RACCONTA UNA STORIA: Fatta l’Italia, fatti gli italiani

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Quel giorno la lavagna rimase da sola. Nessuna di quelle manine che spesso ci lavoravano sopra, ci scrivevano o ci scarabocchiavano con i gessetti bianchi e quelli colorati, aveva fatto sentire il suo calore.
Erano solo in due nella classe: la lavagna e la Bandiera Tricolore del Regno d’Italia.
Forse era un giorno di festa, oppure era successo qualcosa di tragico. La lavagna era al suo primo anno dentro la classe, quindi non aveva ancora ben capito come funzionassero le cose, quando cioè i bambini, la maestra ed il resto del personale scorrazzavano per quelle stanze e i corridoi.
– Come mai tremi ? Disse una voce forte e decisa.
– Chi ha parlato ? Rispose la lavagna guardandosi intorno.
In quella stanza, dove le voci rimbombavano non c’era nessuno oltre a lei, inoltre le porte e le finestre erano ben chiuse, così che nemmeno dal cortile poteva giungere alcuna parola.
– Sono io che ho parlato ! La Bandiera Tricolore del Regno d’Italia !
La voce grave e altezzosa rimbombò per tutta la stanza, riuscendo a passare anche sotto la porta disperdendosi e riecheggiando nel lungo corridoio del piano terreno.
– Ma come, tu parli ?
– Certo che parlo. Cosa c’è di strano, del resto anche tu lo stai facendo !
La lavagna rimase qualche istante in silenzio, poi dopo essersi schiarita le idee trovò le parole per rispondere:
– Ha ragione Bandiera Tricolore del Regno d’Italia. Anch’io parlo, quindi è normale che tu lo faccia anche te !
– Bene, sono contenta che tu convenga con me. Ma dimmi, visto che possiamo ufficialmente scambiarci le nostre opinioni, rispondi alla mia domanda: perché tremi ?
La lavagna in realtà si dimenava moltissimo; ora in modo sussultorio ora in modo ondulatorio. Sembrava squassata da un violento terremoto che l’avrebbe fatta cadere da un momento all’altro. Non riusciva proprio a stare ferma e, più passava il tempo e più aumentava la sensazione di sofferenza.
– Ma come, non lo sai ? Io sono fredda, sono fatta di materiali freddi. Riesco a scaldarmi grazie alle mani delle persone che scrivono, fanno di conto e disegnano su di me. Assorbo tutto il calore che posso, così da poter passare la notte tranquillamente. Oggi però nessuno sembra che nessuno poggerà le sue mani su di me, ed io ho finito la riserva di calore.
La Bandiera Tricolore del Regno d’Italia ascoltò con grande attenzione, cercando di capire cosa la lavagna volesse dire.
– Ahimè! Non riesco a capire che cosa tu stia dicendo. Io vengo toccata una volta l’anno, oppure quando ci sono delle occasioni particolari. Ti dirò di più, mi danno anche fastidio. A rendermi ancor più nervosa sono proprio quei bambini che tu brami tanto, che hanno sempre le mani sporche ed appiccicose, quei piccoli diavoli che attentano alla mia beltà ogni volta.
La lavagna sentì una forte fitta dentro di se nel sentire quelle parole, rabbrividendo ancor di più e subito sentì il dovere di intervenire a spada tratta nel difendere i suoi bambini:
– Ma come non ti piacciono le mani dei bambini ? Sono così calde, vere, tenere e morbide. Ti toccano sempre con cortesia e delicatezza e poi, mi colorano con quei gessetti pieni di colori.
La Bandiera Tricolore del Regno d’Italia nel sentire per l’ennesima volta la parola gesso rabbrividì, e fu quasi colta da una starnuto. Quella polvere proprio non la sopportava; si disperdeva per tutta la classe e per colpa delle correnti d’aria andava ad intaccare anche il suo panno impeccabile e prezioso.
– Ma come puoi considerare cortesi e delicati quei piccoli maleducati ! E poi quel gesso, quella polvere nauseabonda che si posa sul mio panno prezioso e sempre ben stirato. Peggio della pioggerella fastidiosa, che durante le celebrazioni della mia festa a volte assale la mia regalità.
Dopo una breve pausa la Bandiera aggiunse:
– Una stoffa come la mia ti potrebbe essere utile. Ti potrebbero coprire la sera, così almeno non soffriresti il freddo.
La lavagna, è inutile dirlo, non capiva l’atteggiamento della Bandiera Tricolore del Regno d’Italia. Anche lei era stata messa in una classe, in mezzo ai bambini ed era lì per essere toccata, conosciuta e magari anche amata e coccolata.
– Perché dovrei farmi coprire ? A me basta essere toccata per ritrovare il mio calore. Quei bambini che tu tanto disprezzi ed hai in odio, sono il mio fuoco, la mia ragione di vita. Non ti capisco proprio Bandiera !
– Ma cosa credi, che io sia stata fatta per stare con i bambini ?
– Non so, ma se sei qua probabilmente si.
Bandiera si irrigidì e ribatté in modo piccato e severo:
– Io ho fatto l’Italia. Ho combattuto in prima linea sul fronte. Ho visto morire migliaia di italiani, per far si che oggi fossimo tutti nelle piazze a festeggiare. Io ho fatto l’Italia !
Lavagna rimase sinceramente impressionata dalle parole di Bandiera Tricolore del Regno d’Italia. Capiva l’importanza della sua vicina e cominciò a sentirsi inutile.
Passato l’imbarazzo e la commozione per questo discorso così alto ed importante, lavagna che tremava sempre di più, fu attraversata da un fiume di calore. Un caldo intenso la fece smettere, all’improvviso, di dondolare, le schiarì le idee e le fece trovare le parole.
– Cara Bandiera Tricolore del Regno d’Italia, tu hai ragione! La tua azione è stata fondamentale e piena di momenti straordinari e drammatici. Sotto di te, sotto i tuoi magnifici colori, il tuo panno e la tua asta è stata fatta l’Italia. Però ricordati, davanti a me, davanti alla mia figura giorno dopo giorno si stanno facendo gli italiani. Questi bambini che oggi scarabocchiano su di me, scrivono e fanno i conti su di me saranno gli Italiani del futuro.
Le due si guardarono brevemente, ognuna orgogliosa di ciò che rappresentava e tornarono ad occupare l’aula, in attesa che le mani dei bambini e della maestra, colorassero e scrivessero l’una e stropicciassero l’altra.

di Enea Nottoli