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Memoria, ricerca e didattica per continuare a pensare la scuola

Il Museo della Scuola nasce dalla convinzione che la storia della scuola non sia fatta soltanto di leggi, programmi ministeriali e grandi teorie pedagogiche. È fatta anche di maestri e alunni, quaderni e libri, fotografie, pagelle, banchi, cartelle, pennini, strumenti didattici, filmati, testimonianze, esperienze educative e modi diversi di insegnare e di apprendere.

Dal 2010 l’Associazione Museo della Scuola APS svolge attività di raccolta, documentazione e ricerca storica sulla scuola, affiancandole alla formazione degli insegnanti e degli educatori. Nel tempo ha raccolto documenti, testimonianze, fotografie, filmati, manuali scolastici e oggetti della vita quotidiana scolastica. I materiali sono conservati e valorizzati attraverso le sedi del Museo della Scuola di Firenze e di Firenzuola, la sezione dedicata alla scuola dell’infanzia e il Museo Digitale della Scuola. L’Associazione promuove inoltre mostre, attività formative, gruppi di ricerca e collaborazioni con scuole, università e altre istituzioni. (Cfr. Chi siamo).

Non si tratta, però, semplicemente di conservare ciò che appartiene al passato. Fin dall’origine il progetto si fonda su un’idea diversa: conservare per conoscere, conoscere per interrogare il presente, documentare per continuare a fare scuola.

Una storia che viene da lontano

La nostra esperienza si inserisce in una tradizione molto più antica.

L’idea di un museo pedagogico nasce nell’Ottocento. Già nel 1827 Jullien immaginava un museo dedicato all’educazione comparata e nel corso del secolo musei pedagogici e scolastici sorsero in numerosi paesi europei. In Italia il Museo d’istruzione e di educazione di Roma, aperto nel 1875, raccoglieva materiali didattici, testi, opere di legislazione scolastica e documentazione pedagogica. (Cfr. Milena Cossetto, I Musei pedagogici nell’Europa dell’Ottocento, pp. 1-2 dell’estratto PDF).

Ciò che colpisce maggiormente è la funzione attribuita fin dall’inizio a queste istituzioni: non semplici depositi, bensì luoghi nei quali gli insegnanti potessero confrontare metodi, conoscere esperienze diverse, studiare nuovi materiali e discutere di scuola.

Nel 1880 Giuseppe Somasca arrivava a definire i musei pedagogici «la vera scuola dei maestri» e indicava come loro caratteristica essenziale proprio la capacità di collaborare: aiutarsi, scambiarsi materiali ed esperienze, consigliarsi reciprocamente. (Cfr. Cossetto, I Musei pedagogici nell’Europa dell’Ottocento, pp. 2-3 dell’estratto PDF).

È un’idea nella quale riconosciamo profondamente il nostro modo di lavorare.

Dalla raccolta al patrimonio della scuola

Il patrimonio scolastico è estremamente vario. Juri Meda comprende nella categoria dei beni culturali delle scuole biblioteche e archivi, edifici e opere artistiche, ma anche strumenti scientifici, materiali matematici e geografici, sussidi didattici e materiali pedagogici. A questi si aggiungono gli oggetti della quotidianità: arredi, cancelleria, strumenti per la scrittura, corredi degli scolari, radio, proiettori e altre testimonianze attraverso le quali è possibile ricostruire la cultura materiale della scuola. (Cfr. Juri Meda, Musei della scuola e dell’educazione, 2010, pp. 490-491).

Il sito del Museo rende immediatamente visibile questa concezione attraverso le Raccolte e collezioni, articolate in alfabetieri, astucci, banchi, cartelle, pagelle, penne, pennini e calamai e quaderni. (Cfr. Museo della Scuola).

Ma questi materiali non vengono presentati come curiosità antiquarie. Diventano strumenti di interpretazione. L’articolo La famiglia degli abbecedari, per esempio, mostra come l’evoluzione di sillabari, alfabetieri e abbecedari possa rivelare differenti concezioni dell’apprendimento della lettura e della scrittura e differenti culture pedagogiche. (Cfr. La famiglia degli abbecedari).

Un alfabetiere storico, Vocali Grosselin

Lo stesso accade per i quaderni. In Per la gloria d’Italia le copertine e le pagine scolastiche vengono interrogate come testimonianze della propaganda e dei modelli educativi del fascismo: il quaderno non è più soltanto un oggetto, ma una fonte sulla costruzione dell’identità nazionale, sui modelli di comportamento e sulla vita scolastica. (Cfr. Per la gloria d’Italia).

Una copertina di quaderno del fascismo, prima illustrazione dell’articolo Per la gloria d’Italia

È precisamente questa trasformazione dell’oggetto in fonte storica a distinguere un museo della scuola da una semplice collezione di ricordi.

Non una scuola dei nonni

Meda distingue infatti i musei nei quali gli oggetti scolastici sono considerati fonti storiche e collegati alla ricerca da quelli nei quali essi rimangono soprattutto reperti destinati a evocare la «scuola dei nonni». (Cfr. Meda, Musei della scuola e dell’educazione, p. 494).

Il nostro Museo si riconosce decisamente nella prima prospettiva.

La memoria è importante anche nella sua componente affettiva, ma non può fermarsi alla nostalgia. Il ricordo deve diventare domanda, confronto, ricerca.

Un esempio particolarmente efficace è La scuola a Montella dopo la guerra. Il racconto autobiografico di un ex alunno ricostruisce l’aula del 1945 attraverso banchi, calamaio, pennini, lavagna, alfabetiere, pallottoliere, mappamondo, cartella e pratiche educative; la redazione conclude significativamente proponendo che proprio le memorie delle persone e le “cose” che facevano la scuola possano costituire un museo della scuola locale. (Cfr. La scuola a Montella dopo la guerra).

Qui oggetto e memoria si illuminano reciprocamente: il banco racconta qualcosa perché qualcuno ne ricorda l’uso; il ricordo acquista consistenza storica perché può essere confrontato con oggetti, documenti e altre testimonianze.

Fotografia storica di una classe di Montella

Documentare la didattica

È qui che il Museo incontra il tema della documentazione didattica.

Umberto Cattabrini osserva quanto facilmente vadano perdute le tracce del lavoro quotidiano degli insegnanti. Registri, fotografie, quaderni, corrispondenze, esercitazioni e materiali preparati per le lezioni possono apparire documenti minori proprio nel momento in cui vengono prodotti, ma diventano fonti preziose per comprendere che cosa avveniva realmente nelle classi. (Cfr. I maestri e la documentazione didattica, nei Testi per il laboratorio).

La storia della didattica dispone infatti di una quantità vastissima di fonti: fotografie e filmati, registri, pagelle, elaborati, quaderni, manuali, memorie, materiali, sussidi e corredi degli alunni. Recuperarli e ordinarli nei musei della scuola permette di riflettere anche sull’identità e sulla storia della professione docente. (Cfr. Umberto Cattabrini, Appunti per una storia della didattica, p. 13).

Anche un medium apparentemente esterno alla documentazione scolastica può diventare fonte. Il cinema per ripensare la scuola mostra come un film possa fornire informazioni non intenzionali sugli ambienti scolastici, sulla disposizione della classe, sui sussidi utilizzati, sulle relazioni tra docenti e alunni, sui metodi d’insegnamento e sui rapporti di autorità. (Cfr. Il cinema per ripensare la scuola).

La documentazione, quindi, non riguarda soltanto ciò che la scuola dichiara di essere, ma anche le tracce attraverso le quali possiamo ricostruire ciò che concretamente accadeva nelle classi.

Una pagina del giornalino scolastico La Chiacchiera, dall’articolo sulla Scuola Matteotti

Memoria testimonianza e storia orale

Una parte importante del Museo digitale è dedicata proprio alle memorie.

La sezione distingue Memorie di alunni, Memorie di maestri, Memorie letterarie e Memorie di scuola, affiancandovi Racconta una storia. Questa organizzazione mostra che il patrimonio storico-educativo non coincide soltanto con i materiali conservabili in una teca o in un archivio: comprende anche esperienze, racconti, percezioni e memoria professionale. (Cfr. Museo della Scuola).

Il progetto La scuola siamo noi, per esempio, raccoglie attraverso interviste le esperienze di maestre, maestri, professori e dirigenti, assumendo esplicitamente il punto di vista dei protagonisti per ricostruire la scuola italiana degli ultimi decenni del Novecento. (Cfr. La scuola siamo noi – un nuovo contributo dalla Val di Sole).

Anche Racconta una storia sviluppa una forma diversa di partecipazione. L’iniziativa nasce dall’invito rivolto ai visitatori di una mostra a scegliere un’immagine proveniente dall’archivio del Museo e utilizzarla per costruire e condividere un racconto. In questo modo il patrimonio non viene soltanto osservato: diventa generatore di interpretazioni e nuove narrazioni. (Cfr. Un calamaio pieno di fantasie).

Immagine utilizzata per l’articolo Racconta una storia

È una dimensione coerente con l’idea, sottolineata da Meda, che i musei della scuola possano salvaguardare anche un patrimonio educativo immateriale, favorendo il dialogo fra generazioni. (Cfr. Meda, Musei della scuola e dell’educazione, p. 500).

Un museo che continua a fare didattica

Il Museo della Scuola non guarda però soltanto indietro.

Fra gli scopi dell’Associazione vi sono la formazione degli insegnanti e degli educatori, l’innovazione metodologica e didattica, le didattiche disciplinari, la documentazione e la valutazione degli apprendimenti. Lo Statuto collega esplicitamente tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, ricerca scientifica, attività educativa e formazione. (Cfr. Chi siamo; Statuto dell’Associazione).

È una scelta coerente con la tradizione dei musei pedagogici, che già nell’Ottocento aspiravano a essere centri di consulenza e progettazione educativa. Meda riprende la stessa idea quando considera i musei della scuola veri e propri ambienti di apprendimento, utilizzabili per la formazione degli insegnanti e l’educazione al patrimonio. (Cfr. Cossetto, I Musei pedagogici nell’Europa dell’Ottocento, pp. 3-4 dell’estratto PDF; Meda, Musei della scuola e dell’educazione, p. 500).

Il sito testimonia anche questa funzione contemporanea. La sezione Didattica non raccoglie soltanto materiali storici: comprende abbecedari e sillabari, giochi, poesie, raccolte di figurine, sussidi didattici, ma anche un consistente spazio dedicato all’Outdoor education, con esperienze e riflessioni metodologiche contemporanee. (Cfr. Didattica).

L’educazione all’aperto come esperienza di relazione con l’ambiente naturale. Dall’articolo Filosofia ambientale e Outdoor Education.

Un’altra esperienza significativa è quella del Museo di Firenzuola, dove il patrimonio storico dello scrivere con penna e pennino è diventato occasione per un vero laboratorio intergenerazionale di Bella scrittura: l’oggetto storico torna quindi a essere utilizzato come esperienza educativa, anziché rimanere semplicemente esposto. (Cfr. Bella scrittura).

Immagine del laboratorio Bella scrittura

Perché lavoriamo insieme

Da questa impostazione deriva anche la forma organizzativa che abbiamo costruito.

Il Museo non coincide con una singola collezione, con una sede o con una persona. È una rete di persone, competenze, raccolte, gruppi di ricerca e collaborazioni istituzionali.

Nel tempo l’Associazione ha formalizzato rapporti con l’Università degli Studi di Firenze, l’Istituto Comprensivo Centro Storico Pestalozzi, l’Associazione Pier Giuseppe Sozzi e il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Accanto alle sedi museali operano una redazione del Museo digitale, un comitato scientifico e gruppi di ricerca dedicati, fra gli altri, a cinema e scuola, quaderni scolastici, outdoor education, modellini di classe e scuola dell’infanzia. (Cfr. Chi siamo).

Alla rete di collaborazioni si è aggiunto il recente accordo di collaborazione e cooperazione tecnico-operativa con l’Associazione della Scuola Margherita Fasolo di Firenze. La sua sottoscrizione rappresenta un ulteriore passo nella costruzione di relazioni stabili fra il Museo e le realtà educative del territorio.

Non è soltanto una divisione dei compiti. È un modo di intendere la ricerca.

Nessuno possiede da solo la memoria della scuola. Essa è distribuita fra archivi e abitazioni private, scuole e biblioteche, ricordi degli ex alunni, esperienze degli insegnanti, oggetti conservati dalle famiglie e documentazione istituzionale. Il Museo serve proprio a mettere in relazione queste tracce.

Meda indica infatti fra gli obiettivi fondamentali della museologia scolastica la costruzione di reti capaci di favorire censimento, raccolta, catalogazione, conservazione e valorizzazione del patrimonio, ma anche lo scambio di informazioni, pratiche ed esperienze. (Cfr. Meda, Musei della scuola e dell’educazione, pp. 497-499).

Allestimento di una bacheca nell’ambito della mostra sul risparmio del 2023

Questa struttura si riflette anche nel modo in cui lavoriamo. Una raccolta di quaderni richiede competenze differenti da un progetto di storia orale; l’analisi di un film scolastico pone problemi diversi da quelli posti da un archivio normativo; un laboratorio didattico utilizza il patrimonio con finalità differenti rispetto a una ricerca storica. Il Museo mette quindi in relazione non soltanto persone e istituzioni, ma competenze, fonti e metodi di ricerca differenti, che possono illuminarsi reciprocamente.

Le nostre pubblicazioni

Il lavoro del Museo trova una forma di restituzione anche nelle pubblicazioni delle collane «Briciole» e «Brecce», edite da Kaleidos. I libri affiancano le collezioni, le mostre, le attività formative e il Museo digitale: permettono di dare continuità alle ricerche e di mettere materiali, esperienze e riflessioni a disposizione di insegnanti, educatori, studiosi e lettori interessati alla storia della scuola. (Cfr. Catalogo Kaleidos su IBS).

Le nostre pubblicazioni comprendono i seguenti otto volumi. Il titolo di ciascun libro rimanda direttamente alla relativa scheda su IBS:

  1. I magnifici sette… Giochi di tavoliere (2021).
  2. I quaderni nella cartella (2022).
  3. Girare intorno a Dante. Ediz. per la scuola (2022).
  4. L’alfabetiere degli alfabetieri (2020).
  5. Figurine in cartella (2025).
  6. La pedagogia di Piero Santoni. Riflessioni ed esperienze per una via ludica ed ecologica (2026).
  7. Storie di quaderni (2025).
  8. Mi compri un quaderno? Ediz. a colori (2024).

Alfabetieri, quaderni, immagini, giochi, percorsi letterari ed esperienze pedagogiche diventano così occasioni per collegare la storia della scuola alle pratiche dell’insegnamento e alla cultura dell’infanzia.

Il legame fra ricerca e pubblicazione emerge chiaramente dalla storia dell’Associazione: nella comunicazione ai soci del 31 marzo 2023, Girare intorno a Dante e I quaderni nella cartella sono presentati come due uscite della collana «Briciole»; il secondo viene collegato al lavoro di analisi delle copertine dei quaderni, destinato a proseguire in altri volumi. (Cfr. Comunicazione ai soci del 31 marzo 2023).

Le pubblicazioni rendono quindi visibile un passaggio centrale del nostro progetto: dalla raccolta delle fonti alla ricerca, dalla ricerca alla condivisione pubblica. Un oggetto conservato può essere studiato, confrontato con altri materiali, raccontato in una mostra o in un articolo e trovare nel libro una trattazione più ampia. La pagina stampata e il Museo digitale offrono due forme complementari di accesso a questo lavoro, consentendo di riprenderlo, discuterlo e utilizzarlo anche in altri contesti educativi.

Il Museo digitale un patrimonio da esplorare attraverso percorsi diversi

Il sito www.museodellascuola.it non svolge soltanto la funzione di presentare l’Associazione e le sue attività. Nel corso degli anni è diventato esso stesso una parte importante del Museo: un luogo nel quale raccogliere documenti, ordinare collezioni, pubblicare ricerche, conservare testimonianze e mettere in relazione materiali che provengono da esperienze, tempi e luoghi differenti.

La crescita progressiva del sito riflette quella del Museo stesso. Alla documentazione delle attività dell’Associazione si sono affiancate nel tempo raccolte digitali, memorie autobiografiche, materiali didattici, articoli di storia della scuola, documenti, fotografie, filmati, collezioni di oggetti e percorsi di ricerca. Per questo il Museo digitale può essere letto attraverso alcune grandi aree, diverse ma strettamente collegate fra loro.

Il Museo

Una prima area riguarda l’identità dell’Associazione: la sua storia, le sedi, le persone che vi collaborano, gli organi associativi, il comitato scientifico, la redazione del Museo digitale, le convenzioni, i gruppi di ricerca e i progetti.

La pagina Chi siamo rende particolarmente evidente questa struttura reticolare: il Museo non coincide con una singola sede né con una collezione appartenente a una sola persona, ma nasce dalla collaborazione fra insegnanti, ricercatori, scuole, università, associazioni e comunità locali. (Cfr. Chi siamo).

Questa dimensione istituzionale è importante perché permette di comprendere anche tutto ciò che segue: le raccolte, gli articoli e le ricerche presenti sul sito non costituiscono materiali isolati, ma il risultato di un lavoro comune.

Storia della scuola

Un secondo grande percorso riguarda la storia della scuola, ricostruita attraverso fonti differenti.

Vi rientrano la cronologia della scuola italiana, la legislazione e i programmi, i documenti, le vicende di singole scuole e istituzioni, ma anche gli articoli nei quali la storia generale viene osservata attraverso materiali apparentemente minori.

In questa prospettiva una pagella, una copertina di quaderno, un abbecedario o una fotografia non sono semplicemente oggetti antichi: permettono di mettere in relazione la storia istituzionale della scuola con la sua vita quotidiana.

Le schede cronologiche dedicate alla Storia della scuola italiana, per esempio, intrecciano trasformazioni legislative, programmi, mutamenti sociali, pratiche didattiche e cultura materiale. Gli articoli dedicati ai quaderni durante il fascismo mostrano invece come persino le copertine scolastiche possano diventare fonti sulla costruzione dell’identità nazionale e sulla propaganda educativa. (Cfr. 1946-1950; 1956-1960; Per la gloria d’Italia).

La storia della scuola proposta dal Museo nasce quindi dall’incontro fra macro-storia e microstoria, fra disposizioni ufficiali ed esperienze concrete.

Memorie

Un terzo percorso è quello delle memorie.

La storia della scuola non può infatti essere ricostruita soltanto attraverso gli archivi istituzionali. Esistono anche le voci di coloro che la scuola l’hanno vissuta: alunni, maestre e maestri, professori, dirigenti, famiglie.

Per questo il Museo raccoglie memorie di alunni, memorie di insegnanti, memorie letterarie e testimonianze sulla scuola, affiancando alle fonti materiali quelle autobiografiche e orali.

Un caso esemplare è La scuola a Montella dopo la guerra, nel quale il ricordo personale permette di ricostruire un’intera cultura scolastica attraverso l’aula, i banchi, il calamaio, i pennini, la lavagna, l’alfabetiere, il pallottoliere e le pratiche quotidiane dell’insegnamento. (Cfr. La scuola a Montella dopo la guerra).

La memoria diventa così una fonte che può essere confrontata con gli oggetti e i documenti.

Lo stesso principio è alla base del progetto La scuola siamo noi, che raccoglie attraverso interviste le esperienze professionali e personali dei protagonisti della scuola italiana. (Cfr. La scuola siamo noi – un nuovo contributo dalla Val di Sole).

Il patrimonio collezioni e mediateca

Un quarto grande ambito è costituito dal patrimonio.

Nella proposta di riorganizzazione emersa dalla mappatura complessiva del sito, è proprio questa parola a restituire meglio il significato di ciò che è raccolto sotto la voce più generica di “Archivio”. Il patrimonio comprende infatti due realtà complementari: da una parte le collezioni di cultura materiale della scuola, dall’altra la mediateca.

Le collezioni comprendono alfabetieri e abbecedari, quaderni, pagelle, cartelle e astucci, penne, pennini e calamai, banchi e arredi, figurine, sussidi didattici e altri oggetti della vita scolastica.

Non sono semplicemente repertori tipologici. Ogni famiglia di oggetti permette di affrontare una particolare dimensione della storia dell’insegnamento.

L’articolo La famiglia degli abbecedari, ad esempio, permette di seguire attraverso gli strumenti per l’apprendimento della lettura l’evoluzione delle concezioni didattiche e delle pratiche di alfabetizzazione. (Cfr. La famiglia degli abbecedari).

Accanto alle collezioni materiali opera la Mediateca, nella quale convergono biblioteca, fotografia, cinema, immagini, video e altri documenti audiovisivi.

Anche in questo caso il materiale non viene concepito soltanto come illustrazione. Nell’articolo Il cinema per ripensare la scuola, per esempio, il film viene utilizzato come fonte capace di mostrare ambienti scolastici, organizzazione degli spazi, rapporti fra insegnanti e alunni, strumenti didattici e modelli educativi. (Cfr. Il cinema per ripensare la scuola).

Il patrimonio del Museo comprende dunque oggetti, testi, immagini, suoni e testimonianze, che acquistano significato soprattutto quando vengono messi in relazione.

Didattica

Una quinta area riguarda direttamente la didattica.

È forse quella che rende più evidente la continuità fra il museo pedagogico del passato e il progetto attuale. Qui il patrimonio storico non viene considerato soltanto come oggetto di studio, ma anche come occasione per riflettere sui modi dell’insegnare.

Vi confluiscono gli articoli sui sussidi didattici, sugli alfabetieri, sui giochi, sulle pratiche educative, sui materiali utilizzati nelle classi, ma anche esperienze contemporanee come quelle legate all’Outdoor education.

È una caratteristica importante del nostro Museo: la storia della scuola non viene separata dalla riflessione sulla scuola di oggi.

Un oggetto può perciò tornare a essere esperienza. Nel progetto Bella scrittura, per esempio, gli strumenti storici della scrittura diventano il punto di partenza per un laboratorio nel quale generazioni diverse possono nuovamente sperimentare la scrittura con penna e pennino. (Cfr. Bella scrittura).

Il Museo conserva, ma nello stesso tempo rimette in circolazione pratiche, domande e problemi didattici.

Attività

Un’ultima grande area riguarda ciò che il Museo fa.

Mostre, laboratori, eventi, progetti, incontri, pubblicazioni e iniziative formative documentano il passaggio dalla conservazione alla valorizzazione. In questo ambito rientra anche il lavoro editoriale delle collane «Briciole» e «Brecce», pubblicate da Kaleidos, che accompagna e diffonde la ricerca del Museo.

Le mostre, in particolare, consentono di ricomporre temporaneamente oggetti provenienti da collezioni diverse intorno a un tema: la scrittura, i banchi, le cartelle, le pagelle, l’infanzia, una determinata epoca storica.

Le attività permettono quindi al patrimonio di uscire dall’archivio e incontrare pubblici differenti: scuole, insegnanti, studiosi, famiglie e comunità locali.

Anche esperienze partecipative come Racconta una storia appartengono a questa dimensione. Il visitatore non è soltanto destinatario di una narrazione già costruita, ma può diventare produttore di nuova memoria, scegliendo un’immagine dell’archivio e utilizzandola come punto di partenza per una propria storia. (Cfr. Un calamaio pieno di fantasie).

Un’architettura fatta di relazioni

Queste aree non devono essere considerate compartimenti separati.

Un quaderno, per esempio, appartiene alla collezione materiale; può essere datato e inserito nella storia della scuola; può contenere una testimonianza della didattica; può essere collegato al ricordo dell’alunno che lo utilizzò; può diventare oggetto di una ricerca, di una mostra o di un’attività educativa.

Una fotografia può appartenere alla mediateca, ma contemporaneamente documentare un edificio scolastico, una classe, un metodo didattico, una particolare epoca o la biografia professionale di un insegnante.

È proprio questa possibilità di attraversare il patrimonio da punti di vista differenti che caratterizza il Museo digitale.

Per questo, nella proposta di riorganizzazione del sito, abbiamo distinto pochi grandi ambiti stabili — Storia, Memorie, Patrimonio, Didattica e Attività — dalle parole chiave trasversali. I primi indicano dove si trova un contenuto e quale funzione svolge; le seconde permettono di collegare fra loro materiali lontani ma accomunati da un tema, un autore, un periodo, una pratica didattica o un luogo.

Il sito può assumere così la struttura di un archivio che può essere percorso in più direzioni, anziché quella di una successione lineare di articoli.

Il digitale come parte del Museo

Questa organizzazione permette anche di comprendere meglio che cosa intendiamo quando parliamo di Museo digitale della Scuola.

Non si tratta della semplice riproduzione online di un museo fisico. Il digitale consente di fare qualcosa di diverso: mettere accanto materiali che fisicamente si trovano in luoghi differenti; collegare una testimonianza orale a un oggetto; affiancare un documento alla normativa che lo ha prodotto; seguire la trasformazione di uno strumento didattico nel tempo; confrontare immagini, testi e pratiche.

In questo senso il sito svolge contemporaneamente la funzione di archivio, catalogo, spazio espositivo, rivista di ricerca, raccolta di testimonianze e laboratorio didattico.

E, soprattutto, rimane aperto.

Nuovi oggetti possono essere documentati, nuove memorie raccolte, nuovi articoli collegati ai precedenti, nuove ricerche sviluppate a partire dai materiali già presenti.

Il Museo digitale non rappresenta quindi semplicemente ciò che abbiamo fatto.

È uno degli strumenti attraverso i quali il Museo continua a crescere.

Un museo diffuso

Possiamo perciò parlare di un Museo diffuso e plurale.

Esistono le sedi fisiche di Firenze e Firenzuola e la sezione della scuola dell’infanzia; esistono le collezioni e le mostre; esistono il Museo digitale, l’archivio, la mediateca, i video, le attività formative e i gruppi di ricerca. Esiste soprattutto una rete di persone che continua ad aggiungere nuovi materiali e nuove interpretazioni.

Il carattere diffuso del Museo non dipende soltanto dall’esistenza di sedi diverse. È diffuso anche perché il suo patrimonio si trova in luoghi differenti e assume forme differenti: oggetti, libri, fotografie, filmati, documenti, testimonianze orali, esperienze didattiche. Il Museo digitale costituisce il luogo nel quale queste fonti possono incontrarsi e diventare parte di un patrimonio comune. La sede fisica, l’archivio digitale, la ricerca, le mostre e le attività educative non sono quindi realtà parallele, ma diverse modalità di accesso allo stesso progetto culturale.

La distinzione fra museo fisico e digitale diventa così meno netta: un oggetto conservato in una sede può essere digitalizzato e studiato sul sito; una testimonianza ricevuta attraverso la rete può arricchire la ricerca; un materiale dell’archivio può dare origine a una mostra, a un articolo, a un laboratorio o a un percorso didattico.

In questo senso il Museo non raccoglie soltanto il passato: costruisce continuamente nuove relazioni fra le sue tracce.

La nostra storia continua

Dal 2010 a oggi abbiamo raccolto materiali, costituito collezioni, organizzato mostre, promosso ricerche, realizzato attività formative, costruito sedi museali e sviluppato un Museo digitale. Abbiamo creato collaborazioni con scuole, università, associazioni, insegnanti, studiosi e comunità. (Cfr. Chi siamo).

Ma la storia del Museo della Scuola non coincide semplicemente con ciò che abbiamo accumulato.

È soprattutto la storia delle relazioni costruite attorno a quei materiali.

Abbiamo scelto di conservare perché ciò che non viene documentato rischia di scomparire.

Abbiamo scelto di studiare perché conservare senza interrogare trasforma la memoria in deposito.

Abbiamo scelto di collaborare perché nessuno può ricostruire da solo una storia complessa come quella della scuola.

E abbiamo scelto di continuare a fare didattica attraverso il Museo perché il passato non ci interessa come rifugio nostalgico.

Ci interessa perché pone domande al presente:

Come si insegnava? Con quali strumenti? Chi erano i maestri e gli alunni? Che cosa significava imparare? Che cosa è cambiato? Che cosa abbiamo conquistato? Che cosa abbiamo perduto? Quali esperienze meritano di essere riscoperte? E, soprattutto, che cosa della scuola di oggi dovremmo cominciare a documentare affinché possa diventare, domani, storia?

È questa, forse, la funzione più profonda del Museo della Scuola:

custodire le tracce della scuola che è stata, per comprendere quella che viviamo e continuare a immaginare quella che verrà.

Testi di riferimento

Milena Cossetto, I Musei pedagogici nell’Europa dell’Ottocento.

Juri Meda, Musei della scuola e dell’educazione. Ipotesi progettuale per una sistematizzazione delle iniziative di raccolta, conservazione e valorizzazione dei beni culturali delle scuole, «History of Education & Children’s Literature», V, 2, 2010, pp. 489-501.

Umberto Cattabrini, Appunti per una storia della didattica.

I maestri e la documentazione didattica.

I quattro testi sono raccolti nella pagina Testi per il laboratorio. Gli articoli e le pagine del Museo richiamati nel testo sono accessibili attraverso i collegamenti inseriti nei rispettivi riferimenti.

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