RACCONTA UNA STORIA: Un calamaio pieno di fantasie

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Alla mostra di Pistoia avevamo portato delle cartoline con scene di due modelli – diorama –  di classi, una classe del ‘800 e una del ‘900, e di altre immagini del nostro archivio.
Questo per lasciare un ricordo ai visitatori ma, sopratutto, per invitarli a scegliere una delle cartoline come illustrazione per raccontare su quell’immagine una storia. Un racconto breve, non più di due cartelle dattiloscritte, da inviare alla redazione del Museo ([email protected]) che provvederà a pubblicarlo.
La mostra era collegata ai tre giorni della scuola d’estate dell’Associazione Crescere di Pistoia e i frequentanti di quegli incontri hanno saputo, prima di altri, quali erano le intenzioni del Museo sulla richiesta di Raccontare una storia.
Questo ha fatto sì che un partecipante alla scuola estiva ne ha subito scritto una: la 
prima delle storie che pubblichiamo. 

 

 

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Un calamaio pieno di fantasie
di Enea Nottoli

Il pennino continuava a rimanere asciutto. Bianca non riusciva a fermare sul proprio quaderno tutti i pensieri che, velocemente, passavano per la sua mente. La Maestra la guardava e dentro di sé pensava:
“Possibile che nemmeno questa volta riesca a scrivere qualcosa ?”
Era fortemente preoccupata.
Lo sguardo non era del tutto assente, così come gli occhi non erano spenti. Ma qualcosa continuava a non tornare.
“Forse avrà bisogno di una compagna di banco ?”
Bianca, nel frattempo, continuava a passare in rassegna tutti i suoi pensieri: il mare, il cielo, i prati, le case, le piazze, i bambini, i giochi.
La cosa bella, che non riusciva proprio a spiegare, era che nonostante non avesse mai visto quei posti, non avesse mai conosciuto quei bambini e quei giochi, lei era la protagonista.
L’inchiostro non si muoveva; il calamaio era colmo e dentro di esso affogavano tutti i pensieri e tutte le azioni di Bianca.
“Basta! Ho deciso!” Disse fra sé e sé la Maestra frustrata da questo ulteriore, probabile insuccesso della sua alunna.
“Devo prendere dei provvedimenti, altrimenti il Direttore Scolastico e l’Ispettore se la prenderanno con me! Non posso mica essere io a passare per una cattiva Maestra, del resto la cattiva alunna è lei!”.
L’anno precedente, quella poveretta della Maestra, a causa di una bambina poco “sveglia”, aveva deciso di rallentare leggermente il suo cammino di insegnamento. I genitori si erano lamentati, avevano chiesto udienza al Direttore e scritto una lettera all’Ispettore. Venne convocata d’urgenza, redarguita in modo deciso e fermo, e le venne consigliato di non perdere tempo dietro una sola bambina in “ritardo”, perché così facendo avrebbe penalizzato l’intera classe.
Aveva passato delle vacanze d’inferno. Non aveva trovato un attimo di pace e si era ripromessa, almeno in futuro di non commettere più quell’errore.
Si rivolse allora alla sua alunna più brava, Matilde Rossi Casati. Oltre ad avere la fortuna dei due cognomi, di una famiglia tra le eccellenze della città, presentava una pagella impeccabile: 10 a italiano, 10 in calligrafia, 10 in aritmetica, 10 in attività manuali e 10 in storia e geografia. Senza menzionare la condotta, nella quale eccelleva e nella quale aveva ricevuto 10 e lode, grazie all’intercessione di suo zio l’Ispettore.
“Senti Matilde Rossi Casati!”. Le disse con voce bassa ma decisa.
“Mi dica Signora Maestra”.
“Mia cara, come sei carina oggi!!! E quel fiocco ti sta proprio bene, sembra una colomba”.
“Grazie Signora Maestra. Oggi abbiamo tutte questo fiocco, ce lo ha messo la mamma di Bianca Malesi prima di entrare”.
La Maestra guardò tutte le sue bambine, compresa l’assente Bianca Malesi che di fronte a quella carta geografica, sembrava sempre più immersa in un mondo lontano.
Ma la sua attenzione fu subito ridestata dalle figure del Direttore e dell’Istruttore:
“Mia cara, potresti spostarti nell’ultimo banco, e metterti accanto a Bianca Malesi ?”
Matilde Rossi Casati rimase stupita da questa richiesta, ma a lei in fin dei conti Bianca era simpatica e quindi, anche se non capiva fino in fondo la richiesta della Maestra, rispose affermativamente:
“Certo Signora Maestra”.
“Brava cara”.
Mentre rispondeva a Matilde la Maestra pensò tra sé e sé:
“Meno male che posso contare su alunne come Matilde Rossi Casati!”
La piccola Matilde, incurante dello scopo della sua missione, prese il suo pennino, il suo calamaio, il suo quaderno perfettamente scritto e custodito e si andò a sedere nell’ultimo banco, proprio accanto a Bianca.
Bianca continuava a fissare imperterrita nel vuoto e a viaggiare nel suo mondo, quasi senza accorgersi di quello che le stava succedendo intorno.
Dopo alcuni minuti, quasi incuriosita dalla propria compagna di banco, Matilde Rossi Casati chiese a Bianca Malesi:
“Perché non scrivi niente?”
Bianca la guardò e disse:
“Perché non riesco a spiegare con le parole ciò che sto vedendo”.
Matilde era sempre più curiosa ed allo stesso tempo turbata dalla sua compagna di banco.
“Ma vedi ciò che vediamo ogni mattina. La Signora Maestra, i banchi, le teste delle compagne e le carte geografiche. Non è difficile scriverlo, lo facciamo ogni settimana dall’inizio dell’anno”.
“Tu vedi questo. Io vedo il mondo, le cose, i posti, i colori, i giochi, i bambini. Vedo ciò che sta fuori da questa aula. E sai cosa ?”
“Cosa ?”
“Io sono dentro questo mondo bellissimo. Il problema è che non riesco a descriverlo, perché è troppo diverso da ciò che mi circonda”.
Matilde Rossi Casati questa volta la guardò con invidia. Non riusciva a credere che dentro quei muri sbiaditi, si potessero vedere cose così belle e colorate.
Guardò ancora una volta Bianca Malesi e poi la Maestra. Pensò velocemente e chiese a Bianca?
“Posso venire con te ?”
“Certo!” Le rispose la sua compagna di banco.
Così le due bambine cominciarono a viaggiare insieme, giocando sui prati, correndo tra i vicoli stretti dei paesi e saltando da una nuvola all’altra.
Quando suonò la campanella la Maestra ritirò i quaderni, convinta di poter finalmente tirare un sospiro di sollievo. Quando arrivò a casa però trovò una sorpresa: i quaderni bianchi erano due, quello di Bianca Malesi e quello di Matilde Rossi Casati.
Nessuna delle due era riuscita a sporcare il pennino e la traccia, “Racconta con parole semplici ciò che vedi”, era rimasta solo una testa senza corpo.