La legge Casati, i programmi di studio ed i regolamenti per la scuola elementare all’indomani dell’unità d’Italia non prevedevano per quest’ordine di scuola nessun documento di comunicazione sull’andamento degli studi di un alunno nel corso dell’anno scolastico, ma solo un attestato che dichiarava gli esiti degli esami che si svolgevano, come da regolamento: Alla fine di ogni semestre, cioè nella settimana prima di Pasqua o in quella che sarà segnata nel calendario scolastico, e da 5 al 15 agosto, vi sarà in ogni scuola comunitativa un esame pubblico verbale, in cui gli allievi saranno interrogati ciascuno sopra le materie insegnate nella propria classe. Possono assistere a questi esami i componenti la giunta municipale ed i parenti degli allievi. (reg. 15 sett.1860 art.35) A quelli verbali si aggiungevano gli esami scritti, svolti in classe alla presenza dell’insegnante e di un altro collega come commissario e con l’eventuale presenza del Soprintendente municipale ed i componenti la Giunta essendo allora la scuola elementare affidata alla gestione dei Comuni.

Comune di Mogliano Veneto

Comune di Mogliano Veneto
Le classi erano quattro, ma la prima classe era divisa in inferiore e superiore e, di fatto, si poteva passare alla seconda classe dopo l’esame del primo semestre.
I voti meritati da ogni alunno nelle discipline previste dai programmi durante il corso dell’anno scolastico erano riportati, mese per mese, nel registro dell’insegnante.
Nelle scuole secondarie lo studente e le famiglie erano informate dell’andamento degli studi dalla carta di ammessione dove, per mesi o per trimestri erano riportati: la media dei voti ottenuti nel mese o nel trimestre, la presenza assidua alle lezioni e l’adempimento dei doveri dello studente certificata dalle firme dei diversi docenti e, infine, i risultati degli esami.
Questa diversità di trattamento tra la pagella nelle scuole secondarie e l’attestato finale nella scuola elementare aveva una logica spiegazione per il fatto che i risultati scolastici di un bambino o una bambina erano facilmente verificabili, anche senza pagella, dai genitori capaci di leggere e scrivere, mentre una pagella sarebbe stata una comunicazione inutile per la grande maggioranza dei genitori italiani che allora erano analfabeti. Per questi ultimi valevano di più e meglio le parole delle maestre e dei maestri
Se non c’era la pagella c’erano però gli attestati a testimoniare la conquista di un sapere fino ad allora riservato alla ridotta schiera di chi si trovava in alto nella scala sociale e per questo erano graficamente trattati con fregi, simboli e colori in quanto dovevano essere considerati atti importanti da conservare ed esibire con orgoglio.
Quelli che proponiamo qui, sono i primi esemplari di una vasta collezione che, sotto il titolo “pagelle”, raccoglie l’intera storia dei documenti di valutazione della scuola elementare italiana che via via pubblicheremo.