Il pennino come prodotto di élite, è un oggetto antico.
Sembra che le religiose del famoso convento di Port-Royal, luogo di nascita del Giansenismo, già sul finire del ‘600 fabbricassero e usassero in proprio dei pennini in rame.
Nel 1717 gli Stati Generali dei Paesi Bassi redigevano i propri verbali di assemblea con pennini d’argento cilindrici, innestati in cannucce ugualmente preziose. Una lettera di Voltaire del 26 novembre 1738 contiene una ordinazione di pennini d’oro al proprio fornitore. Nel 1736 la principessa di Carignano premiò il piccolo Mozart con pennini d’argento in occasione del suo compleanno.
Come si vede il pennino esisteva come manufatto artigianale, spesso in metallo pregiato, costruito per singoli pezzi. La vera produzione di serie avvenne quando, nel corso della rivoluzione industriale, si imparò a produrre grandi quantità di buon acciaio e lo si seppe laminare ( tecnica Cort) , stampare con presse, tagliare con frese di precisione.
Naturalmente la produzione di questo particolare oggetto corrispondeva alla richiesta di uno strumento di scrittura che incrementasse l’istruzione di base della popolazione, secondo i programmi liberali e secondo le esigenze del nascente movimento operaio. Lo stato moderno, crescendo in complessità, con l’affermazione della società di massa, aveva inoltre bisogno di incrementare i quadri di concetto della burocrazia. L’incontro tra domanda e offerta fece pullulare le richieste di brevetto, nate in vari momenti e in più paesi del Nord Europa e negli Stati Uniti. Anche la diffusione di efficaci servizi postali incoraggiò innovazioni nella scrittura. Anzi, a ben pensarci, pennino, lettera, francobollo ebbero una vita parallela di travolgente successo.
I non ancora sopravvenuti accordi Internazionali sui brevetti rendono incerto l’esatto luogo di nascita del pennino seriale, industriale. Sicuramente un luogo chiave è la città di Birmingham . Qui Gillot, Mason, Mitchell e Perry ottengono i primi brevetti di fabbricazione.
Gillot aveva appreso la tecnica di laminazione e tempra dell’acciaio durante il suo apprendistato presso il celebre coltellinaio Skinner. Ben presto una confezione di 144 pennini ( una “grossa”, pari a 12 dozzine) viene messa in commercio al prezzo di quanto costava uno solo pennino prodotto in modo artigianale.
Pierre Blanzy importa dall’Inghilterra e diffonde il pennino in Francia, poi si mette a produrre in proprio.
La Germania, terra di grandi allevamenti di oche, rifiuta la novità, che si affermerà solo all’avvio del ‘900 .
In Italia, per parlare di diffusione del prodotto industriale, bisogna aspettare il 1920 circa.
Negli USA, al termine della prima guerra mondiale, si diffondono contemporaneamente cannuccia e pennino, macchina per scrivere meccanica e penna stilografica.
Nell’epoca d’oro il miglior acciaio per pennini veniva da Sheffield; con una tonnellata se ne fabbricavano circa due milioni,del peso di mezzo grammo ognuno.
La tecnica di fabbricazione prevedeva di utilizzare lamine da uno a tre millimetri sulle quali prima si disegnavano le forme dei pezzi,che poi venivano tranciati, sagomati, forati, incurvati e sgrassati. Alla punta, divisa in due linguette, veniva saldato bilateralmente un piccolissimo grano di iridio o di lega osmio-iridio per evitare il graffiamento e l’attrito con la carta, oltre che per prolungare la durata del pennino stesso. Alla fine si passava alle operazioni di rifinitura delle punte stesse.
Il pennino assumerà presto una varietà estesa di forme. Di costante rimane l’attacco di innesto alla cannuccia, la punta e una parte più larga ed incavata atta a raccogliere inchiostro, per forza di adesione. Abbiamo così pennini a forma di foglia, di lancia, di mano con dito indice teso, di torre più o meno elaborata ecc. La cannuccia con pennino diventò dappertutto lo strumento di scrittura nelle scuole di tutta Europa. Ma l’epoca d’oro durò circa i primi sessanta anni del novecento.
Il sicario fu la penna del Barone Bich, che aveva comprato il brevetto del signor Biro: una penna con serbatoio ad inchiostro auto-essiccante a contatto con l’aria, erogato da un minuscolo cuscinetto sferico posto sulla punta. Non c’era partita.
(Enio Lucherini)
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