MILANO: LA SCUOLA RINNOVATA

1938

La lotta fra le mie idee e il mezzo in cui esplicavo giornalmente la mia attività scolastica si fece sempre più forte, finché, fui convinta del dovere che ciascuno di noi ha di cooperare al progresso comune e che per attuare una riforma fosse necessario uscire dalla solita scuola per moverci in una nuova
(Giuseppina Pizzigoni, Scuola rinnovata secondo il metodo sperimentale, Discorso del 1911 al Liceo Beccaria di Milano)

Nel cuore di Milano, in mezzo a palazzi, strade trafficate, ponti e ferrovie, stadi e fiere, si trova una scuola che a distanza di oltre 100 anni, è ancora, così come era in origine, una scuola primaria e statale, in cui permane una profonda adesione all’idea iniziale elaborata dalla sua fondatrice, Giuseppina Pizzigoni (1870-1947).

E’ il 1907 quando questa ‘semplice’ maestra, stende il piano della sua nuova scuola, riuscendo ad ottenere nel 1910 l’appoggio dell’allora Ministro Credaro e aprendo l’anno seguente due sezioni di I classe.

Giuseppina Pizzigoni sceglie, per fondare la sua scuola, che prende il nome di «Rinnovata», il quartiere della Ghisolfa, allora sperduto fra i campi e gli orti, periferico e popolato in prevalenza da famiglie operaie: ovvero una fascia sociale debole. Proprio partendo da una riflessione sulle difficoltà economiche e sociali degli operai, la Pizzigoni prospetta, attraverso la sua didattica attiva, per i figli di quelle famiglie, un futuro migliore, fatto di sapere, di abilità, di coscienza di sé.

La scuola si inaugura ufficialmente nel 1911. Fin dall’inizio, sebbene sia costituita semplicemente da due piccoli padiglioni döcker e vi si lavori in povertà francescana, il progetto è subito sorretto da personalità influenti sia del mondo della pedagogia e della didattica, sia delle istituzioni, sia dell’imprenditoria: Luigi Credaro e Giuseppe Lombardo Radice, per primi, ne apprezzano l’opera, ma, oltre a loro, tra le file dei sostenitori appaiono anche l’astronomo Giovanni Celoria, il noto neurologo Eugenio Medea, lo psicologo Zaccaria Treves, il poeta Giovanni Bertacchi, gli industriali Paravia, Marelli e Bisleri, e molti altri.

Il perchè della «Rinnovata» è la stessa Pizzigoni a spiegarlo: “La volli per un bisogno del mio spirito, tediato dalla vita scolastica del tempo; per amore grande ai bambini, che sentivo sacrificati fisicamente e intellettualmente; per amore grande al mio Paese, il quale deriva la sua  forza dalla gioventù sana e ben preparata alla vita”. (Giuseppina Pizzigoni, Le mie lezioni ai maestri d’Italia)

In sintesi estrema, la scuola del ‘Metodo Pizzigoni’ si oppone al sistema didattico trasmissivo, allora in auge nella scuola pubblica, fondandosi, invece, su una didattica attiva, sul ‘fare esperienze’, come primaria modalità di apprendimento. E’ solo attraverso l’esperienza che gli alunni apprenderanno davvero quelle ‘nozioni’ che nella scuola tradizionale si tramandano e trasmettono attraverso i libri, le parole e le lezioni frontali, con i quaderni e i registri, i voti e i castighi. Il fine è quello di “combattere, stroncandolo alla radice, il verbalismo scolastico; utilizzare ai fini dell’educazione l’attività fattiva dei bambini; tenere in gran conto la personalità dei singoli, pure non dimenticando la collettività; educare il ragazzo senza trascurare nessuna delle sue esigenze fisiopsichiche”. (Giuseppina Pizzigoni, Le mie lezioni ai maestri d’Italia)

I metodi sviluppati nella «Rinnovata» si centrano soprattutto su quanto i bambini hanno già a disposizione nel proprio contesto di appartenenza: sono i campi, gli animali e la vita quotidiana a costituire lo stimolo per i laboratori, permettendo che tra esterno ed interno dell’edificio scolastico vi sia una costante contiguità, col filtro, però, di nuove conoscenze e nuove abilità. Le stesse conoscenze e abilità che saranno indispensabili ad affrontare il mondo con una prospettiva ulteriore e con maggiori potenzialità rispetto ai contesti di provenienza, che rischiano di implicare, per problematiche di vario genere, dispersione scolastica e mancato conseguimento del titolo di studio.

Il 28 ottobre 1927, per la «Rinnovata» vengono inaugurati nuovi ambienti e spazi, che sono quelli oggi visibili. Qui, secondo l’idea di Giuseppina Pizzigoni, l’armonia dei luoghi, anche dal punto di vista estetico, assume un rilievo didattico fondamentale. Le pareti e le aule curate, gli orti, i laboratori, i cortili, il boschetto, la serra, la piscina non sono solamente una forma, un contenitore, ma veri e propri strumenti di apprendimento: anche grazie ad essi, infatti, l’assenza di libri e nozionismo viene compensata da elementi ulteriori normalmente fuori dalla portata degli alunni del quartiere della Ghisolfa. Gite fuori porta, in montagna, al lago, al mare, nuotare nella piscina della scuola, così come apprendere una seconda lingua o a suonare uno strumento musicale, tutto concorre nel metodo Pizzigoni al processo formativo.

E’ necessario crescere i nostri ragazzi forti fisicamente  e spiritualmente; crescerli buoni ed anche istruiti.
E’ necessario allargare il nostro concetto di scuola fino a sentire che  scuola è il mondo.
E’ necessario convincersi che ogni cosa, ogni fatto, ogni uomo che venga a contatto col bambino gli è maestro. E’ necessario che il maestro di classe veda il suo compito precipuo nel procurare questi sani contatti, affinché da essi derivi quel fatto di suprema bellezza che è l’educazione.
E’ necessario sostituire al verbalismo scolastico l’esperienza personale   del ragazzo, quale mezzo di apprendimento; esperienza guidata dal maestro sui centri spontanei di interesse per il bambino, quali: il lavoro in genere, la ricerca individuale, la terra, gli animali, le piante; la verità sempre.
E finalmente è necessario convincersi che la Scuola d’Italia deve preoccuparsi di formare gl’ltaliani
.” (Giuseppina Pizzigoni, Le mie lezioni ai maestri d’Italia)

Nel 1929 Giuseppina Pizzigoni lascia la direzione della sua scuola per dedicarsi completamente alla propaganda delle proprie idee pedagogiche tra i docenti, a questi ribadisce nei suoi discorsi un concetto fondamentale relativo ai ‘mezzi’:

“Non sciupate la vostra propaganda per il metodo della “Rinnovata”, facendo appello al denaro che fa la guerra, ai ‘mezzi’, voglio dire, per creare l’ambiente ricco di mezzi suggestivi e vero campo di lavoro e di esperienza completa per il bambino.
Sì, i mezzi. Ma tutto – voi lo insegnate a me – tutto diventa mezzo al maestro. Anche la scuola più povera, nel paesino più piccolo, fra la gente più povera, può essere – poco o molto – la
«Rinnovata»”. (Giuseppina Pizzigoni, Le mie lezioni ai maestri d’Italia)

Pamela Giorgi

Una presentazione di Silvia Sanna
https://www.youtube.com/watch?v=3gRqLxeaq_g

E una di Telenova MSP
https://www.youtube.com/watch?v=P9TCsMda2c8

Per una biografia di Giuseppina Pizzigoni
http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/giuseppina-pizzigoni/