La scuola di montagna – alta Valle PO: Ostana (Cuneo)

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Il mondo della scuola che conosco abbastanza e la mia passione di sempre per la montagna ( non quella delle piste da sci, dei grandi scalatori, degli importanti luoghi di vacanza, ma quella vera) mi hanno suggerito di scrivere qualcosa sulla scuola di montagna di alta valle.

Quando si pensa alla montagna di un tempo, di solito, si prova profonda estraneità e non ci si ricorda che i passi alpini liberi per più mesi dalla neve, hanno consentito grandi comunicazioni fra un territorio e l’altro, grandi movimenti di persone , mercanti, monaci, pellegrini, soldati, protestanti, valdesi… una lingua in comune : la lingua d’oc parlata dalle Alpi al sud della Francia e fino alla Catalogna.

A Ostana, come in altri paesi alpini, si parlava e si parla occitano: è un comune dell’alta Valle Po.

(Alpi Cozie) che agli inizi del 900 contava più di 1000 abitanti, scesi drasticamente a una decina negli anni 80. Oggi i residenti sono circa 80 grazie alla passione e alla volontà di un gruppo di ex abitanti di Ostana tornati a vivere la montagna autentica, rimasta come l’avevano lasciata. Un’Amministrazione attenta al territorio e all’ambiente, con il contributo di alcuni giovani del luogo e non, uniti in associazioni: i Reneis (“i germogli”) e Bouligar (“darsi da fare”) , hanno dato vita a molte iniziative tra cui un premio letterario di scrittura in lingua madre da tutto il mondo, una scuola di cinema e un piccolo museo etnografico digitale: la parte dedicata alla scuola mi ha consentito di risalire ai racconti e alla lettura dei quaderni dei bambini della scuola di montagna di un tempo.

La scuola di Ostana

La scuola di Ostana (m.1282) – pluriclasse – era unica per tutte le borgate (una decina), ubicata alla “villo” (capoluogo) : i bambini partivano in gruppo dalle varie borgate , quasi tutte più in alto (fino a m. 1404) per recarsi a scuola .

I bambini lavoravano, aiutavano a fare il fieno, a portare la legna, l’erba per gli animali, il letame e la terra sui prati scoscesi (a spalle, con la gerla), sia al fine di ripristinare il terreno scivolato a valle per la neve o per le frane e poter piantare le patate, l’orzo, sia per la concimazione: erano lavori molto faticosi, anche per gli adulti, considerata la ripidità del luogo .

I maestri

I maestri, in realtà quasi tutte maestre, condividevano la vita degli abitanti di Ostana, proponendo a scuola temi e argomenti concreti legati alla vita di tutti i giorni e una formazione umana, religiosa e civile dell’epoca.

I documenti indicano che i bambini apprendevano facilmente l’aritmetica ed erano più in difficoltà con la lingua italiana. Gli insegnanti quasi sempre provenienti dalla pianura , dovevano abituarsi alla lingua occitana, definita da una maestra “barbaro dialetto”, totalmente diversa non solo dalla lingua italiana, ma anche dal dialetto piemontese .

Va ricordato che agli inizi del 900 la scuola era comunale, il Consiglio nominava una commissione di vigilanza: due padri per la scuola maschile e due madri per la scuola femminile; alla scuola maschile veniva nominato un maestro, alla scuola femminile una maestra, ma nelle borgate più lontane, spesso provvedeva all’insegnamento, qualcuno che sapesse leggere e scrivere.

La vita dei maestri di Ostana era molto faticosa , ma lo era per tutti i maestri di montagna.

Ricordo Adalgisa che negli anni 54-55 camminava ore per raggiungere Elva (alta Valle Maira) e vi rimaneva tutto l’anno; Mario (Agliasco – alta Valle Po), negli anni 60 insegnava nella sua cucina non potendo muoversi per una frattura a una gamba e Luisa ( Crissolo – alta Valle Po ),

negli anni 70, per raggiungere la scuola, saltava con gli sci dalla finestra del primo piano di casa , tanto la neve era alta . Ricordo Anna (Comba Nari – Valle Po), negli anni 80, salendo, raccoglieva i bambini di casa in casa e camminavano insieme, sprofondando nella neve per raggiungere la scuola; Silvia (Crissolo, anni 80), raggiunta il giorno successivo a un’abbondante nevicata, dal direttore didattico non originario del luogo : si era recato sul posto con un taxi dotato di catene, incredulo che si stesse facendo scuola e che i bambini fossero presenti.

La migrazione si portò via gli abitanti della montagna e i loro bambini; dopo gli anni 80, le scuole vennero chiuse e i pochissimi bambini che oggi vivono nei paesi montani, vengono accompagnati a valle con gli autobus o dagli stessi genitori.

Dai quaderni dei bambini di Ostana (museo etnografico digitale)

“Isto quieto” Giuseppe (1949).

“ Il primo anno che c’era la maestra Angioletta che non capiva la nostra parlata di Ostana, e allora quando uscivamo di scuola ci diceva sempre di andare a casa e noi tiravamo le palle di neve a quelli dei Ciampetti, alle ragazze e tutto giù di lì, e ci diceva “Andate a casa” e noi “ Isto quieto” (in occitano “stai zitta “)…

Diario di Lucia – 1924-25

“Sabato 23 marzo abbiamo cominciato la primavera eppure sembra che venga l’inverno; nevica ancora sempre e non spunta l’erba”…

Diario di Lucia 26 aprile 1925

“Io lavoro con i miei genitori li aiuto porto la legna ecc. Ma sabato pioveva un po’ e io sono stata a casa far calza. Io non posso studiare di sera ma studio appena ho un momento di tempo studio.”

Diario di Chiaffredo -classe 4^ – 1939

…”Stamane io e mio babbo siamo andati a portare il letame e terra per i campi per poi piantare le patate e l’orzo. Di ritorno abbiamo mangiato, dopo siamo andati a mietere l’erba per le mucche.

Più tardi ho fatto il compito e ho studiato la lezione.”

Le nevicate (Giovanni 1959-60)

Giovanni e Silvana raccontano che dalla borgata più alta , gli uomini scendevano spalando la neve per pulire la strada e s’incontravano con quelli che avevano spalato i sentieri provenienti da altre borgate laterali e più basse e via via, pulivano fino al capoluogo: i bambini potevano così recarsi a scuola. Accadeva che la neve fosse così alta che gli uomini di una borgata non riuscissero a raggiungere gli altri spalatori: i bambini tornavano a casa, ovviamente giocando con la neve , felici di non andare a scuola. Combinavano anche qualche guaio: racconta Giovanni che a volte si facevano i dispetti e si divertivano a lanciare le pietre sui tetti.
Nel percorso casa- scuola e viceversa, i bambini si fermavano a giocare , a fare le scivolate nella neve o , nella bella stagione, a correre sui prati.

Le scivolate con gli zoccoli (Angiolina 1931)

…”E noi dovevamo andare a scuola alle otto o otto e mezza, così partivamo sempre un’ora prima, poi facevamo delle scivolate, scivolavamo lì per il pendio di Minolou, lì era un accentuato e uniforme pendio e scivolavamo giù due o tre volte, con gli zoccoli si scivolava bene .Tounin Bepin aveva la cartella di legno, s’è seduto sulla cartella , la cartella si è aperta, vroun…tutto giù! I libri, i quaderni, tutto sparpagliato. Poi corrergli dietro, poi in fretta ripartire e andare a scuola…”

L’albero (Angiolina 1931)

…”E un’altra volta, prima di venire a casa, quando uscivamo all’una, c’era un bell’albero sopra la scuola, andavamo a giocare lì. C’era ancora la buonanima di mia nonna e diceva : “Ma quel diavolo lì…, gli altri da tanto sono arrivati…” E io…era tanto bello giocare là a quell’albero…

(Angiolina 1931).

La stalla e le stelle (quaderno 1927/28)

“Io le serate le passo bene, io nella mia stalla vedo specialmente delle farfalle che volano e vanno anche per uccidere il lume e anche le mosche fanno quello!

Quando alla sera il cielo è sereno io esco fuori dalla stalla io vedo centinaio di migliaio di stelle e ce ne sarà ancora di più . Quando sto per fissare un momento il cielo io vedo delle stelle che si muovono nel cielo, ma non so come si chiamano.”

Saluzzo, 7 agosto 2018

 

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