La maestra Vittoria

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Una recita scolastica all’interno delle scuole di Stadolina (anni ’60)

Questa mattina mi sono svegliata ed alzata prima del solito: è il 4 ottobre 1944, il primo giorno di scuola di questo anno scolastico che prevedo tribolato come l’anno passato e quello prima ancora. Mi chiamo Vittoria ed oggi entrerò per la prima volta da insegnante nella scuola del mio paese che mi ha visto piccola alunna diligente. I miei compaesani che mi han vista crescere ora si rivolgono a me rispettosamente chiamandomi “signorina maestra” e non mi par vero, quasi non fossi più quella stessa bambina che ha condiviso con loro fatiche e anche privazioni. Sono nata in questo piccolo centro dell’alta Valle Camonica nel 1916, nel pieno della prima grande guerra mondiale, mi sono diplomata a Brescia nel 1936 con non pochi sacrifici della mia famiglia per permettermi di studiare tanto lontana da casa e sto compiendo le prime esperienze di insegnamento nel caos e nella baraonda di una nuova, ancor più terribile guerra. Ma via, bando ai pensieri neri, voglio essere ottimista e fiduciosa in questo primo incontro con i nuovi piccoli alunni del mio paese.

Stadolina. Una pluriclasse in posa per la foto annuale (primi anni ’60)

Esco di casa e intraprendo la salita acciottolata che in pochi minuti mi porterà alla scuola. Mi giungono i suoni lontani dei campanacci delle mucche al pascolo nei prati, le voci di chi è già al lavoro nei campi per la raccolta delle patate e la concimatura dei terreni, l’aria è tersa e limpida, le montagne della valle fanno da corona al mio orizzonte lassù verso il Castellaccio e l’Adamello mentre mi accingo a salire la scala di pietra sconnessa che porta all’ingresso delle aule. Ho con me il grembiule nero che indosserò sopra i miei abiti per tutto il giorno, la piccola borsetta acquistata a Brescia subito dopo il diploma e la cosa più importante, il registro di classe che mi è stato consegnato in segreteria. Sarà mia cura compilarlo con attenzione e impegno quotidiani seguendo le indicazioni che riporta.

Copertina del giornale di classe della prima e seconda elementare di Stadolina, a.s. 1944-1945

” Il giornale di classe deve essere lo specchio fedele dell’educatore. Deve essere compilato, perciò, con la maggiore diligenza e con la più scrupolosa attenzione, tempestivamente e in ogni sua parte, perché ciascuna di esse ha il suo significato e il suo valore. Come il maestro vedrà con l’uso, nel giornale non ci sono pagine superflue, né richieste inutili: ciò che vi è rimasto risponde alla esigenza di considerare il fanciullo, i suoi atteggiamenti, la sua intelligenza, le sue iniziative, la sua volontà, la sua coerenza e la sua assiduità nel lavoro, il suo carattere: fine ultimo al quale mira l’educazione”.

E ancora.

“Anche la cronaca e le osservazioni dell’insegnante sulla vita di scuola e sullo svolgimento dei programmi hanno un valore documentario non trascurabile se riflettono l’animo del maestro, la sua sensibilità di educatore e di studioso, di uomo e di cittadino. Essa non deve essere la elencazione di piccoli fatti o avvenimenti che non incidono sulla vita educativa della scuola ma la testimonianza genuina e sincera del travaglio spirituale dell’educatore e degli educandi insieme tesi nella conquista del loro mondo migliore”.

Da queste parole voglio lasciarmi ispirare nel profondo in questo lavoro che ho scelto e che mi ha già portato in numerose altre scuole della valle. Spero che sarò all’altezza del compito che mi attende.

La mamma di Monica Chiappini alla scuola d’infanzia (1946-47)

 

 

 

 

 

 

 

Cronaca ed osservazioni dell’insegnante sulla vita della scuola e annotazioni del Direttore e dell’Ispettore

4 ottobre 1944

Primo giorno di scuola, mancano le chiavi, sono quindi ospitata nell’aula della collega.

Vedo i 35 alunni che mi saran discepoli e…compagni nel nuovo anno scolastico, ma nessuna comunione di spirito vi può essere perché…non siamo soli.

5 ottobre 1944

Stamane eravamo nella nostra aula, soli, a mo’ di S. Filippo Neri mi son fatta, tra liete grida, fanciulla coi fanciulli, sapientemente, mi son messa cioè in quello stato di spirito che solo mi ha permesso e mi permetterà di penetrare nell’animo dei miei alunni di conoscerne le tendenze e di farmi intendere.

Ho ricevuta l’impressione che siano bambini meno affezionabili degli alunni lasciati nei vari paesi ove ho precedentemente insegnato. Vedremo poi.

11 ottobre 1944

Con mio disappunto devo osservare che ho dei bambini abbastanza indisciplinati e chiassosi specie i piccoli del primo anno; sicuramente molto dipenderà anche dal numero poiché son ben 23 di 1ª classe.

Mi auguro migliorarli, hanno estremo bisogno.

18 ottobre 1944

Stamane abbiamo appeso un semplicissimo “Albo d’onore” pochi sono i nomi che vi ho potuto scrivere sopra.  La lezione fa abbastanza bene poiché i più dotati di un po’ d’amor proprio si nascondono mortificati e confusi fra i banchi. In 2ª classe per le chiacchiere tiene il 1° posto E. .

21 ottobre 1944

Conosco ormai bene tutti i bambini affidatimi e posso permettermi senza tema di ricredermi un giudizio: elementi abbastanza mediocri nessuno spicca per intelligenza molti però per buona volontà, vedrò quindi di sfruttare questa dote. Ho alcuni elementi perturbatori quali un F., G., R. col fratello.

22 novembre 1944

Riunione d’insegnanti a P.. Sono stati letti temi da insegnanti precedentemente scelti. Mi sono commossa.

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30 novembre 1944

Continuo senza sosta il programma, non son molto soddisfatta della lettura, sa troppo di casa, mi mettono sempre lì un articolo staccato dal nome come se “la mano” per es. non fosse una cosa sola vedrò di battere e ribattere ma… certe abitudini che circolano nei fratelli maggiori saranno un po’ difficili da sradicarsi nei minori.

13 dicembre 1944

S. Lucia. Narro ai piccoli la leggenda della santa siracusana. Con oggi s’incomincia ad usare l’inchiostro con soddisfazione dei più, ho insegnato loro come intingere, come evitare le macchie, come asciugare, vedremo i risultati.

22 dicembre 1944

S’iniziano le vacanze natalizie ho assegnato alcuni compitini in 2ª e per la lettura mi sono affidata alla loro buona volontà non ho cioè segnati confini; anche i piccoli di prima possono leggere ove vogliono poiché anche le ultime difficoltà sono quasi tutte affrontate.

Alcune bambine sono malinconiche non vorrebbero s’iniziassero così lunghe vacanze poiché, dicono, preferiscono venire a scuola. Buon indizio!

Molte raccomandazioni gli auguri e la valanga se ne parte.

Natale 1944 5° Natale di guerra ma anche i bambini sembra abbiano dimenticato la guerra e con la guerra i soldati. Chi prova ancora sentimenti buoni e generosi? Chi si salva in questo caos?

8 gennaio 1945

Si riprende, ho saggiato molti bambini del 1° anno e non sono andati indietro, sono contenta, questo è per me quasi un progresso. Molti mi hanno peggiorato la scrittura e quel che più mi spiace han tutte le manine ammalate per la scabbia alcuni fasciate, così non si può sperare di migliorarla in fretta.

10 gennaio 1945

E` giunta la Befana. Alcuni regalini anche per i miei bambini. La prima a ricevere il dono è L. poiché figlia di un prigioniero poi 4 altri alunni poiché ritenuti fra i più poveri.

11 gennaio 1945

Con piena soddisfazione di tutti s’inizia la refezione. La minestra è buona ed abbondante, han detto i bambini, il panino anche incontra la gioia di tutti. Io invece non son molto contenta per il tesseramento. Potevano tesserarsi in più chè non basta ricevere bisogna anche dare.

16 gennaio 1945

Ho dato, qualche tempo fa, ai bambini del 2° anno un quadernetto su cui l’alunno avrebbe potuto fermare ogni giorno o almeno ogni settimana un diario un’impressione una nota, pochi si son ricordati del quaderno gli altri niente. Da questo particolare ho misurato la loro buona volontà. Naturalmente mi fan pensare che non meritano, almeno dal lato sentimento, d’esser curati come intendo io. Mancan d’iniziativa e di sentimento.

24 gennaio 1945

Incomincian le assenze. Fortunatamente la classe 2ª è al completo mancan i piccoli del primo anno.

31 gennaio 1945

Ho delle piccole di prima ripetenti molto cocciute e non riesco a vincerle. Leggono quasi (…).

La guerra è qui, la guerra è ovunque. Quest’angolo di mondo che è parso a volte fosse dimenticato dalla storia, è percorso in lungo e in largo da opposte fazioni, partigiani, repubblichini, sbandati, tedeschi in ritirata. La scuola diventa l’ultimo dei pensieri per grandi e piccini, bisogna pensare a sopravvivere, ad ogni costo.

Finiranno mai questi anni amari?

Nota

La prima e l’ultima parte dello scritto sono una mia invenzione. La parte virgolettata è stata copiata da un giornale di classe autentico del 1944-45. Anche il diario quotidiano è riportato pari pari dallo stesso registro e si interrompe bruscamente a fine gennaio 1945. Ho omesso qualsiasi dato sensibile che si trovava nel diario giornaliero.