Una lunga storia
Il primo libro alfabeto è forse rappresentato dalla Stele di Nora. Si tratta di un alfabeto scritto sulla pietra (marmi e rocce erano i libri di allora) e ritrovato vicino a Cagliari. La stele mostra l’alfabeto fenicio che era diffuso nel Mediterraneo circa tremila anni fa. I fenici scrivevano in cuneiforme, ma a partire dal XIII secolo a. C. misero a punto una scrittura alfabetica. Il loro alfabeto era consonantico con 22 segni. Le vocali non si scrivevano, anche perché la loro lingua, come quelle in genere di tipo semitico, non aveva un vocalismo molto accentuato. Dalle consonanti si ricavavano senza difficoltà le parole corrispondenti.

L’epoca della stampa (il Quattrocento) avviò trasformazioni anche nell’insegnamento della letto-scrittura. Un importante momento di sviluppo dei sillabari si ebbe con l’ideazione del metodo fonico, che viene attribuito a Valentin Ickelsamer, il quale nel 1527 aprì una scuola ad Erfurt, in Turingia, applicando un metodo sostitutivo a quello in uso (il metodo alfabetico). Ickelsamer stimolò la illustrazione di abbecedari con immagini che rappresentavano oggetti o animali con lo stesso fonema delle lettere rappresentate.

Qualche anno più tardi, i suoi collaboratori avviarono la stampa dei primi abbecedari illustrati. Nel 1533, Peter Jordan pubblicò un volumetto dal titolo Leyenshul, il primo tentativo che si conosca di un abbecedario illustrato. Un altro allievo, Jacob Grussbeutel, ne pubblicò un altro nell’anno successivo. Queste pubblicazioni avvenivano più di un secolo prima del famoso Orbis Pictus, di Comenio. (che è del 1658)
L’Orbis Pictus è un “libro di figure” ed esce a Norimberga nel 1658. Viene subito tradotto in Inghilterra e la sua prima edizione in italiano è del 1666. Il volume è una sorta di enciclopedia per bambini che unisce la nomenclatura delle cose (oggetti, animali, mestieri) con le immagini corrispondenti. Nell’alfabetiere c’è una immagine per ogni lettera con accanto due piccole frasi (una è in latino). La lettera indicata non corrisponde alla cosa disegnata, ma al suono che essa produce. Per esempio accanto alla figura del corvo c’è la lettera A anziché la C, perché in latino il corvo gracchia (Cornix Cornicatur).
Dopo Comenio saranno molti i pedagoghi che realizzeranno libri alfabetici e metodi di apprendimento della lettura e della scrittura utilizzando le immagini. Citiamo solo come esempio La quadrille des enfants, pubblicata a Parigi nel 1743 dall’Abate Berthaud, che è costituita da un libro e centosessanta figure che rappresentano oggetti familiari per i bambini.
Questi libri che contenevano immagini abbinate a lettere dell’alfabeto, rappresentano i primi tentativi di una pedagogia ludica per immagini.

La diffusione degli abbecedari
Sarà però nell’Ottocento che la diffusione dei libri alfabeto illustrati si svilupperà in molti paesi europei, anche perché in quel secolo si sviluppano le istituzioni scolastiche pubbliche. Questi libri erano spesso accompagnati da insegnamenti morali o religiosi, o presentavano l’alfabeto all’interno di narrazioni e storie.
Agli inizi dell’Ottocento circolava, ad esempio, l’Abbecedario di Francesco Soave, che conteneva oltre “alle tabelle della cognizione delle lettere”, una raccolta di conoscenze popolari, con massime, proverbi, favolette morali.

Il libro alfabetico ottocentesco era dedicato principalmente alle madri che si occupavano spesso anche dell’istruzione dei figli. Come nell’Abecedaire des petit enfants (1870), che è appunto dedicato alle famiglie, più che alle scuole, come viene indicato nel sottotitolo: dédié aux mères de famille.

Il Novecento
Nel Novecento la pubblicistica relativa ai libri alfabeto appare nutrita e varia. Non si può dimenticare uno dei più interessanti abbecedari che sono stati prodotti agli inizi del secolo scorso: l’Alfabeto di Becassine. Il libro, disegnato nel 1905 da Emile-Joseph Porphyre Pinchon, viene stampato dall’editore de La semaine de Susette, una rivista illustrata per bambini. Si tratta di un alfabeto-storia, una sorta di libro di lettura che narra vari episodi e che nello stesso tempo presenta le diverse lettere dell’alfabeto. Narra le vicende della giovane Becassine che lascia il suo villaggio per fare la baby sitter ad una coppia di bambini di famiglia borghese. I suoi modi grossolani e la sua relativa esperienza di bambini le farà combinare un guaio dietro l’altro, fino alla fuga dalla casa ed il ritorno al paese natio. Le ventisei le lettere sono utilizzate in ordine e accompagnano passo passo la storia narrata.

Fra la vasta pubblicistica della prima metà del Novecento diamo solo due esempi “curiosi” degli anni relativi alla seconda guerra mondiale.
Il primo è l’ ABCDARIO di guerra del 1940. Un chiaro esempio di indottrinamento dei piccoli a favore della guerra.
Il secondo è l’Abbecedario del Maresciallo Petain (1943), un libro fotografico, dedicato alla istruzione patriottica e filonazista per i bambini francesi.


Libri abbecedari d’autore
Le case editrici che si sono occupate di infanzia hanno spesso pubblicato un libro abbecedario disegnato da artisti. Diversi autori moderni o contemporanei si sono cimentati in questo compito, come Antonio Rubino, Bruno Munari, Fabrizio Silei…
La pubblicazione attuale dei libri alfabeto assembla argomenti tematici, narrativi, legati alle fiabe, al lavoro, ai classici per bambini. Ce n’è per tutti i gusti (talvolta anche poco raffinati).


Alfabetieri infiniti
C’è stato anche qualcuno che si è anche cimentato a raccogliere i libri alfabetieri costruendo una piccola raccolta mondiale (come il Fondo Sergio Silva). Ma l’impresa è ardua, anche perché esiste una quantità enorme di alfabeti diversi: da quello dei Tuareg africani (Tifinagh), a quello Tahana delle isole Maldive, dall’alfabeto ebraico a quello cinese, da quello cirillico a quello armeno. Il Fondo Silva (si trova a Parma, in una scuola: [email protected])
raccoglie i 900 volumi che hanno partecipato nel decennio 1973-1983, al Graphic Prize della Mostra Internazionale dell’illustrazione di Bologna.








