Luigi Fasolo, nella prima metà del secolo scorso, cura diversi testi per la scuola elementare. I libri di lettura dell’epoca1. risentono ancora molto dei modelli scolastici che si legano alla tradizione (nei metodi e nei contenuti) e molto meno alle idee suggerite dai Programmi Orlando del 1905, che spingeva i maestri a sviluppare nei bambini “l’appercezione diretta della realtà”, attraverso l’esperienza concreta e non attraverso le sole parole. Come suggerivano i Programmi: “E’ inutile dire ad un fanciullo che il deserto è un mare di sabbia, se egli non possiede ancora la rappresentazione concreta del mare e della sabbia”2. Le scuole elementari sembrano essere ancora molto distanti dai movimenti che – anche in Italia – portano avanti iniziative coraggiose nelle quali la costruzione della conoscenza dei bambini fa leva sugli alunni stessi, attraverso un atteggiamento dell’adulti, di rispetto e di serenità. L’idea di costruire una scuola “serena”, secondo l’idea di Giuseppe Lombardo Radice, trova spazio solo nelle poche eccezioni di “scuole nuove” che nascono soprattutto nel Nord Italia.3
La didattica scolastica, per ragioni diverse (che vanno dalla formazione degli insegnanti, al ruolo e alla funzione stessa stessa della scuola, ai conflitti sociali che si sviluppano a partire dalle fabbriche, all’opposizione nei confronti di una scuola che sia aperta a tutti), nella sua quasi totalità risulta poco innovativa. I modelli di riferimento sono ancora legati all’idea di un bambino che conosce il leggere, lo scrivere e il far di conto, un alunno che sostanzialmente viene educato perché diventi un “cittadino” tranquillo, rispettoso, riproduttore dei modelli famigliari che ha conosciuto. L’obiettivo è costruire una persona buona, “ordinata”, perché il “disordine” è segnale di incapacità nei confronti dello studio, o addirittura segnala precocemente un’opposizione nei confronti degli adulti, della scuola e delle stesse strutture sociali. Il libro di lettura del Fasolo inizia proprio con una poesia indicativa:
Nella cartella del disordinato
Manca la penna e l’abbaco è stracciato.
Al quadernetto, meglio non guardare
Ahimè, le macchie chi le può contare?4
L’ordine (che riguarda anche la persona, secondo i programmi di igiene), va seguito nella vita quotidiana, a partire dalla famiglia: i primi raccontini ci parlano della mamma, del babbo, del nonno, della nonna, del fratellino, delle zie, del cane… I personaggi sono tutti amorevoli e “sereni”. Di fronte agli affetti familiari, anche la scuola passa in secondo piano, come ci racconta la storia di una “scolarina” dell’asilo che piange perché vuol tornare a casa. “La mia mamma è malata e sta male”, dice la piccola piangendo. “La signora maestra ebbe pietà di quella povera bimba e le permise di tornare a casa”.5 Tutto il contesto familiare riportato nei vari raccontini (con belle illustrazioni in bianco e nero) ci mostrano l’ambiente di vita contadina, che va dalla stanza dei bambini, alla stalla, al prato, alla vigna, all’orto, all’apiario… Non mancano gli esercizi “attivi” che chiedono ai piccoli lettori di scrivere la parola giusta dopo i puntini, perché imparino anche “le buone qualità”: “I bambini che ubbidiscono sono …; I bambini che studiano volentieri sono …; I bambini che trattano tutte le persone con gentilezza sono …: I bambini che fanno volentieri dei piccoli servizi sono …”. Maria “aiuta la mamma ad alloggiare i panni nel mastello, a lavarli nella lisciva e a risciacquarli nell’acqua pura: l’aiuta ad avviare il fuoco sotto la caldaia; l’aiuta a sciorinare i panni su le funi…”.6

Il “piccolo mondo” degli alunni di questa seconda classe si allarga appena alla vita di città. Diversi raccontini sono dedicati ai mestieri più comuni: il fabbro, l’arrotino, il muratore, il pescatore. Appaiono anche mestieri legati alla vita di città che raccontano degli operai del cotonificio o dei ferrovieri. Ma la dimensione contadina (con il suo fascino e la sua aderenza alla vita quotidiana degli alunni che leggeranno il testo) prevale, anche se le storie narrate riguardano l’agricoltura e la vita paesana di cittadine del Centro-Nord Italia. C’è una informazione acquisita in famiglia che consente, nella scuola, di chiedere (seconda classe) di completare frasi che richiedono conoscenze specifiche e non alla portata di tutti: “Compìte: Nulla si sciupa nella pianta del granturco. Le foglie verdi …; I gambi secchi …; Il grano …; I cartocci delle pannocchie …; I tutoli …”.8
Non ci sono raccontini che mostrano situazioni diverse, come l’agricoltura nel Sud Italia e nelle isole che avevano caratteristiche molto diverse dal Nord e che avrebbero aiutato il lettore a considerare molto più duro il rapporto fra contadino e terra. Anche la vita cittadina nel Nord non appare sempre idilliaca. Nelle fabbriche “ci sono vastissimi saloni pieni di macchine per… Gli operai e le operaie mettono in movimento le macchine; e le macchine lavorano. Che meraviglia!”.9 D’altra parte anche la città presenta dei limiti. Se il lavoro non c’è più, se chi procurava i soldi alla famiglia viene a mancare, allora la vita si fa dura, come per il povero Umberto che impara a raccogliere il carbone caduto dai carri che lo stanno trasportando nelle fabbriche: “… prese un sacchetto, andò davanti all’officina del gas e aspettò pazientemente … ecco due grandi carri carichi che escono traballando sull’acciottolato … Ad ogni scossa cadono dai carri dei pezzi di carbone … Umberto segue i carri, raccoglie i pezzi di carbone … Quel giorno la mamma poté accendere la stufa. Nella povera stanza si diffuse un po’ di tepore”.10

Nelle campagne e nei paesi la vita è diversa. La vita sociale poggia sull’impegno, sul lavoro volenteroso delle persone che contribuiscono, tutte unite, al progresso e al benessere degli altri. Si costruisce la nuova scuola del paese? Tutti collaborano: “l’architetto, i muratori, i suolini i fabbri, i falegnami, i verniciatori … I ragazzi si fermano a curiosare pieni di meraviglia – La signora maestra guardò bene bene in faccia alcuni scolari, poi disse: – Sarà molto bella: sarà troppo bella, per certi scolari, svogliati e indisciplinati!”.11 I bambini (rispettosi, volenterosi, ordinati) otterranno molto dagli adulti, i quali, nello svolgere il loro compito, avranno sempre un modo per ricompensare i “bravi ragazzi”. “Un giorno capitò in iscuola il signor Sindaco. Egli vide con molto piacere i fiori sui davanzali delle finestre. Lodò i ragazzi che avevano abbellito la scuola” e disse: “Signora maestra, dietro la casa della scuola vi è un pezzo di terreno incolto … ebbene io lo do a questi bravi ragazzi, che amano tanto le piante e i fiori: diventerà il loro giardino. Immaginate la contentezza della signora maestra e degli scolari”.12
Per certi aspetti i libri di lettura di questo periodo fanno immaginare la possibile coesistenza di mondi diversi: quello della campagna e di paese, e quello cittadino. Da una parte una vita più a contatto con la natura che cambia, ma resta sempre la stessa. Dall’altra l’attrazione per un progresso che affascina, ma che non manca di contraddizioni. Lo sviluppo e il progresso dipendono comunque dalla “bontà” e dall’amore per il prossimo: un Sindaco “concede” un giardino ai bambini bravi; una bambina aiuta la mamma nella gestione della casa; Umberto riesce a trovare in modo di portane carbone per scalfare la casa. Il modello educativo di base rimane comunque quella di essere “bravi e “sereni”, anche se sull’interpretazione di questo ultimo termine rimangono molte ambiguità e indubbie diversità. Fra le Lezioni di didattica di Lucio Lombardo Radice (1913), la Scuola Rinnovata di Giuseppina Pizzigoni (1911), o le timide esperienze di “scuola nuova” che sviluppano in quegli anni13, le differenze ci sono.
Nel 1916 l’alfabetizzazione per tutti è ancora lontana14, le disparità fra Nord e Sud sono ancora altissime, il ruolo della donna è ancora spesso legato a modelli tradizionali. Ci sono poi i due anni di guerra che incombono sulla Nazione (con centinaia di migliaia di morti italiani). Nel testo di Fasolo non c’è cenno al dramma della guerra15. Eppure, statisticamente parlando, in ogni famiglia o comunque in ogni paese, tanti padri, fratelli, parenti, erano già partiti e certe notizie tragiche erano sicuramente già arrivate anche nelle case dei borghi più sperduti. La “serenità” che le pedagogie ufficiali e gli estensori cercano di tramettere agli alunni, come il legame nella didattica fra “scuola e vita”, appare più un miraggio che una realtà, perché va a scontrarsi con l’esperienza diretta dei bambini e delle loro famiglie, che devono vivere in prima persona le contraddizioni di questo modello, che potremmo chiamare: la pedagogia delle buone qualità.
1 Il testo Letture Appunti ed Esercizi Classe Seconda, di Luigi Fasolo (Cooperativa Editrice Libraria di Milano) esce nel 1916.
2 I programmi Olando riformulano, in questo caso, il pensiero del pedagogista positivista Aristide Gabelli che nel 1880 (Il metodo d’istruzione nelle scuole elementari d’Italia), scriveva: “Malgrado qualunque descrizione [di un elefante] … entrerà una nuvola nella testa dei poveri fanciulli … fate invece che il maestro … tragga fuori una tavola in cui l’elefante sia dipinto … sostituendo, ove si possa, immagini alle parole”.
3 Vanno ricordate almeno le sorelle Agazzi, che a Mompiano (Brescia) cercarono di realizzare una scuola dove prevalesse “serenità, equilibrio, attività e spontaneità” e “La rinnovata” realizzata da Giuseppina Pizzigoni a Milano.
4 Fasolo L. cit., p.3.
5 Ivi, p. 35.
6 Ivi, p. 151.
7 Il testo di Fasolo non specifica chi fosse stato l’illustratore del volume. Neppure tutte le tavole sono contrassegnate in modo da poter risalire a chi le ha realizzate. In questo caso leggiamo, fra l’erba del prato le lettere A.V.
8 Ivi p. 62.
9 Ivi p. 175.
10 Ivi, pp.103-104.
11 Ivi, p. 175.
12 Ivi, p. 148.
13 La “Casa dei bambini” apre nel 1907 a Roma su iniziativa di Maria Montessori
14 Solo nel 1911 la responsabilità gestionale dell’istruzione di base passa dai Comuni allo Stato. La legge Daneo-Credaro distingue le scuole in due categorie: scuole dei capoluoghi di provincia, ancora in gestione diretta ai Comuni; scuole di tutti gli altri Comuni, poste alle dipendenze dei Provveditorati agli studi.
15 Materiale didattico dedicato ai bambini della scuola elementare vengono prodotti da vari editori. In particolare l’editore palermitano Salvatore Biondo che, tra il 1915 e il 1916, pubblica una serie di volumetti, accomunati dal titolo altisonante Italia nostra! Forte sulle tue Alpi, libera nei tuoi mari.


