, che c’erano popoli da “redimere”, altri da conquistare agli ideali fascisti, altri ancora da distruggere perché ritenuti nemici frontali e dichiarati.

Anche i quaderni di scuola risentono di questo clima e – su indicazioni più o meno esplicite delle amministrazioni statali – presentano ai bambini le gesta eroiche di quanti hanno dato la vita per onorare gli ideali di supremazia che il Regime aveva indicato.

 

Quaderno che ricorda la Battaglia del Montello del 1918 (Museo della Scuola)

I quaderni riportano episodi individuali e battaglie eroiche, avvenuti anche prima dell’avvento del Fascismo. Come in Gli arditi del Montello, un quaderno che riporta la battaglia del Piave nella prima guerra mondiale (“la battaglia si fece terribile”), ed insegna ai bambini che gli Arditi “con la loro risoluta tenacia, inchiodano” il nemico e lo costringono alla ritirata. Il quaderno si conclude con: “Gloria e riconoscenza alle prime camicie nere d’Italia””.

 

 

Un episodio della guerra contro l’Etiopia (1935) (Museo della Scuola)

Ci sono poi quaderni che ricordano le gesta eroiche individuali, come avviene nel caso di Gherenchiel Tesemma, che era un etiope nelle Truppe Coloniali della Somalia, durante la guerra contro l’Etiopia (1935). Gherenchiel ed un soldato italiano difendono una postazione contro un gruppo di etiopi. Quando Gherenchiel viene ferito ad un polmone grida al compagno “Brigadiere, lasciami morire, vai a chiamare gente, per non far entrare in Om-Hager gli Abissini”. Per fortuna l’eroico soldato non morirà e sarà ricompensato “per una somma di danaro in premio e una licenza straordinaria”.

 

Quaderno della serie L’Italia nelle colonie: I lancieri eritrei (Museo della Scuola)

Le guerre coloniali sono ricche di episodi raccontati per dar risalto alla forza, alla tenacia, all’intelligenza dei soldati italiani. I soldati nemici che diventano nostri alleati sono menzionati con altrettanta cura. Come si ricorda, attraverso un quaderno di scuola, che gli eritrei erano “le truppe indigene nelle nostre Colonie … solidamente inquadrate, forgiate ormai da una disciplina che, pur mantenendo integre le belle caratteristiche guerriere della razza, ha saputo rendere docili e devoto strumento nelle mani dei capi … la cavalleria eritrea ha scritto più di una volta con il proprio sangue la storia della propria gloria”.

 

Quaderno che ricorda la battaglia del Lago Ascianghi (1936), vinta dal Maresciallo Badoglio (Museo della Scuola)

Le gesta italiane in terra etiope sono presenti in diversi quaderni. Naturalmente le immagini ed i testi non rispecchiano esattamente quello che nella guerra può essere effettivamente avvenuto. Il quaderno della Battaglia di Ascianghi, ad esempio., con la fuga disordinata degli etiopi, racconta certamente qualcosa che è effettivamente accaduto. Ma la battaglia vera e propria era di qualche giorno prima, a Mai Ceu, mentre qualche giorno dopo sul Lago di Asciaghi l’aviazione e l’esercito italiano avevano falcidiato l’esercito etiope che già era in fuga.

 

La battaglia di Dembeguinà, 1935 (Museo della Scuola)

Gesta eroiche di singoli italiani o assimilati nell’esercito italiano, singole battaglie o guerre nel loro svilupparsi, generali o soldati (aviatori, fanti, marinai …) trovano spazio nei quaderni del Ventennio. Anche i piccoli Balilla sanno compiere gesta eroiche (quaderni Balilla eroici). Varie serie di quaderni raccontano gli eventi di soldati, come Eroi d’Italia o Medaglie d’oro. I racconti si trovano nella quarta di coperta e riportano i dettagli dell’impresa individuale: “Ferito a morte, tenne contegno eroico, incitando i dipendenti nell’aspra lotta. Spirò al grido di: Viva il Re! Viva il Duce!” (quaderno del 1935, dedicato al tenente carrista Franco Martelli). Il messaggio che arriva ai bambini è esplicito e chiaro: la Patria ha bisogno di voi e voi sarete felici anche ad immolarvi per essa.

Una immagine dedicata alla guerra battaglia di Guadalajara (1937)

Anche durante la guerra di Spagna e la seconda guerra mondiale vengono pubblicati quaderni che esaltano il dovere patriottico. Nella guerra di Spagna si riportano battaglie di eroismi, individuali e di gruppo, come quello del quaderno qui sotto, dedicato alla battaglia di Guadalajara: “Benché decimati, affranti da più giorni di continui combattimenti, i legionari resistono magnificamente ai reiterati attacchi dei rossi che, preceduti da colonne di pesanti carri armati russi, tentono (sic!) inutilmente di scalzarli dalle posizioni nelle quali rimangono come inchiodati. Spesso un pugno d’uomini ha saputo tener testa a soperchianti forse nemiche costringendole a precipitosa ritirata”.

Nei quaderni nel periodo della seconda guerra mondiale appaiono anche diversi bulukbasci (soldati graduati indigeni), come quel ricordato Gherenchiel della guerra etiope. O come il marinaio Mohammed Ibraim Farag che nel 1941 viene decorato della medaglia d’oro al valor militare alla memoria. “che, naufrago del suo cacciatorpediniere, lasciava il posto sulla lancia di salvataggio a dei compagni, allontanandosene a nuoto, sicuro della morte… dando luminoso esempio di virtù militare, di spirito di sacrificio e di abnegazione (Mar Rosso, 4 aprile 1941)”.